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Bicicrazia

Il Bicycle Film Festival va a Lambrate

by Cauz | lunedì 9 dicembre 2013

Il Bicycle Film Festival arriva a Milano per la sua ottava edizione, in un 2013 che ha visto la rassegna ciclocinematografica protagonista già della settimana iridata di Firenze lo scorso settembre. Dopo un più o meno discontinuo peregrinare, però, il BFF di quest’anno torna ad una stagione gelida e si sposta in culo a dio, scelte che potrebbero scoraggiare i ciclisti ma che indubbiamente serviranno a ravvivare un orgoglio a due ruote che di questi tempi pare un po’ sopito. Sede del festival sarà lo Street Studio, in zona Lambrate. Un quartiere nato come grigiamente operaio ma cresciuto con una forte vocazione ciclistica, inevitabile d’altronde per luoghi sviluppatisi all’ombra della gloriosa Faema, sponsor che marchiò tanti trionfi del più grande corridore di tutti i tempi. Un quartiere cresciuto però in tutt’altra direzione, passato per l’abbandono post-industriale e lo stritolamento della tangenziale, sviluppatosi con piccole isole felici a combattere tra gli immancabili mega-negozi e finito nella più classica tradizione della gentrification milanese in una sequenza di loft, atelier e spazi per feste destinati a riempire le tasche di stilisti e designer di turno. Un evento culturale e di strada che si spera dunque capace di dare un segnale in direzione opposta, in una città che per i ciclisti (ma forse per la cultura in generale) si fa ogni giorno più chiusa.

Il programma è fitto, come da tradizione, e i suoi contorni sembrano ancora in divenire.
Si attacca venerdì 13 con due sessioni orgogliosamente ciclistiche: Cinematic shorts e The way I roll. La prima dedicata ai corti d’autore, dal gioiellino anti-furti “The Cyclist” (di M.Krantz) che spunterà pervicacemente in diversi programmi della rassegna all’eroico “Road from Karakol”, una storia di ciclismo, montagne e nudismo. Il più gustoso però potrebbe rivelarsi “Steher”, un veloce viaggio nel mondo degli stayer e dei velodromi. La seconda sessione è invece incentrata tutta sull’erotica relazione tra l’essere umano e il ciclismo: con i viaggi africani dello spericolato Lucas Brunelle e il biciclo di “Wheelin” che attraversa Brooklyn, le interviste ai ciclisti underground americani di “The way I roll” e quella a “El Diablo” Didi Senft, un uomo che il popolo del BFF dovrebbe venerare come proprio ayatollah.
Sabato si comincia con le BMX come da tradizione e si prosegue con il ripetuto programma sugli Urban bike shorts. Un programma in cui, oltre alla “Road Sage” di Brunelle, c’è tanta Milano, con il bike polo e la Red Hook Criterium che mostrano la creatività di una città che rischia di venire scippata pure del Vigorelli.
Il piatto forte dal punto di vista ciclistico, ad ogni modo, sembra essere la sessione domenicale Racing around the world, capace di mettere a fianco facce molto diverse del mondo che pedala: le avventure del velocista Shane Perkins nel keirin giapponese (“Ryokou”), quelle di un gruppo di eroici kenyoti in sella alle loro “Baisikeli” e quelle classiche del Nord, dove batte il cuore del Ciclismo mondiale, tra “Soigneur” e “Monumental Flanders”.

Gli eventi extra-cinema sono tutti sparsi intorno. Il Ventura 15 sarà lo spazio principale, che ospiterà gli stand, la mostra di grafiche “Cicli Illustri”, le giornate aperte di bike polo nel weekend, l’esaltante cargo bike race della domenica pomeriggio, e le immancabili serate, su cui spicca il concerto degli Eterea, schizofrenica post-bong band veneta, ad aprire il party del sabato. Per chi ama pedalare a manetta sono previste invece un’alleycat di quartiere sabato pomeriggio e soprattutto il lieto ritorno del ciclocross singlespeed, che dopo anni di Monte Stella emigra al ponte di via Rubattino in un orario improbabile della domenica mattina.
Pedalare a Lambrate è il vero leitmotiv di questo BFF, che si spinge in periferia proprio come i ciclisti vengono cacciati quotidianamente dalla Milano di Expo, eppure si alza sui pedali e rilancia l’azione. Pedalando tra questi spazi sottratti alla cittadinanza per ribadire come possa passare dalle strade la resistenza ad una città che non riuscirà ad essere svenduta fino al suo ultimo centimetro.