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Fire at work, al confine dell’essere umano

pablo | lunedì 18 marzo 2019

Il progetto Fire at work ha quasi raggiunto la maturità, visto che è nato a Roma alla fine del millennio scorso. Incontro Fabrizio Rossi, anima del progetto. Il pretesto è l’uscita di una coppia di vinili piuttosto diversi tra di loro. Fabrizio, vuoi parlarci di questi due ultimi lavori, uno più legato alla scena techno-industriale e l’altro più dall’anima idm/cinema?

“On The Edge Of Human Being” esce perla nostra label Stirpe999 e include due remix a cura di Dadub e Positive Centre e un featuring con Pierpaolo Caputo e la sua ghironda. Il nostro lato è un lavoro elettroacustico che si apre con un preludio di piano e si chiude con la collaborazione con Pierpaolo . Il movimento centrale, è quello più attento al ritmo e rivisitato nei due remix.

Volevamo mettere a confronto il dato umano con l’aspetto più chirurgico della produzione, per questo la scelta della ghironda e del piano. L’obiettivo era proprio sfruttare l’imperfezione, l’inesattezza dell’esecuzione da contrapporre alla serialità dell’ordine binario. Un dato estremo di resistenza alla condizione attuale che ci vede appunto “al confine dell’essere umano”.

E per quanto riguarda la produzione techno/industrial – questi mi sembrano gli ambiti di riferimento dell’uscita su Monolith records?

“Atomic Spawn” s’inserisce nel percorso della Monolith Records e risulta quindi più diretto e fisico. Una visione distorta e di rottura del linguaggi techno che vuole ribadirne il potenziale critico, il carattere post-umano che lo pone in relazione diretta con la controcultura cyberpunk e l’universo industriale più radicale. Da questo punto di vista il remix di Hhypnoskull è ciò che di meglio poteva capitare per chiudere il cerchio.

In che modo nascono le collaborazioni discografiche con altri artisti? C’è un discorso di affinità musicale o anche altro?

Le collaborazioni nascono in virtù di affinità che vanno oltre la sfera prettamente artistica ma al contempo influiscono sul percorso creativo e comunicativo determinando un orizzonte comune di intenti ed immaginario.

Quali sono gli artisti a cui ti ispiri e coi quali vorresti collaborare?

Parlare d’ispirazione non credo sia corretto, ho un background di riferimento prevalentemente non elettronico. La matrice industriale è evidente ma rifiuto il mero esercizio di stile. Sono interessato da sempre alle proposte di rottura e radicali, alle sperimentazioni in grado di interrogare il potenziale comunicativo ed espressivo del linguaggio musicale. Da questo punto di vista siamo aperti come label e come Fire at work a ogni tipo di collaborazione.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

A breve uscirà un 12″ per Black Chrysalis Archives, un remix di “Prometeo” di Tullia Benedicta, che include anche una reinterpretazione a cura di Samuel Kerridge. Lo step successivo è una compilation per la nostra Stirpe999 con Pure, Inner8, Oreinoi, Angelo M.Farro e Fire At Work.

So che da qualche mese risiedi a Berlino. Esiste ancora una scena underground in città?

Bisogna prima intenderci sul significato del termine underground. Per me si tratta di una scelta di campo compiuta nella volontà di determinare un cortocircuito, violare i perimetri della cultura di superficie mettendone in discussione i cardini e cercando un orizzonte nuovo, condivisibile e riproducibile. Fatico a trovare queste parole d’ordine un po ovunque ormai e non considero Berlino ne nessun’altra città la terra promessa. La mia generazione ha avuto la possibiltà di coltivare questo sogno: le realtà autogestite e la controcultura nata al loro interno, la miriade di realtà musicali ed editoriali d.i.y, le TAZ…tutto questo poteva rappresentare un punto di svolta e in parte così è stato. Ma è altrettanto importante riconoscere gli errori compiuti, creando e reiterando stereotipi ridicoli, avallando logiche d’intrattenimento, dando al “pubblico” esattamente ciò che si aspettava in virtù di una mentalità quantitativa e non qualitativa. Da questo punto di vista, Berlino è sicuramente meno disastrata di Roma. La gentrificazione violenta ha incontrato una scena controculturale più forte e meno incline a prestare il fianco . Questo ha permesso una reazione, la nascita di tante piccole realtà attente alle istanze più radicali, sperimentali e visionarie, una rete che attraversa la città ed è ancora in grado di proporsi come alternativa.

Ultima domanda, come vedi la scena italiana?

Penso sia siano assestate le differenze con il passato. C’è un differente equilibrio geografico, venendo meno la centralità della capitale. Mi sembra che ora le cose più interessanti avvengano tra Milano e Torino o eventualmente al Sud, la scena partenopea mi sembra molto viva e continuo ad avere splendide esperienze ogni volta che mi reco a Palermo per suonare . Quanto alla proposta musicale, senza dilungarmi sui casi specifici, è evidente un’attenzione maggiore verso le declinazioni più sperimentali del linguaggio elettronico ma al tempo stesso una serialità diffusa degli ambiti creativi e dei criteri espressivi proposti, a testimonianza di un interesse solo in parte genuino e spesso conseguenziale all’hype del momento. Ad ognuno il compito di scavare alla ricerca di proposte e percorsi in grado di testimoniare differenza e spessore.