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Mi Low Cost

Goccia di Bovisa

| domenica 18 luglio 2010


Questo è un milano low-cost un po’ particolare, nel senso che tratta della trasformazione di un quartiere che era a bassissimo prezzo (anzi c’era davvero poco da comprare) a zona supergentrificata grazie all’azione congiunta del Politecnico Ingegneria e di EuroMilano (esselunga-coop 50:50).

E’ anche un grido di dolore di chi ha visto il proprio ambiente e quello della sua bambina andare in polvere, cemento e asfalto. Dall’altro ieri i dieci alberi trentennali che facevano ombra alla nostra casa di ringhiera sono stati tagliati senza pietà (la foto in home fa vedere lo scempio, quella qui sopra è com’era l’area prima che si abbattesse la stupidità). Lo stesso giorno Esterni s’insediava a Base B di fronte alla Triennale di Villapizzone, andando a mettere in giro in aiuole spelacchiate su cui mai nessuno si siederebbe il cartello Picnic Free Area. Ma la Goccia sta diventando una gigantesca Tree-Free Area… Tutt’intorno sono stati recuperati spazi industriali e costruiti immensi parcheggi. Ad ogni mossa decine di robinie e faggi sono stati tagliati. Quando hanno innaugurato l’immensa spianata di fronte alla neobiblioteca (manca ancora una pensata di Koolhaas a completare l’opera; la gru è lì a presidiarla) hanno messo una dozzina di cipressetti in vaso. Finite le visite inaugurali, li hanno portati via. E così l’effetto isola di calore aumenta inesorabile in quella che fino a qualche anno fa era un posto fresco e tranquillo.

Attraverso in bici la Goccia della Bovisa dalla fine degli anni ’90. Quando uscivi dalla stazione Bovisa del Passante, appena costruita, subito sentivi una ventata di clorofilla, un’aria di campagna, l’alito fresco di una zona che io chiamo rururbana, né urbana né suburbana. Il green funk vegetale, alberi e rampicanti avevano colonizzato le vecchie fabbriche tossiche (fenoli ovunque) e spezzavano anche l’afa. Hanno defoliato tutto il possibile, anche nella zona dove han tirato su il Mario Negri, così come dall’altra parte dei binari, dove c’era la fabbrica del sapone, e nel lotto accanto a Telelombardia, dove pure avevano già eretto una megatorre cellulare.

Palazzo Marino e il Politecnico hanno in mente di fare della Bovisa al di qua e al di là della stazione l’epicentro della classe creativa milanese, tutt’intorno al Politecnico Ingegneria da una parte e al Politecnico Design dall’altra. Finora i loro tentativi sono stati dei flop clamorosi. Alla Triennale Bovisa (chiamata così anche se è accanto alla stazione di Villapizzone) non ci va nessuno, almeno che non ci siano eventi speciali. Peccato perché il bar è carino, anche se ci vogliono 5 neuri per una birra. Una volta alla Goccia c’erano stabili occupati da zingari e arabi, non più. Li hanno sgomberati senza pietà. Hanno aperto bar e focaccerie, ma la desolazione resta senza il verde. Anche nella Bovisa “proper” gli studenti scompaiono al tramonto, se non fosse per la Scighera e lo Skate Park (ora chiuso dalla polizia di Decorato).

Esterni faceva fare il tour della Goccia, chissà mai che qualcuno voglia venire ad abitare qui ai prezzi assurdi che esigono adesso. Vi propongo il mio. I Gasometri: Alina, artista da strada, si è suicidata buttandosi da lì un anno fa. Una commemorazione triste ha avuto luogo una notte di primavera. Aiuole della Triennale: i cinesi ci raccoglievano l’insalata; nel piazzale c’era un “mondo” per giocare saltellando con un piede solo, ma l’hanno cancellato. Passaggio della Stazione: c’erano due pinguini blu di Pao, a cui se n’era aggiunto di recente un terzo per la gioia di mia figlia. Settimana scorsa sono iniziati gli ennesimi lavori, un pinguino giace riverso, strappato dalla solita furia cieca del Caterpillar che nella Milano formigoniana e morattiana tutto travolge.

Avevamo degli alberi, ora ci saranno solo asfalto e cemento e un po’ di moquette verde qua e là: guai se la gru dovesse fermarsi! Un graffito comparso di recente ritrae matti bovi mutanti sotto la scritta BOVOX…