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Sub/Culture

il Bestseller Zombie di ZeroCalcare

| lunedì 11 novembre 2013

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di Elena Dellavalle

Un tripudio di zombie, richiami e rimandi

Dodici è il quarto fumetto, edito da Bao Publishing, di Michele Rech, in arte Zerocalcare (ZC): una graphic novel di zombie e di appartenenza, raccontata con comicità e poesia. Gli zombi, il proletariato dei mostri (al contrario dei vampiri considerati alla stregua di “Tronisti”), invadono Rebibbia, a sua volta mostruosamente invasa dalle scritte REBIBBIA REGNA.

Dodici indica l’arco di ore in cui si svolge la storia. È un omaggio a 24, serie tv made in USA e, a partire dal titolo, si sprecano i rimandi alla cultura pop, tipici di ZC. La spada brandita dalla co-protagonista è la celebre Buster Sword di Final Fantasy VII, così come il di lei ciuffo, alla Cloud Strife (e se hai colto i riferimenti, sentiti pure un pezzo di nerd). Come conigli dal cilindro, ZC sfodera citazioni pop, ma non solo: la vicenda infatti ruota attorno al concetto di Karma e del suo cugino occidentale, il Contrappasso, tale per cui ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria (anche detto terzo principio della dinamica?). In Dodici, però, chi offre il meglio di sé viene abbandonato al suo destino, mentre pregiudizio e vendetta prevalgono sullo spirito di umanità e collaborazione. E quindi, a me vien da dire: “Karma stigrancazzi”. Tuttavia il finale rimane aperto, e forse non è un caso.

Fa ridere, Zerocalcare, con la poesia di sempre, fine e malinconica. Sono 5 le pagine di “pura” lirica, disseminate in un racconto che è un canto d’amore: Rebibbia, come un luogo dell’anima. Pietre preziose, incastonate in una storia divertente, ma sconclusionata, in cui riemerge in modo un po’ pretestuoso il tema dello “smascheramento”, già utilizzato in “Ogni maledetto lunedì su due”. Forse Michele da bambino ha visto Il Mago di Oz e c’è rimasto sotto scoprendo che il Mago era solo un vecchio ventriloquo che s’era spacciato per chissaché. ZC utilizza questa storia come banco di prova per la prossima pubblicazione: un racconto autobiografico di tipo corale. Un po’ in stile Waking Life, dove a seconda della definizione dell’immagine si attraversano i vari gradi di profondità del sogno, ZC sperimenta in Dodici l’uso del colore per passare da un piano narrativo a un altro o, attraverso i flashback, dal presente al passato. Insomma, gran classe nella regia, così come nei dialoghi sempre brillanti.

In conclusione, ZC si confronta con nuove sfide: un racconto in cui non è protagonista, dove finalmente dà libero sfogo alla sua passione per gli zombie (a quando un fumetto sull’altra sua passione, i dinosauri?), in cui sperimenta tecniche nuove e nuove soluzioni narrative. E poi ZC ha un altro grande merito. Culturalmente proviene dagli spazi occupati e ha fatto gavetta disegnando locandine per la scena punk-hardcore romana. Poi, il successo: Dodici ha superato le 30.000 copie vendute. ZC, fenomeno di massa, rimanda nei suoi fumetti alla propria cultura di appartenenza e, senza che ne prendano il sopravvento, richiama temi sociali e politici che gli stanno a cuore. Sa parlare un po’ con tutte le varie parrocchie: con i pischelli, che possono sentire lontane certe tematiche, e con quanti magari provano una certa diffidenza nei confronti di quelle che al tg sono definite “le frange anarcoinsurrezionaliste”. Forse è la dimostrazione che il potere del Riso è davvero ecumenico.

DODICI
DI Zerocalcare
Bao Publishing
pp.95, 13 neuri (11 online)

ridemente.wordpress.it