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Il Prof Fumagalli sul DEF e sul 2,4%

| venerdì 28 settembre 2018

“Dobbiamo ancora vedere i dati effettivi, ma la manovra 2019 vale 33,5 miliardi, di cui 27,2 reperiti tramite indebitamento (il rapporto deficit/pil passa dall’1,6% al 2,4%). Al netto dei 12,5 miliardi per sterilizzare l’aumento dell’Iva al 24% (clausola capestro ereditata da Monti & C., senza che nessun, destra e sinista dicessero niente…), il governo ha a disposizione circa 21 miliardi: 6,5 miliardi per il cosiddetto reddito di cittadinanza (escludento i poveri di cittadinanza non italiana), 2 miliardi per la riforma dei centro per l’impiego (futuri cerberi dei “fannulloni”), 1,5 per portare le pensioni minime a 780 euro mensili. 6-8 miliardi per il superamento della riforma Fornero (che interesserà circa 400.000 persone, senza garantire altrettanto asunzioni, visto che il turn-over in queso paese è di fatto bloccato, con effetti benefici sui costi delle imprese, che potranno liberarsi dei lavoratori più anziani ma consentendo la pensione a chi e le è meritata), 1,5 miliardi per l’unica aliquota del 15% a circa un milione di partite IVa per poi estenderla alle imprese (che hanno già beneficito di ingenti sgravi fiscali sulla decontribuzione, sugli investimeni e sui profitti). 1, 5 miliardi per il rimborso dei truffati dalle banche. Un colpo al cerchio e una alla botte. Ma per la prima volta, dopo anni non è un def improntato all’austerità, anzi, assomiglia a una politica keynesiana d’antan. Ancora una volta la sinistra (!!!) si è fatta scippare e conferma la sua totale incapacità e servilismo ai poteri economici.”

Dal profilo FB del Prof. Andrea Fumagalli (università di Pavia)