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FASE 2? LE OMBRE DELLE DITTATURE

Redazione MiX | lunedì 18 maggio 2020

Non è la ripartenza che avevamo sognato. Nulla di buono sotto i cieli d’Europa con tanti piccoli segnali che testimoniano un’involuzione delle regole democratiche, piuttosto che uno sviluppo verso una veramente ‘nuova’ fase della società e delle economie europee. Se gli scontri in Montenegro della scorsa settimana durante una manifestazione dei cattolici serbi erano state represse dalla polizia, diversi arresti hanno segnato le proteste antigovernative tenutesi in diverse città tedesche nel corso del fine settimana, bollate da molti media come ‘gruppi dell’estrema destra, no vax e neonazisti’.

Peccato che diverse testimonianze di presenti a Berlino e Colonia testimonino la presenza di una realtà molto più variegata, che coinvolge disoccupati, commercianti e persone rimaste vittime economiche del Virus. Se l’Olanda e il suo governo ultra liberal si è dichiarato più volte contrario agli aiuti della banca europea all’Italia, ormai inevitabili visto il profondo rosso nei conti dello stato, è dall’Ungjeria che giungono le notizie più allarmanti. Orban e le destre ungheresi continuano a limitare le libertà sociali, che hanno colpito duramente la stampa non allineata nel corso del triennio 2017-2020. Alla stretta alla indipendenza della magistratura sono seguiti gli arresti di alcuni membri dell’opposizione con annesso repulisti interno, una pratica tipica delle dittature che con la scusa di colpire l’opposizione eliminano anche i propri affiliati non allineati. Anche in Francia sono pesanti le limitazioni e i controlli alla stampa indipendente e alle manifestazioni dei gilet gialli. Che il governo ha scelto di depotenziare con un’azione capillare diramata in tutte le prefetture, tanto sottotraccia quanto letale per l’opposizione sociale francese. Facebook e whatsapp controllati, comunicazioni cellulari tracciate, sequestri e perquisizioni. Come poteva mancare l’Italia nel novero dei paesi dove il Virus non ha cambiato le tentazioni autoritarie.

Mentre giornali e TV ci raccontano di una fase 2 green, con tante biciclette e un’economia completamente rinnovata, la verità parla la lingua diversa della repressione. A Bologna e Torino sono stati oggetto di arresti e perquisizioni due spazi sociali, accusati a vario titolo di soffiare sul malcontento sociale. A Torino, come al solito, sono stati i più attivi tra i no tav ad essere stati inquisiti per il servizio d’ordine antispacciatori ce svolgevano all’esterno di alcuni spazi sociali. A Bologna invece, le attenzioni della Digos hanno riguardato gli anarchici bolognesi, già sotto il mirino dagli attentati alle cabine di manovra alla Tav degli scorsi anni. Che dire poi di Marghera dove i sindacalisti che avevano chiesto all’azienda di adottare misure di protezione e sicurezza sono stati denunciati per calunnia dall’azienda? Come poteva mancare Milano e il suo #Modello nel novero della repressione che sta caratterizzando la fase 2? Il Sistema-Trivulzio ha fatto scuola: delegati sindacali zittiti, rappresentanti per la sicurezza minacciati e sottoposti a provvedimento disciplinare, lavoratori a cui veniva impedito di indossare le mascherine. Un metodo profondamente fascista che dalle case di riposo al Trivulzio, al Palazzolo, al Golgi Redaelli è passata anche al ‘faro’ del progressismo italiano, il Comune di Milano dell’antifascista Beppe Sala che ha comminato un procedimento disciplinare a un delegato per la sicurezza per le azioni a tutela della sicurezza dei lavoratori. La sua A.T.M. si è distinta la scorsa settimana per aver imposto con una diffida e una minaccia di querela a Radiopopolare, storico media d’informazione milanese, il cambio del titolo di un articolo che parlava dei tanti autisti A.t.m. positivi ai test sierologici condotti dall’Ospedale Sacco a lavoratori volontari. Nel mese precedente nessun giornalista aveva osato chiedere, durante le conferenze stampa a palazzo Marino, il numero dei morti registrati dagli uffici funebri. Pessimi segnali per la ‘ripartenza’.