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I riots protestanti scuotono Belfast

| mercoledì 17 luglio 2013

Three officers hurt in protests

Il 12 luglio è l’anniversario del giorno in cui Guglielmo Orange sconfisse i cattolici nel 1690 nei pressi di Belfast. Sin dalla nascita dell’Eire, la parata orangista è stata un espediente per attraversare i quartieri cattolici di Belfast in modo da ostentare e riaffermare la superiorità protestante e unionista sul repubblicanesimo rivoluzionario cattolico in Irlanda del Nord.

Dopo gli accordi del venerdì di Pasqua del 1998, il quadro di guerra civile strisciante tra le due fazioni è radicalmente cambiato. Il partito unionista e il Sinn Fein (legato all’IRA, prima che questa deponesse le armi, presente anche nel parlamento dell’Eire) condividono il governo, come sancisce il nuovo assetto istituzionale. Ma i giovani protestanti sono rimasti fuori dall’accordo e hanno approfittato delle notti fra il 12 e il 15 luglio per dare battaglia contro la polizia, in uno scontro a pietre, bottiglie e molotov, contro idranti e pallottole di gomma, che è stato di un’intensità tale da richiedere i rinforzi di centinaia di agenti antisommossa mandati dalla Scozia e altre parti della Gran Bretagna. Ci è andato di mezzo anche un parlamentare unionista che invitava alla calma durante gli scontri, mandato in ospedale dopo esser stato steso da un sasso.

La scintilla detonatrice è stata il divieto della Parades Commission (di nomina britannica) a far transitare la parata orangista dal quartiere cattolico di Ardoyne, dove è più forte il sentimento repubblicano e nazionalista irlandese. Prima del ’98, i giovani cattolici si scontravano regolarmente con l’esercito inglese subito dopo il passaggio della parata. Si dice anche che ad Ardoyne si concentrino elementi di quell’IRA separatista che non ha accettato gli accordi di Stormont e il disarmo delle milizie cattoliche e protestanti. Negli ultimi quattro anni, appena dopo la parata dei lealisti, dal quartiere cattolico partivano mitragliate e granate dirette contro il Police Service of Northern Ireland, corpo creato appositamente dagli accordi di Pasqua che ha cessato le pratiche tradizionalmente discriminatorie della polizia dell’Ulster ai danni dei cattolici.

È davvero paradossale che pochi giorni dopo la visita di Obama per il G8 che aveva elogiato i giovani di Belfast come modello di convivenza pacifici dopo trent’anni di Troubles sia tornata a divampare la violenza settaria che oppone unionisti e repubblicani in Irlanda del Nord. Un altro punto di conflitto lo scorso weekend è lo Short Strand, unico quartiere cattolico a Belfast est, dove giovani delle opposte fazioni si sono lanciati di tutto dai due lati dei muri di sicurezza che demarcano le cosiddette “peace lines”, ossia le barriere lungo le strade che dividono i quartieri protestanti dai quartieri cattolici (come Bombay street/ Cupar Way), spesso teatro degli episodi più sanguinosi del conflitto che fra il 1969 il 1998 coinvolse IRA, esercito britannico e le organizzazioni estremiste protestanti come UDA e UVF, dalla quale è discesa alla fine dei ‘90 la Loyalist Volunteer Force, che alterna attività terroristiche e criminali.

Belfast è una città pesantemente deindustrializzata che ha perso migliaia di posti di lavoro nella cantieristica. La Grande Recessione ha reso la situazione socialmente esplosiva. La decisione della parata orangista di forzare i cordoni della polizia ad Ardoyne rende per la prima volta precario il governo dell’Irlanda del Nord fondato sulla sorprendentemente stabile convivenza fra Robinson del Partito Democratico Unionista e McGuiness del Sinn Fein (con un passato come capo militare dell’IRA).

Il primo ministro protestante Peter Robinson ha dato la colpa delle violenze alla decisione della Parades Commission di far cambiare il percorso del Twelfth, così è localmente nota la celebrazione lealista che attrae il peggio dell’estremismo unionista protestante. Esprimendo un profondo disaccordo, che certo non resterà senza conseguenze per gli equilibri politici delle sei province irlandesi ancora associate alla Corona britannica, Martin McGuinness, suo vice, si è detto stupito che il primo ministro ha dato la colpa a tutti, tranne che ai veri responsabili, vale gli organizzatori della parata, l’Ordine di Orange, che ha sfidato la polizia e dato il via tre notti di riots, i peggiori dagli accordi del Good Friday.

La crisi sta riaprendo le ferite sociali e acuendo le divisioni nazionali ed etniche esistenti in tutta Europa. E Belfast non ne è certo immune.