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GHISA CRASH: ENNESMO SUICIDIO ALLA LOCALE

by Stefano Mansi | martedì 18 giugno 2019

Non si ferma la strage dei ghisa. Silenziosa, non fa notizia, ma puntuale come un orologio che scandisce il numero dei morti ogni anno. L’ennesimo suicidio, questa volta di una donna (Stefania Cafaro) avvenuto in casa, squarcia il velo sui molti ‘non si dice’ di uno dei più antichi corpi di vigilanza municipale italiani. Se ne trova traccia in una pergamena del tempo dei Torriani, i primi signori della Milano che usciva del Medioevo (XII sec.) quali addetti alla sorveglianza dei mercati, tanto abbondanti nella Milano dell’epoca tra p.zza Fontana (granaglie), via Silvio Pellico (macellai), Piazza Mercanti e Piazza Duomo (pesce). I ‘Cappelloni’ dell’Ottocento diventati i ‘Ghisa’ nel Novecento oggi gli Agenti di Polizia Locale a cui è stato appena fornito lo spray al peperoncino e la bodycam, considerati strumenti essenziali per la sicurezza dall’ultimo ‘Decreto sicurezza’ firmato nel 2017 dal ‘democratico’ Minniti. Sono oltre 3000 e fanno parte delle direzione più numerosa tra quelle dei dipendenti comunali anche se ci tengono a far sapere che, come ci spiega un vicecommissario che non intende violare una delle prime regole del corpo: ‘Siamo diversi dagli impiegati del protocollo, impossibile paragonarci a loro. Nessuna forza politica vuole equipararci alle forze di Polizia di Stato ma i nostri compiti, specie in una città come Milano, sono gli stessi. E rischiamo di brutto, anche con il caso di rimetterci di tasca nostra’.

18 marzo 1848, la guardia municipale partecipa all’assalto alla Prefettura austriaca

Basta questa dichiarazione, ripetuta come una litania da delegati sindacali e agenti di polizia municipale a sottolineare una diversità che si traduce in uno stipendio base di ben 400 euro netti più alto dei parigrado comunali: la prima busta paga sfiora i 1650 contro i 1250 di un neoassunto amministrativo. Uno stipendio ottimo è vero ma tra turni massacranti, turni in strada e aggressioni si raggiunge un monte ore di straordinari talmente elevato da meritare un controllino da parte della Corte dei Conti, guarda caso distratta al pari della Procura (casi C.sm.-Ferri- Lotti docet) come spesso accade quando sul fascicolo invece di Roma, Torino, Bari o Palermo c’è scritto sopra Milano. Chi si permetterebbe di ‘violare’ il dogma del ‘ModelloMilano‘? Torniamo al caso della povera Cafaro. Non tutti sanno che molti agenti non possono depositare l’arma a fine turno visto che non esistono armerie dislocate su tutto il territorio. Così sono costretti a portarsela a casa, con tutti i rischi del caso. Primo tra tutti quello del ‘burn out’ psicologico (o scoppiatura, che dir si voglia),  dovuto a diversi fattori. I turni si riflettono sulla vita degli agenti in modo molto più pronunciato rispetto a molte altre categorie di lavoratori. In molti, abituati a fare decine di ore di straordinario per aumentare lo stipendio in modo considerevole, sottovalutano gli effetti dello stress. ‘Io ho lavorato per 14 ore di filato’, ci spiega Giovanni che lavora in zona Porta Venezia,’ E domattina dopo 7 ore di sonno sono di nuovo in quel turno.

Un’auto della polizia Locale coinvolta in un incidente

Nessuno controlla’. Ogni persona dotata di buon senso si chiede se vi siano sedute psicologiche sistematiche almeno per quegli agenti che superano le 50 ore settimanali? Nessuno. Certo rende bene fare gli straordinari ma il prezzo da pagare è alto. Non solo suicidi ma divorzi, problemi psicologici, cardiaci, casi di autolesionismo amplificati da turni in zone particolarmente difficili della città e dalle faide interne che seguendo l’esempio dei vertici (il caso Barbato-Ciacci è tutt’altro che concluso) scendono a cascata fin nei turni di sosta generando un clima che in molti agenti non hanno paura di definire ‘Pesante’.. ‘Non ci credevo quando mi hanno inviato la lettera’, ci spiega Franco, ‘I colleghi con me di turno mi avevano denunciato’. Certo oggi gli RLS del Comune di Milano, con una lettera aperta al Sindaco e alla assessora alla sicurezza Anna Scavuzzo, hanno chiesto dei percorsi di sostegno ma non si è ancora per niente sopita la frattura tra sindacati (Cgil e Cisl da una parte Uil e Usb e Diccap dall’altra) sull’obbligatorietà della timbratura del cartellino imposta da una delibera di Giunta e dal Contratto Nazionale. Basterà l’ennesima letterina sindacale ad evitare nuovi suicidi?