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i Premi di Filmmaker

| martedì 9 dicembre 2014

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L’8 dicembre sono stati assegnati i premi del consueto festival cinefilo milanese.

A “Les Tourmentes” di Pierre-Yves Vandeweer (Belgio/Francia, 2014) è andato all’unanimità il primo premio del concorso di Filmmaker Festival (3.000 euro), dalla giuria composta da Massimo D’Anolfi e Martina Parenti (registi), Filippo Mazzarella (critico), Anna Milani (sindacalista), Tommaso Pincio (scrittore), Giovanni Spagnoletti (docente): “Una rappresentazione potente e visionaria della condizione umana in termini di smarrimento attraverso un esemplare slittamento del suono rispetto all’immagine”.

Il secondo premio (da 1.250 euro) è stato assegnato a maggioranza a “Sobre la Marxa (The Creator of the Jungle)” di Jordi Morato (Spagna, 2014): “Una riflessione sul senso più profondo dell’arte, dove il puro gioco diventa un’irrinunciabile esperienza di crescita e continuo confronto con l’ambiente”.

Assegnata una menzione speciale a “Ma’a Al-Fidda (Silvered Water, Syria Self-Portrait)” di Ossama Mohammed e Wian Simav Berdirxan (Siria/Francia 2014): “Per la capacità di scardinare le certezze dello spettatore attraverso un’opera di forte impatto emotivo e politico, dimostrando al contempo una profonda consepevolezza nel dare forma e senso a immagini accessibili a tutti”.

Il Premio Giovani (sempre 1.250 euro), assegnato da un gruppo di studenti di cinema delle università milanesi, è stato vinto da “Lupino” di François Farellacci: “Per la spontaneità con cui l’autore dà spessore ai suoi personaggi. Nonostante la delicatezza e discrezione dello sguardo, “Lupino” riescie a catturare l’autenticità di un ambiente particolare come quello della periferia di Bastia, lasciando emergere un’adolescenza stretta tra ingenuità e violenza”.

Il premio Prospettive (500 euro) è stato assegnato all’unanimità a “Tyndall” di Fatima Bianchi (Italia 2014), dalla giuria composta da Cristina Battocletti (giornalista), Minnie Ferrara (produttore), Davide Giannella (curatore) con la seguente motivazione: Per la capacità di scandagliare una dimensione intima e universale rimanendo in bilico tra registri differenti”.

Una menzione speciale è andata anche a “Ednina” di Jan Mozetic (Italia/Slovenia 2014) “Per la capacità di raccontare per sottrazione le vite attraverso il collezionismo dei materiali di scarto e l’associazione di immagini sporche e di una voce poetica, priva di retorica”.