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Gianni Gangai in Mostra Fino al 28 Febbraio

| mercoledì 18 febbraio 2015

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L’inizio, continua… – Gianni Gangai in mostra

di Alessia Locatelli

Il 28 febbraio chiuderà la mostra personale di Gianni Gangai negli storico spazio della Galleria Derbylius (http://www.derbylius.com), in via Pietro Custodi n.12 a Milano.

Lo spazio di Carla Rocato  – aperto dal 1992 ma solo dal 1997 trasferitosi nella sede attuale in zona Ticinese –  è stato tra il 2006 ed il 2008 la sede della mitica AgenziaX (o, meglio, ICS dall’acronimo Idee per la Condivisione dei Saperi) di cui sicuramente i nostri lettori conosceranno il nome. AgenziaX è principalmente un Laboratorio Editoriale e culturale nato da un’idea di alcuni esponenti della cultura underground milanese, tra cui Marco Philophat. La produzione di idee è continua e volta alla promozione di opere editoriali; ogni anno organizza SlamX un festival che sa  coinvolgere adulti e bambini sorprendendo per la sua capacità di comunicare fuori dagli schemi e   concepisce workshop di scrittura capaci di fornire strumenti non per la sola capacità narrativa, bensì – come scritto nel loro web site – “per esprimere e testimoniare la propria realtà”. (www.agenziax.it)

Cosa rimane in galleria come testimonianza tangibile della presenza del laboratorio editoriale? Una grande X nera, disegnata a pennello sopra il cassone interno della saracinesca. Un memorabilia che si aggiunge alle molte presenze storico, artistiche e culturali di cui la Galleria Derbylius si fa protettrice e custode.

E una traccia che ben si allinea alla narrazione della mostra ospitata sino a fine mese. Quello che vi attende in galleria è il secondo atto di una mostra il cui Inizio si colloca nel lontano 1990 per opera di un allora giovane artista – Gianni Gangai – e di un acclamato maestro, Aldo Mondino, che ne scrive la presentazione. “Inizio” è il titolo di questo testo del 1990 che racconta di un’installazione di “pannelli ordinati di plexiglas, distanziati dal muro una quindicina di centimetri” su cui sono riportati brandelli di “frasi indecifrabili perché ingrandite” e, di conseguenza, sgranate. Pannelli che grazie a studiate combinazioni di luce proiettano quei segni sulla parete retrostante. “Una nuova frase si viene a sovrapporre alla prima, ma non per questo ne risulta più chiaro il senso. Cioè, sì, l’ombra è più chiara e il senso non lo si deve cercare nel leggere, ma probabilmente sentirlo come se fosse urlato e l’eco rimandato dalla parete.”

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Questa eco non si è esaurita e dopo 25 anni il suo suono si espande con una nuova nota, lega al percorso personale ed artistico di Gangai e della sua generazione in questo arco temporale. Come scrive in modo approfondito Giorgio Zanchetti nel testo che accompagna la mostra, Gianni Gangai è un artista atipico che ha goduto negli anni della sua formazione di esperienze sperimentali significative per la cultura visiva della città di Milano e di insegnanti-professionisti aperti alle occasioni di scambio, dibattito e impegno che hanno caratterizzato la società tra il 1968 ed il 1977. Molte sono le tappe ed i lidi artistici nazionali ed esteri che Gangai – come un Ulisse dell’arte – ha incrociato, condiviso e vissuto negli anni.

Ciò che vedrete non è la sola riproposizione del lavoro del 1990, presentato alla galleria Contatto Europa. Dal titolo Officina, l’opera era allora accompagnata da due grandi sagome di un calibro e un’incudine. Una riflessione sulla costruzione del linguaggio, sugli strumenti concreti della forma-pensiero; citando ancora il testo di Mondino: “La verifica sulla costruzione e quindi sull’artificiosità di ogni linguaggio si evidenzia nel raddoppiamento dell’ombra proiettata e nella modularità delle scritte, che si prestano ad infinite ulteriori verifiche.” Un’ulteriore verifica, una riflessione  riproposta in nuova lettura che non ha perso la capacità di incidere sulla contemporaneità.

I pannelli sono disposti su tre file da sei ma non più nel ritmo ordinato descritto da Mondino. Alla Derbylius essi sono disomogenei: nella distanza dalla parete, nella disposizione di ogni singola lastra in rapporto allo spazio e nel verso di “lettura” delle frasi. Sembrano parti di un corpo solido nell’atto di crollare, di cedere alla gravità.

L’elemento affascinante è la nuova lettura dello spazio che si crea in relazione alla parete di fondo, ai volumi della galleria su cui ora le proiezioni risultano discontinue perché la luce ha incidenze differenti su ogni lastra ma anche perché le frasi, disposte in senso verticale ed orizzontale, diventano segni grafici dall’andamento spezzato. Uno spazio che si ridefinisce ogni volta che la prospettiva del fruitore cambia, in cui ogni singolo pannello posizionato a distanze differenti dal muro concepisce nuove prospettive volumetriche.

Un’esposizione che racconta molto del modo di lavorare di Gianni Gangai anche a chi non ne conosce il percorso artistico. La sua è una: “Volontà di ridiscutere ogni volta onestamente i presupposti, i modi e le necessità del proprio operare riconduce, anche a distanza di anni, all’incertezza e alla situazione di precarietà di un inizio che forse non avrà mai fine, che sempre continua. E per Gangai, la questione più interessante resta sempre quella di chiarirsi – insieme agli altri e non affermando il proprio sé sugli altri – quale può essere oggi il ruolo dell’arte e, insieme, il ruolo di ogni responsabile e maturo lavoro culturale (…) E’ una proposta culturale autorevole capace di proporre ed immaginare un mondo che potrebbe e dovrebbe esistere, invece di limitarsi a rappresentare con complice connivenza quello che abbiamo ereditato”(Giorgio Zanchetti).

Esposte vedrete anche alcune opere storiche, altri indizi per investigare (cfr. testo Aldo Mondino) che sottolineano la capacità di Gianni Gangai di ridiscutersi e ridiscutere con il visitatore, stimolando il confronto, la discussione artistica e sociale come mezzo per la comprensione e la rielaborazione cosciente del reale.