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il nano e l’apocalisse (non silvio)

| giovedì 28 novembre 2013

cover APUCKALYPSE

Ieri mattina mi sono svegliato con uno strano sogno in testa.

Mi trovavo in un stanzone pieno di luce, ero seduto e, come me, erano seduti educatamente in fila almeno altre venti persone, eravamo seduti davanti a delle casse registratrici all’interno di un piccolo supermarket, uno di quelli che si trovano di frequente nei quartieri milanesi, gestiti maggiormente da extracomunitari. La luce si rifletteva sulle nostre teste, ma questo non importava, eravamo placidi, e felici, come vacche indù al pascolo. Musica classica era diffusa dagli autoparlanti, schumann e debussy; tutti ascoltavamo con attenzione.john broadley

Ad un tratto la ragazza che era seduta vicino a me si schiacciò un brufolo bianco dalla faccia, il pus schizzò formando un piccolo laghetto compatto sul nastro che trasposrta le merci. La chiazza di pus non era più grande di tre centimetri e subito mi accorsi che all’interno c’era un minuscolo animale, un topolino. Minuscolo, si muoveva appena; senza esitare lo afferai e lo mangiai, inghiottendolo come una pillola. Questo gesto fu accolto dai presenti come assoluta normalità.

charles guthrie

Ora questo sogno può significare diverse cose, indubbiamente, e potrei dedurre che il topo derivi dal libro su carlo martello, di paolo villaggio, che sto leggendo, e la musica dalla radiosveglia che tengo sintonizzata su radio3.

Ma una verità emerge indubbia, una sola parola si evince chiara da tutto questo:

ed è apocalisse.

steve gibson

L’apocalisse arriverà è certo, poco importa che la data dei maya fosse sbagliata e nulla potranno fare tutte le medicine prescritte da pap francesco, la realtà parla per se stessa, supermercati, maremoti, terremoti, tsunami, inondazioni, pandemie, incidenti nucleari e disastri ambientali tutti piccoli o meno piccoli segnali d’allarme consegnati all’indifferenza.

l’apocalisse arriverà è certo, ma sarà ,come per la decadenza di sivio B, comunque troppo tardi.

Che fare quindi?

non ci resta che attendere e provare nel frattempo a farci due risate, perché come dice il saggio piangi e piangerai solo, ridi e il mondo riderà con te.  

E a provare a farci ridere col mondo e di questo mondo ci prova Apuckalypse. Per spiegare cosa sia Apuckalypse mi viene in mente una pratica zen e del buddismo: consiste nell’abituarsi ad immaginare, a visualizzare le possibili morti a cui potremmo andare in contro noi e chi ci sta vicino, pare che sia un buon esercizio spirituale.Pensare alla morte con tutto il cuore e l’anima è il modo per condurre una vita positiva ed entusiasta, così dice il buddhismo, io non lo so.

Non so nemmeno se la banda degli amici senza fede di Apuckalypse abbia mai sentito questa pratica, ma questo è quello che hanno chiesto di fare a 115 artisti, pittori, filosofi, beoni. Quando, dopo averli stanati dagli angolo del globo, gli hanno chiesto “di inventare uno speciale giorno apocalittico e ambientarlo nella propria città d’origine tutto questo sotto forma di fumetti.” Per realizzare “La più grande tragedia editoriale di sempre” la redazione, capitanata da hurrican e composta dal flebile marco falatti, il compianto emanuele fossati e l’immancabile nano; ha provveduto con vera passione a costruire una banda di schizzainchiostro psicopatici come nemmeno i blues brothers. Riuscendo a scovare vere e proprie leggende, date  per cadaveri da anni, come il creatore degli sgorbions, il disegnatre di zio tibia, il creatore delle copertine dei dead kennedys, barboni, filosofi di strada e autori del giornalino e dei caroselli.

memo tembelcizer

Quello che ne è uscito, o meglio ne uscirà, è un albo a fumetti, un gioiello dell’editoria underground, degno di essere impilato negli scaffali accanto a perle come zap comics, cannibale, metal hurlant, frigidaire  etc.

Il canto del cigno dei comics underground in poche parole.

Sembrerebbe uno schiaffo in faccia a chi dice, che l’underground è morto, che quello che è rimasto è solo merda per gli hipster.aaron shunga

Se non fosse che questo necronomicon lisergico rischia di rimanere solo digitale e si sa che gusto c’è a sfogliare un pdf sulla propria tazza, vero? Non puoi farci nulla è pura merda sintetica, virtuale.

onsmith

Che fare quindi?

Come riuscrie a racimolare la sufficiente pecunia per permettere ai lettori di apuckalypse di scaldare la tazza abbracciati alla loro amata dose di fumetti apocalittici?

I nostri eroi dopo essere stati ipnotizzati da bookcity, credendo alla balla della milano città fabbricante libri per tutti, hanno provato la via della questua materiallizando il loro nano nelle metropolitane e strade cittadine con tanto di cartello.

Purtoppo l’amata/odiata smogville non li ha sostenuti a sufficienza e, dopo aver riscontrato con mano quanto sia dura la concorrenza dei bangladesi maestri di polaroid floreali e degli zinghi virtuosi di violino, hanno deciso di seguire l’esempio di grillo ed affidarsi a verkami.

Verkami, che al primo ascolto può suonare come una parolaccia, è in realtà un sistema di così detto crowfounding, cioè una sorta di produzione collettiva; per spiegarla ai nostri lettori meno intelligenti è come un pagherò all’incontrario.

Hanno quindi stilato una lista che prevede diversi tipi di supporto/donazione, dal lancio di monete per provare a colpire il nano(la donazione di 1 euro) chiamato kamikaze dove il nome dei donatori comparirà nella lista dei caduti in nome di apuckalypse, fino al vero colpo di genio. La possibilità di entrare fisicamente all’interno del libro apocalittico.

Si ha l’opportunità di scegliere come suicidarsi inviando una foto e descrivendo la fine prescelta. Attenzione, la redazione ci tiene a precisare che la foto può anche essere quella del proprio capo, del compagno della propria ex, se credete nel voodoo…

Non importa, l’importante sarà il risultato finale una doppia tavola in cui compariranno i 100 samurai che avranno deciso di fare il loro seppuku cartaceo in onore dell’apuckalypse dei fumetti underground, quelli che puzzano e sudano!

Qui di seguito il video appello e sotto i link per contribuire,

e come dice il papa:

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