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#Gefahrgebiet – Stato di Polizia ad Amburgo contro il Rote Flora

| giovedì 9 gennaio 2014

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di Jacopo Rosatelli, dal manifesto

Amburgo è da sem­pre, insieme a Ber­lino, la città poli­ti­ca­mente più viva della Repub­blica fede­rale tede­sca. I quar­tieri Schanze e St. Pauli sono, in par­ti­co­lare, le zone in cui si con­cen­tra la vita alter­na­tiva e anta­go­ni­sta della metro­poli sull’Elba. Da alcuni giorni rap­pre­sen­tano anche l’area in cui è in vigore una sorta di «zona rossa», chia­mata nel lin­guag­gio uffi­ciale della poli­zia «Gefah­ren­ge­biet», vale a dire let­te­ral­mente «zona di peri­colo».

In sostanza, uno stato d’eccezione in virtù del quale le forze dell’ordine hanno le mani libere per per­qui­sire chiun­que giri per la strada, anche in assenza di situa­zioni con­fi­gu­ra­bili, secondo i nor­mali stan­dard, come «peri­co­lose». Con­trolli di massa giu­sti­fi­cati — così recita la legge — da «infor­ma­zioni in base alle quali si viene a cono­scenza che in quell’area si com­piono delitti», che si rende neces­sa­rio non solo repri­mere, ma anche prevenire.

La norma è con­te­nuta nella legge sui poteri di poli­zia del muni­ci­pio di Amburgo, che nell’ordinamento tede­sco è un Land a sé. E l’ordine pub­blico è in buona parte mate­ria delle ammi­ni­stra­zioni locali, non del governo fede­rale. La scelta di dichia­rare i quar­tieri caldi «zona di peri­colo» ricade quindi inte­ra­mente sull’amministrazione della città-stato ambur­ghese, nelle mani non della destra demo­cri­stiana, ma dei social­de­mo­cra­tici della Spd.

Motivo di tale repres­sione lega­liz­zata di massa è, secondo l’esecutivo locale, la pre­senza di nuclei di delin­quenti che «tur­bano gra­ve­mente l’ordine» e «minac­ciano l’incolumità delle forze di poli­zia». Die­tro una simile esi­bi­zione musco­lare c’è la neces­sità dell’amministrazione social­de­mo­cra­tica di farla finita con lo «scan­dalo» dell’esistenza di uno sto­rico spa­zio occu­pato della zona, il Rote Flora, cen­tro di ini­zia­tiva poli­tica e cul­tu­rale degli auto­nomi ambur­ghesi: la pro­prietà dello sta­bile vuole tor­narne in pos­sesso, pro­ba­bil­mente per dedi­carsi a un «risa­na­mento» che signi­fi­chi soprat­tutto fare affari. Secondo il copione di ciò che i socio­logi urbani chia­mano «gen­tri­fi­ca­zione», feno­meno — pur­troppo — molto visi­bile in diverse metro­poli, a par­tire da Berlino.

Ma c’è dell’altro: il Rote Flora offre da tempo sup­porto poli­tico e logi­stico ai migranti appro­dati ad Amburgo da Lam­pe­dusa (la cui vicenda il mani­fe­sto ha rac­con­tato lo scorso 5 set­tem­bre): cen­ti­naia di per­sone in lotta per il diritto di poter vivere e lavo­rare in Ger­ma­nia ma che, secondo le leggi euro­pee e i gover­nanti tede­schi, dovreb­bero essere rispe­dite in Ita­lia. Paese dal quale — a Palazzo Chigi c’era Sil­vio Ber­lu­sconi — furono gen­til­mente invi­tate a slog­giare una volta ter­mi­nata la cosid­detta «emer­genza Africa».

Molto duri con la gestione dell’ordine pub­blico da parte dell’amministrazione social­de­mo­cra­tica sono i Verdi, che denun­ciano «una mas­sic­cia limi­ta­zione della libertà di movi­mento dei cit­ta­dini». Parole simili anche dai libe­rali della Fdp, ormai assenti dal par­la­mento fede­rale, ma ancora pre­senti in quello del Land amburghese.