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Finto Navigli? Prima il Seveso!

Stefano Mansi | venerdì 6 luglio 2018

Sarà perchè sai, qui in fondo a viale Zara i fighetti di bellamilano non ci han messo mai piede. E la notizia dell’esondazione del Seveso di stanotte alle 3 non li ha neanche minimamente sfiorati. O sarà perchè il Seveso è un fiumiciattolo di periferia che sparisce sotto i tombini tra Niguarda e Bresso. Oppure perchè non ci sono vedute ottocentesche che illuminano le soavi menti degli ‘sciuur’ del centro, nei loro salotti da intellettuali democratici consumati con bucoliche rappresentazioni della Milano del Manzoni.

Sarà quel che sarà ma chi, a Niguarda ‘L’è 40 ann ch’el vegn foeura el Seveso’. ‘Tanti paroli, tanti diségn, ma anca stanott, ghera l’acqua ai pe’, ci racconta il signor Francesco che abita nei palazzoni anonimi di fronte all’Ospedale Maggiore. ‘Ne podum pu’, si lamenta. Come si lamentano migliaia di cittadini che non hanno ancora dimenticato le recenti esondazioni, ben 3 di cui due disastrose, tra il 2011 e oggi. Ed è proprio alla costruzione dell’Ospedale Maggiore, e alla sistemazione ingegneristico-idraulica di tutta l’area orientale di Milano, avvenuta durante il Regime Fascista che risalgono i problemi delle esondazioni, sempre più frequenti vista la cementificazione di enormi brani di territorio verso nord. A Cusano Milanino dentro un’ansa del Seveso han costruito un fabbricone e il fiume è diventato un canale. A Dugnano l’ansa del fiume è diventata la ‘piazza del Mercato’. A Palazzolo la Clariant Italia ha addirittura ristretto l’alveo del fiume che diventa un muro, formando una bella curva parabolica che aumenta ‘a palla’ la velocità dell’acqua. Bisogna arrivare sino a Varedo (Varedo cazzo!) per trovare una sponda con due sassi, una minispiaggia che lascia intendere quale fosse l’area naturale di sfogo del fiume, ignorata completamente da tutti i piani regolatori, e non solo quelli degli ultimi anni, anzi.  Tra Varedo, Seveso e Cesano Maderno una giungla di cemento  di diversi chilometri, senza respiro alcuno, circonda il Seveso. Lentate, Cabiago, Cesano Maderno l’asfalto l’ha fatta da padrone e basta una pioggia intensa che l’acqua scivola giù a bomba verso Milano. Là dove prima del 1960 terreni agricoli e a bosco (bisogna arrivare sino a Cimnago per vederne un pezzettino rimasto miracolosamente di fianco al Seveso) filtravano l’acqua meteorica trattenendola, oggi scorre in canali di calcestruzzo, strade di cemento, capannoni e costruzioni che in alcuni casi intervengono dentro l’area di esondazione naturale dell’alveo come a Barlassina dove un deposito di blocchi di cemento ha asfaltato completamente un’ansa del fiume disegnando una S tanto pericolosa che anche un bambino delle medie di accorgerebbe di quel che succede con un po’ di pioggia. L’imbuto vero, che nemmeno i lavori di pulizia dell’alveo interrato degli scorsi anni sono riusciti a risolvere, è in piazzale Istria, di fianco al distributore, proprio sotto il ponte e il terrapieno della ferrovia oggi deturpato da cartelloni moderni. E’ lì sotto che, per ragioni viabilistiche, viarie e ferroviarie l’alveo è stato stretto. Una scelta che nel 1930 poteva sembrare giusta: peccato che gli ingegneri del tempo non avessero previsto gli effetti della cementificazione del territorio che avrebbe trasformato tutto il bacino del fiume e i paesi che attraversa, un corso d’acqua che solo nel 1978 era considerato dagli esperti il più inquinato d’Europa. Lo stesso accorgimento è stato utilizzato a Ovest per i torrenti del ‘sistema-Olona’ che passano ancora oggi sotto la parte occidentale del Cimitero Maggiore.

Qui tra Settimo e Pero, negli anni Ottanta, visto l’analogo devasto territoriale su fino al Varesotto, è stato costruito il deviatore Olona che fa defluire verso Baggio anche le acque del Lura recentemente interessate dai lavori per un megabacino sotto Lomazzo, una soluzione che non è più possibile adottare nel quadrante est della città pieni di cemento, cavalcavia, autostrade, fabbriche. Ecco perchè una vera sistemazione idrogeologica di Milano non può che passare attraverso a costosi lavori di adeguamento di interi ‘pezzi’ di città sotterranea, anch’essa compromessa da sottoservizi, fondazioni , scavi, metropolitane (ben due la gialla e la viola). Ecco dove potrebbero essere spesi più sensatamente i 150 ( e il rèst muneda) milioni di euro che Sala & Cemento-Sinistra vorrebbero usare per rivitalizzare il mercato immobiliare degli amici del centro.

E’ li che ingegneri e tecnici comunali, e di MM spa potrebbero essere più utili a Milano e ai suoi abitanti, una categoria che non coincide con i ‘city user’, quelli che usano la città per poi sciabattare con trolley al seguito o sgasare su tangenziali e strade verso più comode sistemazioni il venerdì sera. Oltre la circonvallazione c’è una Milano con gli stivali di gomma da 50 anni, che si è rotta il cazzo. Un ultimo appunto: Sala & Pisapia promisero nel 2015 che i 40 milioni di euro fatti risparmiare allo stato per le vie d’acque, bloccate dai comitati cittadini di Gallaratese Baggio e Trenno, sarebbero stati usati per sistemare il Seveso. Un consiglio ai professoroni e ai manager del Cemento-Sinistra: ce la fate a scendere, almeno una volta, con la MM a Bignami o il vostro orizzonte si ferma in viale Tunisia?