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Fratelli di Taglia: Larussa, Lapenna & C.

| giovedì 21 febbraio 2013

lapenna

by Red Proof

Mentre scoppia l’indignazione per lo spot omofobico degli Italy Bros che invita a votare “non con il culo, ma con il cuore” e la croce celtica brilla dal collo della candidata regionale Capotosti, si viene a sapere che Lapenna Andrea, ex assessore alla sicurezza del comune di Cantù e candidato “libero onesto e senza paura” in corsa per la Regione Lombardia nella lista dei fratelli di taglia Ignazio e Romano Larussa a sostegno di Bobo Maroni, è citato in giudizio per molestie, minacce e stalking ai danni di un’insegnante invalida residente sopra il suo appartamento con l’anziana madre e il figlio.

Secondo l’articolo pubblicato sul Fatto: “Tutto parte nel 2005 come una lite di condominio, nata da una canna fumaria difettosa che il Lapenna, al tempo assessore alla sicurezza di Cantù col Pdl, accendeva incurante del fatto che non fosse affatto sicura. A nulla sono valse le lamentele degli inquilini al piano di sopra per l’appartamento invaso dal fumo. Finché l’impianto andrà a fuoco rischiando di bruciare l’intera palazzina. Le perizie dimostreranno poi che non era a norma e l’incidente costerà al politico una prima condanna in sede civile a risarcire 25mila euro di danni”.

Sentenza non digerita dal Lapenna, che per sei anni ha pedinato, minacciato, ingiuriato e aggredito la famiglia, che logorata e spaventata ha infine deciso di rivolgersi alla procura di Como, depositando un fascicolo di cento pagine oltre a filmati, fotografie e registrazioni, da cui provengono frasi che rendono appieno la tempra morale e politica del candidato fascista di Fratelli d’Italia: “Se li trovo per strada li investo con la macchina”; “Bisogna prenderlo tra il chiaro e lo scuro e dargli una lezione”; “Ti tiro un’accetta in fronte, li faccio fuori”; “La legge me la faccio io da solo”.

Forte della sua influenza politica Lapenna era sempre riuscito a scansare l’intervento delle autorità, fino al giorno in cui, esasperato, il figlio dell’insegnante invalida è uscito sul terrazzo di casa minacciando di buttarsi di sotto se qualcuno non fosse intervenuto per porre fine alla persecuzione. A quel punto Lapenna si è così visto arrivare prima due avvisi di garanzia e poi la citazione a giudizio per stalking e molestie. I gerarchi nazionali di Fratelli d’Italia minimizzano l’accaduto: Alessio Butti, senatore e referente del partito a Como dice di non sapere con precisione i motivi dell’indagine su Lapenna, sa però con precisione “che la vicenda non ha nulla a che vedere con la sua attività di amministratore”.

Nessun commento invece da parte dei due Larussa Bros, il primo ex picchiatore fascista nella San Babila anni ’70, indagato quand’era ministro della Difesa per peculato dalla Corte dei conti, e in rapporti d’affari con Sergio Conti, galantuomo condannato a sei anni di galera per usura con l’aggravante del metodo mafioso (lui e La Russa dividevano le quote delle società che controllavano del Gibson Bar e dell’Enoteca Gibson, di Milano), e infine anche in odore di ndrangheta, secondo quanto emerge dal saggio-inchiesta di Gianni Barbacetto e Davide Milosa Le mani sulla città, che riferisce di presunti contatti avvenuti nel 2008 con Marco Clemente, proprietario della discoteca Lime Light, intercettato mentre parla con diversi capi della ‘ndrangheta. Secondo la Squadra mobile di Milano, La Russa si sarebbe servito di Clemente per contattare Salvatore Barbaro e chiedergli un intervento della sua famiglia su tutta la comunità calabrese della provincia milanese per far votare alle elezioni il Popolo della libertà. Ma tre anni di indagini non hanno dato risultati. Il fratello di taglia Ignazio ha sempre sostenuto di non conoscere Barbaro e Clemente, ma noi, come Pier Paolo Pasolini, non abbiamo le prove ma sappiamo che non è vero. Il secondo fratello di taglia invece, Romano La Russa, assessore alla Sicurezza di Formigoni, è indagato dalla Procura di Milano per finanziamento illecito ai partiti nell’ambito dell’inchiesta sul caso Aler assieme al marito di sua figlia, Marco Osnato, fascista pure lui ed ex consigliere comunale della banda Moratti.

Lapenna, i La Russa, tutti fratelli di taglia, l’Italia si pesta, dell’elmo del duce si cingon la testa!

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