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Il giorno più felice

| domenica 9 gennaio 2011

RECENSIONE – Gigi VergalloLo sai quanto sono lunghi i tuoi ricordi?: amore e violenza a Milano, ilmiolibro.it, 2010, €12,50

di Marco Geremia

Con un titolo appena verboso, di per sé uno dei periodi più articolati dell’intero “Lo sai quanto sono lunghi i tuoi ricordi?”, Gigi Vergallo pubblica una raccolta. Quasi un blog cartaceo di polaroid, pagine di diario, rapide considerazioni, sms notturni.

Un caleidoscopio di immagini che segue la crescita di un ragazzo del sud nella Milano degli anni ’80 e ’90. Periodo di grandi trasformazioni urbane e sociali, che il protagonista/narratore affronta dall’avamposto di Ticinese, campo di giochi prima, di battaglia e di amori poi.

Snello e godibile, il testo prende avvio da un’infanzia arcadica, libertaria e nomade (ottimamente descritta da cenni efficaci come istantanee anni ’70, quelle dal colore virato sul magenta) per arrivare a una militanza politica precoce (“dal cortile al Vittoria”) e un po’ fenomenica, tra centrosocialismo, appartenenza di classe e rappresentazione del conflitto.

Il tutto mentre il Ticinese e il protagonista assistono, non sempre consapevolmente, al dilagare dell’eroina, all’arrivo dell’AIDS, alla gentrificazione del quartiere e allo yuppismo – sino all’inevitabile delusione, il disimpegno con cui si conclude il libro.

Un’altra scelta privata in una Milano che in questa come in altre narrazioni sembra condannata a generare nevrosi di segno opposto (pro-sistemico/reazionario o anticapitalista/rivoluzionario) e una certa bulimia affettiva (scopereccia e goliardica ovvero intimista e melò).

A ben vedere “Lo sai quanto sono lunghi i tuoi ricordi?” non elabora il nesso tra personale e politico che è una delle più efficaci lenti di lettura per capire il passaggio tra anni ’70 e anni ’80 – periodo della nascita e crescita personale del nostro protagonista.

Prescinde forse volutamente dal trarre dal particolare di un’esistenza l’universale di una stagione, di una generazione – e in questo manca una chance, una possibilità.

La ferrea coerenza alla forma diaristica o del blog finisce per porre in risalto gli elementi irrisolti di un protagonista che il lettore vorrebbe vedere affrancarsi da remore e rimpianti. A tratti però sorge il sospetto che non ci sia detto tutto e che la performance narrativa intenzionalmente nasconda altre sorprendenti rivelazioni.

Giovane autore, Gigi Vergallo potrà darci in futuro nuovi elementi e materiale, che attendiamo con interesse, anche continuando sulla falsariga della domanda inespressa che guida il testo: quale il giorno più felice?

“Certo, questo non è stato il giorno più felice della mia vita. Il più felice non c’è stato. E’ ancora dinnanzi a me.” (Viktorija Tokareva, ‘Il giorno più felice’, Sovetskij Pisatel, Mosca 1983).