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Gli Occhiuti Occhiali di Google

| domenica 26 maggio 2013

Google's Sergey Brin wearing Google Glass at New York fashion week.

Google Glass (brandizzato come “GLΛSS”) è un computer indossabile come fosse un occhiale (head-mounted display, HMD) che Google sta sviluppando con l’obiettivo di creare un PC ubiquo per il mercato di massa. Non è ancora in vendita, anche se ora Google sta estraendo a sorte utenti che faranno da cavie. Il prodotto è già stato ampiamente descritto dalla stampa anglosassone (fatevi la search voi che io ci ho la spalla che mi fa male).

Google Glass fa vedere l’informazione all’interno della lente organizzata alla maniera di un iPhone ma senza dover ricorrere all’uso delle mani, dato che gli utenti possono interagire con

Internet tramite normali comandi a voce. Anche se la montatura non ha ancora lenti sviluppate appositamente per essa, Google sta considerando una partnership con Ray-Ban o in alternativa di aprire una rete di punti vendita per consentire ai consumatori di provare il dispositivo. Il primo modello (Explorer Edition) non può essere usato da persone con problemi di vista, ma Google ha affermato che il Glass sarà in grado di essere proiettato anche sulle lenti prescritte dall’oculista e la multinazionale di Mountain View prevede che il dispositivo si portrà attaccare ai normali occhiali da vista. Forse i miopi saranno avvantaggiati in quanto saranno in grado di dissimulare l’utilizzo di Google Glass ad amici e conoscenti; in caso contrario ci sara un’epidemia di occhiali da sole, anche after dark, come cantavano i Velvet Underground.

Il progetto Google Glass è stato concepito dal laboratorio segreto denominato Google X Lab, lo stesso che ha lavorato su altre tecnologie futuribili come la macchina che si guida da sola (speriamo abbia anche la funzione “occhio che falci il pedone, occhio che stiri la bici”).

Come tutte le nuove tecnologie, grida di entusiasmo e ventate di pessimismo accompagnano l’introduzione di questo nuovo pc da passeggio. Stiamo passando alla realtà aumentata e/o paralella immaginata come cyberspazio da William Gibson? A un paesaggio digitale artificiale che ciononostante abitiamo neuralmente e che ci può dare conseguenze neurologiche e cardiocircolatorie tanto reali quanto virtuali sono le esperienze? Oppure sarà una stronzata da nerd che non vogliono mai essere offline e il fenomeno rimarrà circoscritto? Quando li avremo inforcati, ve lo sapremo dire con precisione. Nel frattempo è proprio il caso di dire che il futuro è così radioso da doversi metter gli occhiali da sole..