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hereafter – l'aldilà di Clint

| lunedì 21 febbraio 2011

di Daniele Salvini

Sono passati tanti anni da quando Clint Eastwood era solo un attore caratterista, famoso per le sue interpretazioni del cowboy solitario e silenzioso e in seguito per quella del brutale e non etico Dirty harry, detective di San Francisco. Due interpretazioni così potenti da rimanere ancora oggi nell’immaginario anche di coloro che quei film non li hanno visti. Da una trentina d’anni Clint Eastwood è anche regista potente e raffinato.

E’ difficile eliminare uno stereotipo e la classica identificazione dell’attore col personaggio che interpreta, specie se è un Villan, è ancora viva per il signor Eastwood, che viene a volte guardato con sospetto. Film -di- Clint Eastwood, o -con-? ma è quello colla pistola grossa? E’ anche l’uomo che ha prestato il suo nome a canzoni reggae ed elettronica (Lee Perry, Gorillaz). Ebbene, se qualcuno fosse ancora vittima del fascino del personaggio sull’attore è tempo che si ricreda. Clint Eastwood non reciterà più, il suo ultimo ruolo è stato da co-protagonista nel film da lui stesso diretto “Gran Torino”, dove interpreta magnificamente un tipo ispettore Callahan in pensione.

Clint Eastwood, nato nel 1930, ha sentito fortemente l’invecchiamento e per un periodo un tema ricorrente nei suoi film è stato il reinserimento degli anziani nella società. Pensate pure agli Spietati, 1992, titolo originale “imperdonabile” dove tre vecchi cowboy -devono- riprendere le armi per raddrizzare l’odioso torto compiuto ai danni di una prostituta. O anche Space cowboys dove dei vecchi astronauti in pensione vengono richiamati perché sono gli unici a conoscere il codice di un vecchio software in uso su un satellite. Ma anche in Debito di sangue il vecchio poliziotto ha appeso la pistola al chiodo e deve avvenire qualcosa di veramente speciale e imprevedibile per fargliela riprendere. Il destino, la fortuna, l’imprevisto e il ritorno dell’eroe sono dei classici irresistibili da Odisseo in poi.

Clint Eastwood è regista abile, privilegia la storia all’impatto visivo, costruisce in maniera classica dei film senza tempo e pure fortemente collegati all’attualità, esplorando in ogni film qualcuno degli aspetti sociali controversi, sapientemente miscelati all’interno di storie complicate che ha talvolta ancora interpretato colla sua faccia immobile. Come la critica alla legge che prevede pene aggravate per i reati reiterati, la cosiddetta dottrina del “alla terza sei fuori”, che ha tristemente spinto semplici rapinatori a diventare assassini pur di non lasciare tracce, in Debito di sangue, 2002. O il tema dell’eutanasia (Million Dollar Baby, 2004), il tema dell’integrazione (Gran Torino, 2008) o quello dell ‘impatto mediatico dei processi su molestie sui minori (Changeling, 2008), la guerra dai due punti di vista (Lettere da Iwo Jima, 2006) o se esista l’Aldilà e come questo impatti con sensitivi, medium e media, Hereafter, 2010)

Hereafter è il suo ultimo film, ancora adesso nelle sale, caldamente consigliato. Anche se Clint Eastwood non c’è come attore. Clint non recita più, ha detto, fa solo il regista adesso. Eastwood ci ha regalato tante battute memorabili, la sua più recente avviene sul set di uno dei suoi ultimi film, l’attore famoso chiede di rifare una scena, perché sente che potrebbe rifarla meglio. Clint, il regista, dice “no”. L’attore insiste, sa di essere una star e vorrebbe fare meglio. Eastwood lo stoppa: “Ho ottant’anni e ci sono ancora un sacco di film che devo fare, non ho tempo da perdere, la scena andava bene”. Tante storie da raccontare, tanta ciccia, dritto al sodo.

Hereafter (l’Aldilà), 2010. con Matt Damon, regia Clint Eastwood.