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Il meglio del peggio per flirt da notti bianche: Terza Parte

| martedì 16 ottobre 2012

 

Si dice che Internet sia stato inventato a fini bellici dalle forze militari americane durante la Guerra Fredda, si dice anche che il porno sia stato il fattore che ha determinato in misura maggiore lo sviluppo del word wide web. Nulla di nuovo sotto il cielo quindi! La guerra e il sesso! Due vecchi amici dell’umanità! Sempre loro a movimentare le vicende umane altrimenti più noiose di una pizzata con i vecchi compagni di classe, guerra e sesso, odio e amore, morte e vita insomma gli ingredienti perfetti per giocare a fare Dio! Potete provate anche voi da casa, comprate del Das o della molto più economica creta, che fa molto più creazionismo, modellatela nella forma che più v’aggrada e infondetegli la vita. Per ovviare a questo piccolo particolare procuratevi del carbonio, dell’ idrogeno, dell’azoto, dell’ossigeno, un po’ di fosforo, un pizzico di zolfo e infine una confezione di frizzi pazzi, (quelli che si vendevano nei bar che erano una bustina con una polverina che poi mettevi sulla lingua e eri preso tutto da tremolii, chissà come gli sarà venuto in mente ai produttori eh!) Ma torniamo a noi, preparati tutti gli ingredienti, versateli in una terrina, aggiungete acqua e mescolate fino a qb. Ora immergete i vostri esserini nel brodo primordiale che avete ottenuto e utilizzando il segreto della vita che vi hanno consegnato appena nati (l’avete smarrito? Non vi è stato consegnato? Vi è stato rubato o danneggiato? In questo caso per riottenerlo potete utilizzare la risposta alla domanda segreta che avete scelto durante la vostra prima registrazione, pardon, nascita. Non vi ricordate nemmeno la risposta alla domanda che avete scelto? Troppi frizzi pazzi? Non disperate, potete riottenere il segreto ma dovete riregistrarvi: suicidatevi quindi e aspettate la reincarnazione. Mi raccomando a reincarnazione avvenuta non dimenticate di segnarvi il segreto su un post-it). Con il segreto della vita tra le vostre mani passate a cospargere le vostre creaturine senza vita, infine lasciatele riposare e asciugare al sole, fate passare qualche luna e magia! In men che non si dica i vostri piccoli esseri saranno perfettamente in grado di fare all’amore, di fare alla guerra,  di mangiarsi quantità ragguardevoli di frizzi pazzi per far sempre all’amore e alla guerra si, ma con più gusto.

Ebbene, dopo quest’introduzione, che, senza false modestie, meriterebbe un posto accanto alla Critica Della Ragion Pura di Kant, torniamo per la seconda volta a noi! Quella che disgraziatamente state leggendo è la terza e ultima parte nel nostro viaggio cyber-naif attraverso i labirinti dell’amore urbano, una guida galattica per autostoppisti dell’amplesso, una classifica al meglio del peggio dei luoghi per flirt da notti bianche, dove è più guerra che amore, più morsi che baci, più schiaffi che carezze, più addii che arrivederci, più oggetti contundenti che stelle cadenti, più delusioni che desideri insomma, ci siamo capiti, la guida indefinitiva per incontrare fantasmi di carne da violentare d’amore.

Dopo un breve riassunto delle puntate precedenti che potete andare a leggervi qui e qui passiamo, con la stessa rapidità d’azione di un fumatore nell’ accendersi la prima sigaretta dopo aver definitivamente smesso, a tirare fuori l’attesissimo quarto posto dalla classifica più letta nei peggiori internet cafè di Caracas.

Streaming kill the porno cinema star: Milano, se non lo sapevate, è stata la città dei cinema. I cinematografi, a luci rosse e non, ormai scomparsi nella città di Tramaglino e Mondella sono numerosissimi, potete consultare un ottimo dizionario storico e fotografico di tutte le sale perdute qui. Andate a farci un salto perchè merita! Le sale di proiezione VM 18, buie e anonime, sono altresì state, presumibilmente fin dalla prima proiezione dei Lumiere a Parigi, uno dei primi luoghi urbani dove accoppiarsi e masturbarsi in serena tranquillità. Qualsiasi film proiettassero, le sale di seconda e terza visione e naturalmente le sale a luci rosse, erano meta di cinefili del sesso occasionale, principalmente sede d’incontri omossessuali, non mancavano certo di accogliere nelle tenebre delle loro poltroncine umide e sporche fedifraghi curiosi e adultere insoddisfatte, maniaci in pensione, ragazzi e ragazze in cerca di emozioni forti e diversivi, mercenari e mercenarie dell’amore.

Con il tempo le sale per adulti  sono andate via via svuotandosi, prima minate dall’home video e, successivamente, dallo streaming, sono cadute una dopo l’altra, ciò nonostante qualcuna ancora rimane a lottare contro YouPorn. Se non sapete cosa fare stasera, se non sapete dove portarla al primo appuntamento e volete testare la sua cultura cinematografica omaggiando Scorzese, o se volete solo movimentarvi un po’ la serata potete provare a fare un giro al PussyCat di via Giambellino, biglietto 7 euro, prestazioni sessuali con sottoscrizione.

Se siete arrivati fino a qui non posso che ringraziarvi e per farlo invece d’ammorbarvi con l’ennesima divagazione come uno sconosciuto ubriaco al bancone del pub passerò subito a illustrarvi il nome del luogo che si posiziona al terzo posto nella classifica più letta da chi aspetta il proprio turno nell’ambulatorio di via Pace, il quale zitto zitto si prende il premio speciale della giuria, composta dalle mie diverse personalità, come partecipante fuori concorso.

Insomma ritornando per la terza volta a noi, evergreen del disagio urbano, luogo dinamico in perenne divenire, ispiratrice di poeti e artisti, scenario d’addii e ultimi baci, sede d’accattoni, truffatori e perdigiorno professionisti, teatro di rapimenti e ultimi avvistamenti di persone scomparse, culla dello spaccio della droga che si è succhiata il sangue delle migliori menti della rivoluzione culturale,  la Stazione Centrale di Milano si posiziona prepotentemente sul podio con la sua brava medaglia di bronzo. Se dopo aver fatto un giro al PussyCat del Giambellino non siete ancora soddisfatti del degrado raggiunto dalla vostra anima, non vi vergognate di andare a fare due passi a notte fonda, preferibilmente durante una tiepida notte di febbraio, nella littoricissima e ora centro commercialissima stazione di piazza Duca d’Aosta, certo non sarà quella degli anni settanta ma è sicuro che qualche emozione o, tutt’al più qualche livido, può ancora regalarveli. Al massimo potete fermarvi a riflettere sul fascino dell’autodistruzione davanti a quello che forse è l’ultimo raccoglitore-distributore a gettoni di siringhe (i prezzi sono ancora scritti in lire) della città, oramai fuori uso pare un vecchio robot scassato e dimenticato, lasciato li a deteriorarsi, a ricordarci gli abissi del malessere urbano e umano.

La radio suona Disco 2000 dei Pulp, canzone che parla delle promesse d’amore al futuro dell’infanzia, quelle tipo c’incontriamo tra dieci anni, alle due e mezza, in una lavanderia a gettoni. Ve le ricordate? Ne avete mai fatta una? L’avete mantenuta? Mentre la vostra mente è occupata a ricordare gli anni verdi dell’infanzia, lemme lemme, senza accorgervene avete già letto il nome della location che, fregiandosi di una sberluccicosa medaglia d’argento, si piazza al secondo posto della classifica più letta da chi scrive Dio c’è lungo i muri delle strade provinciali. Chi non ha mai sognato d’innamorarsi in una lavanderia a gettoni? Luogo d’inspiegabile quanto ovvio fascino romantico le lavatrici fai da te sono uno dei simboli più forti della solitudine urbana e domestica, il moto circolare degli oblò, il rumore della centrifuga, le luci azzurrine dei neon, l’odore asettico alla lavanda chimica del detersivo, sono il sottofondo perfetto di qualsiasi ninfomane della solitudine, di chiunque voglia prendere parte a tutti quegli amori che nascono, crescono e muoiono al termine della notte. Armatevi di gettoni quindi, gli stessi che usavate per cambiare la siringa, e cercate di attaccar bottone con l’essere umano di turno, mal che vada potrete sempre dire di avergli visto le mutande. Dopo se anche con tutti i vestiti puliti vi sentite ancora sporchi, non vi preoccupate, è solo il cuore, e per quello non esistono lavanderie, solo frizzi pazzi.

Con queste battute finali prese in prestito l’una al buon Cèline, l’altra ispirata al buon vecchio Groucho, l’altra ancora  ispirata dalla musica che trasmette radio tre alle tre di notte, che è tutt’altro che rilassante, siamo giunti anche noi al termine, vi ringrazio e spero d’avervi allontanato per un attimo dal pensiero dei soldi che dovete al vostro pusher, vi lascio come d’abitudine con una poesia d’amore mortale, la scelta mi cade sul componimento di un poeta famoso per alcuni fiori malsani.

A presto per l’ultima parte dell’unica rubrica fatta della stessa consistenza dei sogni più cupi

Penny Marker

 

 

Il veleno

Il vino sa rivestire il più sordido tugurio
d’un lusso miracoloso
e innalza portici favolosi nell’oro del suo rosso vapore
come un tramonto in un cielo annuvolato.
L’oppio ingrandisce le cose che già non hanno limite
allunga l’infinito
scava nella voluttà, approfondisce il tempo
e riempie l’anima al di là delle sua capacità di neri e cupi piaceri.
Ma tutto ciò non vale il veleno che sgorga
dai tuoi occhi, dai tuoi occhi verdi,
laghi in cui la mia anima trema specchiandovisi rovesciata.

I miei sogni accorrono a dissetarsi a quegli amari abissi.
Tutto questo non vale il terribile prodigio della tua saliva che morde che sprofonda nell’oblio la mia anima senza rimorso e trasportando la vertigine la rotola estinta alla rive della morte.

Charles Pierre Baudelaire (Parigi, 9 aprile 1821 – Parigi, 31 agosto 1867)