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Il Duka e i Pirla di Labuan (in cerca dell'Elefante Bianco – Parte I)

| lunedì 19 settembre 2011

Sono arrivato a Jakarta insieme a Rota Masata (Stefanino), il grande esploratore bianco conosciuto da tutti i popoli indigeni del pianeta, dove abbiamo preso un volo x Makassar capitale delle Sulawesi x addentrarci nella giungla alla ricerca del Elefante Bianco (simbolo di profondi cambiamenti politici). Makassar è una fetida e vivace città da oltre un milione di abitanti con la sua “Vagina St” (così chiamata dalla famosa guida Lonely Planet) e i suoi slums. L’esploratore (Stefanino) e lo sciamano (io) in mancanza di un terzo compagno (il gesuita) si sono aggregati a un pischello locale conosciuto in aereo. Dopo avere preso alloggio al Losmen Semeru, una bettolaccia nella zona del porto, siamo andati in giro x la città con il ragazzo su un suv Toyota x scoprire le specialità culinarie delle Sulawesi. Abbiamo così mangiato, in una trattoria x locali, il Coto Makassar una zuppa fatta con interiori di bufalo, citronella, lime, cumino e salsa piccante. Il tutto x emulare un noto chef e star televisiva che gira il mondo mangiando qualsiasi porcheria. Alla fine della cena stavamo fatti, a un punto tale che non siamo stati in grado di affrontare il mitico M Club, il tempio della pezza di Makassar, la discoteca techno delle Sulawesi. Rientrati alle due di notte in albergo abbiamo provato a dormire ma dopo una notte di pesanti allucinazioni, dove io ho sognato di trasportare in camper la salma di Mike Bongiorno ascoltando black metal scandinavo, alle sei abbiamo abbandonato la pensione e Makassar. Siamo partiti in bus alla volta dell’area di Tana Toraja, e dopo nove ore di viaggio siamo giunti a Rantepao. Domani parteciperemo al primo rito funebre delle popolazioni native della Toraja, celebrazioni con sacrifici di bufali, maiali e toppe di balok (vino di palma). Tra poche ore partirà la ricerca bel mitico animale bianco. Non torneremo senza averlo visto.
PS l’esploratore, lo sciamano e il gesuita sono le tre figure tipiche del rapporto nativi/invasori

Questa mattina l’area del rituale sembrava, all’inizio del suo secondo giorno, la yard di un teknival dopo il delirio della notte precedente. Ovunque monnezza e resti animali. Piano, Poi sono stati portati i bufali ed e’ iniziata la mattanza. Sangue e merda dappertutto, come non avevo mai visto nemmeno al cinema nei mondo movies. In poco meno di trenta minuti venivano azzerati anni di body art e un secolo di studi antropologici. Difficilmente riuscirò ancora a mangiare una fiorentina. Domani si riparte, la ricerca dell’elefante bianco continua…Ci attendono almeno tre gorni di viaggio, due in autobus e forse solo uno di nave, per arrivare alla terza meta del nostro tour indonesiano: le isole Togean.

Stiamo andando, alle Togean xché secondo la narrativa di avventura sono le isole dove amava rifugiarsi Yanez de Gomera. Dimenticavo altre tre cose da dire. La prima: oggi mentre andavamo al funerale un guida ci voleva bidonare spacciandoci delle orme di un pachiderma qualsiasi x quelle dell’elefante bianco. Ma a Stefanino non gli tiri il pacco e la sola non gli e’ riuscita. La seconda: domani attraversiamo un territorio dove un gruppo di jadisti mussulmanI, comandati da un coatto che assomiglia a Lorenzo Lamas(l’attore/produttore del telefilm Renegade), rapisce i turisti. La terza: sono vestito in modo anacronistico, ormai in viaggio s’indossa solo abbiglimento tecnico, mentre io sembro un hipster con i jeans e la t-shirt con scritto “Play Dead” come un fan dei Grateful Dead.

Dopo due giorni siamo arrivati ad Ampana, città confinante con Labuan il paese della Perla. Abbiamo viaggiato attraverso le Sulawesi, terra di confine tra il continente asiatico e l’oceania, che tanto fece discutere Charles Darwin e Russel Wallace, popolata da specie animali e piante specifiche dei due continenti. Durante il lungo tragitto percorso abbiamo trovato impronte e tracce, campi distrutti e bambù abbattuti, della presenza dell’elefante bianco. Non ritorneremo in Italia senza avere visto il pachiderma, solo se riusciremo ha vederlo si avvereranno i cambiamenti poltici che tutti ci auspichiamo per il prossimo autunno: cacciare il tiranno. Domani speriamo di trovare un barcaiolo disposto a portarci a Palau Malenge, l’isola più remota e selvaggia delle Togean. Speriamo di arrivare a Malenge, perché se ti rompi il cazzo di stare in spiaggia, e di fare snorkeling tra atolli, barriere corallina e scogliere areali, puoi sembre addentrarti nella sua giungla popolata di macachi e tarsi. Il tarso e’ l’animale a cui si e’ ispirato il genio di Joe Dante per il suo film Gremlins. Dimenticavo di dirvi che abbiamo viaggiato con la compagnia Ketty Bus, questa linea di trasporto secondo noi è gay friendly non solo per il nome ma perche’ tutti i bus all’interno sono addobati con orsetti, tigri e coniglietti di peluche. Poi quando la biondina francese, che si era innamorata di me appena arrivata in albergo, mi ha visto salire su uno di questi autobus per andare via con Stefanino, nonostante mi avesse chiesto di fare trekking insieme, non ha detto “C’est la vie” ma “A coglione”. Miei cari bastardi/e senza gloria, non sono andato con lei, anche se mi piaceva molto, perché il tuo compagno di viaggio è come il complice in una rapina in banca: non si accanna!!! This is not a love song.. This is not Bali. Non stiamo in vacanza. Siamo in viaggio. Ci risentiamo tra cinque giorni come torniamo dalle Togean.

PS Sapevate che Che Guevara ha letto un solo libro di Lenin e sessantadue romanzi, su sessantatre che ne ha scritti, di Emilio Salgari?

Ciao soliti ignoti/e, x arrivare a Palau Malenge, nelle isole Togean, ci sono volute 4 ore di traghetto da Ampana a Wakai e piu’ di 2 ore di piroga a motore fino a Malenge. Come siamo arrivati al Lestari Cottages, la nostra base alle Togean, ci siamo accorti che le voci mandate in giro dalla francese, sulla presunta omosessualità mia e di Stefanino, nel Sulawesi viaggiano piu’ veloci degli autobus e dei traghetti. Appena arrivati sull’isola, al molo del cottage ci attendeva il cuoco gay del Lestari con in mano due coppe di pesche sciroppate e cubetti di gelatina, affogati nello sciroppo e nel latte di cocco tinto di rosa. Ci siamo ritrovati su un isola insieme a 3 belgi che assomigliavano tutti a Tin Tin, il personaggio del noto fumetto razzista francese, e a un quarantenne di Lecco, ex di Democrazia Proletaria ora militante di base della Lega Nord. Il padano e’ convinto che durante i lavori di costruzione dell’aereoporto di Orio Al Serio (BG) siano stati ritrovati dagli archeologi i resti del villaggio di Asterix. Il leghista non era in Indonesia solo in vacanza, era qui anche x discutere della fornitura di tappi x la Bimtang, la piu’ famosa birra indonesiana, che lui fabbrica nel suo capannone a Lecco. Siamo finiti x i primi 2 giorni di Togean dentro un circuito di vacanze nazi/gay-friendly. Ci dovevate vedere, tutti e sei a fare il bagno di notte in mezzo ai banchi di plancton che si accendevano intorno a noi mentre nuotavamo. Il terzo giorno, andati via i macho celtici, la situazione è peggiorata con l’arrivo di 2 coppie etero olandesi. Il loro obbiettivo, durante la permanenza al paradiso terrestre di Palau Malenge, era quello di procreare. Ogni volta che si chiudevano nelle loro capanne x scopare, accompagnavano l’accoppiamento con pezzi di muzak della fertilità che i loro stereo emanavano x tutta la piccolissima spiaggia. Come se non bastasse tutto ciò, ha piovuto quasi sempre. Presi dalla disperazione, Rota Masata (Stefanino) è diventato il re dei ratti della foresta e io pensavo di essere Ernest Hemingway prendendo appunti di viaggio sul mio taccuino Moleskine. Stefanino e’ diventato il signore dei topi, la mattina che ha salvato un ratto della foresta da sicuro annegamento nel pozzetto del nostro bagno. Da quel momento è stato tutto un pellegrinaggio di sorci, dalla foresta al nostro bungalow, che arrivavano raschiavano alla nostra porta e aspettavano di vedere Rota Masata. Io invece ho iniziato a scrivere stronzate tipo: “Da sotto la veranda del mio chalet sulla spiaggia, vedo di fronte a me il verde delle mangrovie uscire dall’acqua. Le Togean, foreste equatoriali che sbocciano dal mare.” Come mi sono reso conto della mia pochezza ho strappato la Moleskine.
A questo punto sono andato, accompagnato da un interprete, nel villaggio di Palau Papan dove vivono i Bajaus, gli zingari del mare, e mi sono fatto raccontare le storie che si tramandano oralmente su Yanez de Gomera, ma questo non e’ il momento x raccontarvele. Ieri alle 5 del mattino ci siamo alzati x abbandonare le Togean. Non ce la facevamo più del paradiso. Sentivamo la necessità di rimetterci in mare.

“Pareva che ognuno fosse ansioso di rimettersi in mare, come se la vita a terra, con i suoi piaceri, fosse intollerabile. Eppure il mare era visto, da quasi tutti gli avventurieri, come un nemico. La maggior parte non sapeva nuotare, i più intransigenti rifiutavano di alimentarsi di pesce e crostacei. Tuttavia l’ansia di riprendere il largo era comune.” Da Tortuga di Valerio Evangelisti.

Ciao rinnegati/e tutto bene? Noi benissimo. Il viaggio dalle Togean a Manato è stato un culo unico, siamo partiti alle 5 e siamo arrivati alle 15.30 del giorno dopo. Il mezzo più comodo e pulito è stata la piroga, il traghetto era una discarica colma di pannolini di neonati, assorbenti, pacchetti di sigarette, cacate di pollo e sacchetti pieni di vomito a causa del mal di mare. La meningite e il tifo si tagliavano con l’accetta. Durante il viaggio ho sognato l’elefante bianco che mi diceva “Corrimi dietro”. Sbarcati a Gorontalo abbimo sentito un barrito da fare gelare il sangue, siamo subito corsi a vedere cosa succedeva, l’elefante bianco aveva appena sbracato un gazebo e due panchinette nella villa comunale. Noi pero’ eravamo arrivati tardi e non l’avevamo visto. Abbiamo continuato il viaggio prendendo un autobus che in sole 10 ore ci ha portato a Manado. Scesi dal bus i nostri vestiti, le facce, i capelli e gli zaini erano neri. Eravamo completamente sporchi di terra e polvere, quando ti soffiavi il naso il fazzoletto si tingeva di nero, sembrava di uscire da un rave dopo avere ballato tutta la notte nel polverone. Abbiamo attraversato con questo viaggio tutto il Sulawesi del nord, dove vivono i Sangiresi e i Minahasa, questi ultimi sono chiamati Anjing Belanda (Cani Olandesi) x avere combattuto contro gli altri popoli indonesiani a fianco dei colonialisti olandesi. I piatti tipici sono 2, il primo e il ratto della foresta allo spiedo, il secondo e’ il Rica-Rica, una pietanza saltata in padella con pollo, maiale e cane. Manado è una capitale di stile, è una citta’ che spacca, solo a quei borghesi di sinistra della guida Lonely Planet poteva non piacere. Manado ha ottimi ristoranti, la notte ci si diverte, lo shopping e’ conveniente e le pischelle sono stilosissime con i loro ombrellini da sole. Io, prima di entrare in un centro commerciale di questa città, non avrei mai creduto di potere pensare le stesse minchiate sociologiche di Massimo Ilardi né quelle narrate da Ballard nel suo ultimo romanzo “Regno a Venire”: la rivoluzione comincia dentro i centri commerciali. Ora ne sono convito, ne ho avuto la prova nel Sulawesi del Nord: dentro un non-luogo rimorchio pure io!!! Poi siamo partiti x l’isola di Bunaken, da dove sto scrivendo, che e’ bellissima. Su questa isola la vita è cara, è carissimo anche l’internet point, stiamo spendendo un botto. Ieri appena arrivati, visto quello che ci costava la capanna, x risparmiare non abbiamo affittato le scarpe da reef. Mentre facevamo il primo bagno si e’ abbassata la marea, Stefanino e’ rimasto incagliato sulla barriera, e non sapeva scegliere tra gli squali che l’attendevano davanti o tagliarsi i piedi sui coralli x tornare a riva. Poi le indicazioni in indonesiano di un nativo hanno salvato il nostro esploratore. Ieri sera nel paesino di Pantai Pangalisang, uno dei 2 centri abitati dell’isola, c’era un matrimonio. Ci siamo imbucati, insieme a una firm di tifosi del Cardiff, e siamo diventati subito dei graditissimi ospiti. Durante la cerimonia abbiamo mangito il Rica-Rica, senza maiale xché tra gli invitati c’erano degli islamici, il piatto era stato cucinato solo con carne di pollo e di cane. Il Rica-Rica e’ molto buono e risolverebbe molti problemi, alimentari e non, dei centri sociali. Anthony Bourdain sarebbe fiero di noi. Come ritorno a Manado, avrò un’appuntamento nello studio legale piu’ vecchio della zona: Indonesia, Malesia e Singapore. Mi devo fotocopiare gli atti del processo x pirateria nei confronti di Yanez e Sandokan. Alle Togean come vi dicevo ho raccolto storie su Yanez, ho incontrato una vecchia la cui bisnonna aveva avuto una storia d’amore con il pirata, ho saputo che l’anima di Yanez era divisa tra cinismo e un’inconfessabile romanticismo, che lo rendeva decisamente vulnerabile. Lui era cosciente della contraddizione tra i suoi due modi di vedere il mondo e riusciva ad ovviare facendo sì che uno ridesse dell’altro. (CONTINUA)