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Bicicrazia

“I ciclisti si ribellano”

| lunedì 4 marzo 2013

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Nulla poteva descrivere l’inadeguatezza di Maran al ruolo che inopinatamente ricopre meglio di questo testo a sua firma comparso sul Corriere.

“Inopinatamente” perché questo ragazzotto finito assessore in grazia di un lungo vassallaggio a Filippo Penati (peraltro cancellato dall’album dei ricordi al primo avviso di garanzia) non dispone di competenza, titoli, esperienza e capacità necessari alla gestione della mobilità, uno dei temi più drammatici e strategici per Milano. Eccolo lì: anziché occuparsi del bene della città con misure anche impopolari, come richiederebbe il suo ruolo, il cosiddetto Maran pensa soprattutto al consenso e alla poltrona (con relativo stipendio di un ordine di grandezza superiore a quello cui potrebbe aspirare uno come lui sul mercato del lavoro reale), fottendosene della situazione drammatica di una città in cui di traffico si muore, si finisce all’ospedale, si vive male.

Investite, inquinate, assordate, intimidite, soprattutto le classi più fragili e deboli sono vittime del mostro d’acciaio acefalo che un’amministrazione neppure illuminata, ma almeno decente, dovrebbe porre come primo avversario da sconfiggere. Ma in questa giunta di decente c’è poco e comunque non nell’assessorato alla mobilità e in chi lo sta gestendo. La lista delle fesserie nell’articolino è lunghissima: dal “mettere d’accordo tutti” anziché fermare il massacro, dall’autocelebrazione per Area C e Bike Sharing (che sono meglio di niente, ma nulla hanno a che fare con una mobilità più rispettosa e a misura d’uomo) ad “abbiamo provato a sensibilizzare” (“provato”? Ma che hai fumato Maran, sei assessore, ricordi?) fino a “esperti” scritto tra virgolette.

Insomma, invece di fare il mestiere per cui è pagato, Maran si vanta per qualche scritta luminosa, consiglia ai ciclisti di accendere le luci di notte (dimostrando di non aver perso neanche un minuto sui dati Istat relativi alle cause degli incidenti) e tira in ballo i cittadini per un processo che dovrebbe essere totalmente tecnico.

E’ confermato: Maran non ha idea di cosa sia la democrazia rappresentativa, ma in compenso gli è chiarissimo come farsi bello con un po’ di demagogia da poco prezzo. Eppure al suo posto chiunque usi piedi e bici tutti i giorni avrebbe le soluzioni a portata di mano, senza bisogno di “incontri pubblici” e “sfide culturali”. Basterebbero infatti pochi interventi semplici, economici ed efficaci per cominciare ad arginare il massacro.

Ci è chiaro che Maran o non può (perché non ci arriva) o non vuole (per la questione del consenso come obiettivo primario della sua azione) attuarli, ma li proponiamo lo stesso, sperando che in un momento di lucidità Pisapia lo cacci e metta al suo posto una persona con uno straccio di competenza, sale in zucca, senso civico e reale interesse per il bene della città. Dunque, se Maran non fosse Maran, si imporrebbe per ottenere una serie di cose, magari in combutta con l’altrettanto inutile Granelli:

1) far rispettare i limiti di velocità. I 30km/h sarebbero benvenuti, ma è dimostrato che già il rispetto dei 50 ridurrebbe in modo significativo gli incidenti.

2) sanzionare pesantemente soste abusive, doppia fila, attraversamenti, curva, eccetera.

3) far rispettare le strisce pedonali. Anche qui la legge è chiara, va solo fatta rispettare.

Mancano i soldi? Si caccino un po’ degli inutili amici e portaborse che costano 3milioni anno a MIlano (tipo Cosimo Palazzo, Ermanno Tritto, Gianni Confalonieri, Maurizio Baruffi, eccetera) e si investano su questi temi. Mancano i vigili (perché l’inadeguato comandante Tullio Mastrangelo li tiene in ufficio per paracularsi le associazioni di categoria)? Lo si cacci (sarebbe anche un atto meritorio, soprattutto dopo la storiaccia Amigoni, comunque come si è fatto per tutti gli altri dirigenti) e si nomini una persona titolata e desiderosa di fare il bene della città.

A margine, altri interventi semplici, economici, efficaci: zone 30km/h, canalizzare il traffico sui viali, zone pedonali, far funzionare i mezzi pubblici, corsie preferenziali, eccetera. In parallelo, si potrebbe lavorare alla nuova cultura (parola che peraltro scritta da Maran fa un po’ ridere) civica, attività necessaria, ma non sufficiente, perché mentre si alleva la futura generazione di automobilisti rispettosi, ciclisti e pedoni muoiono in Italia al ritmo di 1.5 al giorno, oltre 500 all’anno.

E questo non è un luogo comune, come invece probabilmente pensa Maran. Ammesso che ogni tanto pensi, oltre a farsi complimenti immeritati per progetti non suoi (Area C, di fatto un Ecopass, e BikeMi furono avviati dalla Moratti).

A Milano manca tutto, dai posti bici a una seria definizione di un modello moderno di ciclomobilità. Manca tutto salvo la solita aria fritta, che – bene condita con demagogia e autocelebrazione – è l’ingrediente principale (ovvero l’unico) di ogni iniziativa spacciata per “partecipazione” tipo il sabato a palazzo Marino.

Vista la caratura del personaggio, non ci si poteva aspettare di più. Maran continua a farsi propaganda, intanto noi continuiamo a cadere sull’asfalto, morti o feriti, dal sellino di una bici o attraversando sulle strisce.

di Alberto Biraghi via (iHateMilano)