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Generazione (A)

Il sindacalismo di base e le proposte renziane

| mercoledì 15 gennaio 2014

renzidirezione

by Unione Sindacale di Base (USB)

Monti e la Fornero dicevano che aumentando la precarietà del lavoro si sarebbe sviluppata l’occupazione: così la disoccupazione è salita al 12,7% raggiungendo quella del 1977 e quella giovanile è arrivata alla percentuale record del 41,6%.

Matteo Renzi, in perfetta continuità con Monti, afferma che attraverso il suo Jobs Act si creerebbe nuova occupazione. Ma la sua ricetta è la solita minestra riscaldata: con più flessibilità ed altri sconti fiscali e contributivi per le aziende non si creerà nuova occupazione ma si lascerà ancora più libera la mano alle aziende, riducendo i diritti e i salari e peggiorando le condizioni dei lavoratori.

Il lavoro non si crea dal nulla o dal cappello magico di questi pifferai del 21° secolo! Le imprese riprenderanno ad assumere non quando avranno acquisito la totale certezza di poter licenziare senza intralci ma quando il contesto economico generale le convincerà che investire può tornare vantaggioso. Quando cioè la crisi sarà passata.

Nelle condizioni attuali solo un forte e diretto intervento e dello stato e del pubblico potranno garantire un rilancio dell’occupazione. Continuare a sostenere le imprese non avrà alcun effetto positivo. E’ lo Stato che deve ricominciare ad indirizzare l’economia in termini di servizio ai cittadini, espandendo l’intervento pubblico, fregandosene dei diktat europei e del Fondo Monetario Internazionale, redistribuendo ricchezze, risorse e reddito dalle tasche dell’1% degli italiani a quelle del 99%.

Quando Renzi si preoccupa di ridurre il numero dei contratti, di semplificare il sistema e propone un contratto a tutele crescenti, ci sta propinando la generalizzazione del sistema “usa e getta” del lavoro: totale licenziabilità per tutti, con lo specchietto per le allodole del sussidio universale. È il lavoro senza diritti, quello selvaggio che si è affermato in questi anni.

Perché Renzi non parla di salario minimo in un paese dove i salari stanno diminuendo paurosamente, al punto che milioni di lavoratori (i working poor in Italia hanno superato il 15% degli occupati) non arrivano alla fine del mese? Perchè non propone una riduzione dell’orario di lavoro a fronte di un abuso indecente dello straordinario e dell’allungamento della giornata lavorativa che costituiscono un macigno sulla strada dell’ingresso al lavoro dei giovani? Perché non avanza una proposta seria di reddito garantito, diretto e indiretto, visto che l’Italia è il fanalino di coda dell’Europa su questo terreno?

Anche una legge sulla rappresentanza sindacale, che noi rivendichiamo da tempo, rischia di risultare inutile di fronte ad un mondo del lavoro completamente ricattabile e sprovvisto di ogni diritto. Chi sarà più disposto a battersi per i propri diritti in un sistema dove vige la dittatura delle imprese?

Infine a Renzi e alla direzione del Pd mandiamo a dire: basta con la politica spettacolo alla quale ci ha abituato Berlusconi negli ultimi vent’anni, basta con le proposte shock dietro le quali c’è sempre la stessa filosofia. Per cambiare occorre andare controcorrente: non solo la politica ha fallito, anche le imprese e la finanza hanno svolto la loro parte e non è ripartendo dal mercato che le cose cambieranno.

NO al Jobs Act: con gli aiuti alle imprese hanno devastato il paese.
Rimettiamo al centro l’azione pubblica: salario, diritti, dignità.