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Generazione (A)

I Bandi di Milano e i Banditi nella Città

| giovedì 7 aprile 2016

10403485_10152715148927338_775981734552692134_nL’associazione Il Gabbiano ha vinto il bando per la gestione dello spazio di Via Don Gervasini 37.

Siamo contenti che lo spazio tornerà a vivere. Era il nostro primo obiettivo. Siamo anche rammaricati che un percorso politico dal basso, plurale, collettivo, aggregativo,come il nostro, non sia stato riconosciuto adatto a gestire uno spazio di quartiere capace di colmare le enormi mancanze in materia di politiche giovanili, culturali e ludiche.

Ma come abbiamo detto fin dall’inizio, aver obbligato il comune a far si che lo spazio di via Don Gervasini 37 non tornasse all’abbandono, in cui ha vissuto fino alla sua occupazione, dopo lo sgombero di Soy Mendel è un risultato. Siamo convinti che senza l’accoppiata occupazione, prima, e percorso dal basso pubblico in biblioteca, poi, quel bando, questo bando non ci sarebbe mai stato. Auguriamo un buon lavoro al Gabbiano.

Ma l’esito del bando, anzi l’esito dei quattro bandi, che a detta del comune erano riferiti alla creazione di “centri sociali” e luoghi di socialità e cultura, ci racconta il fallimento della giunta Pisapia per quel che riguarda le politiche sugli spazi pubblici e in generale la fragilità e insufficienza strutturale del sistema “bandi”.

L’ennesimo schiaffo alla politica dal basso. Un nuovo esempio della coazione a ripetere di un modo di assegnare spazi non paritario, nel vuoto di scelte politiche reali, lasciandosi alla retorica della “democrazia del bando” che darebbe a tutti le stesse possibilità. La realtà ci parla di un sistema che favorisce i professionisti della scrittura di progetti e le grandi associazioni a discapito delle politiche dei gruppi aut organizzati. Tanto che sui 4 bandi sugli spazi tutti e quattro sono stati vinti dal mondo dell’associazionismo classico e tradizionale.

La burocrazia senza politica è la fine dell’idea di costruzione di città con progettualità.

Il nostro progetto che era fatto da diverse associazioni che nel quartiere di Baggio, in modo differente, svolgono lavoro sociale, aggregativo, culturale e politico non è stato riconosciuto degno di assegnazione diretta prima, e poi di vincere il bando.

Diverse associazioni che danno vita quotidianamente al quartiere e che hanno deciso di lavorare assieme affinché a Baggio ci fosse uno spazio sociale capace di colmare la gigantesca mancanza di spazio pubblico. Non ci sono cinema, locali per fare e ascoltare musica, o per organizzare una festa. Ci siamo dati questo obiettivo. E non è stato valorizzato. I bandi dimostrano che alcuni soggetti, associazioni, gruppi sociali e politici restano banditi in città

La nostra NON è una critica al gabbiano. Ma al sistema unico del Bando. E alla retorica con cui questa giunta l’ha agita, tra riconoscimento di grandi associazioni, sgomberi continui di centri sociali e nessun tipo di progettualità pubblica per colmare le mancanze che la crisi, e la speculazione edilizia della città, generano.

Abbiamo accettato la sfida di scrivere il bando pur conoscendone le difficoltà. Abbiamo deciso di sfidare il presente, e vedere se questa giunta avesse il coraggio di sfidarlo con noi, riconoscendo per la prima volta in discontinuità con il passato un percorso di politica dal basso e autogestita.

Noi non spariremo, perché la nostra necessità di spazio pubblico, di aggregazione non legata ad attività commerciali e speculative, di cultura e indipendenza continua ad esistere.

Per preparci alla “sconfitta” abbiamo creato Rete 7, una rete di soggettività, oramai anche più grande delle sole che hanno scritto il progetto “Baggio nello spazio”, che dal basso vuole costruire una società diversa partendo da Baggio.

Il nostro prossimo appuntamento sarà il 30 aprile, al gasometro del Parco delle Cave, altro esempio di abbandono di spazio pubblico utile per creare inusuali pratiche di convivenza, multiculturalità, e scambio reciproco, per un’iniziativa di musica, suoni, colori e parole per un lavoro degno e un futuro possibile.

Le parole non ci bastano più.

#‎BaggioNelloSpazio