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Fa’ la cosa funzionante

| martedì 27 settembre 2011

Si è svolta a New York la Maker Faire, la Fiera del Do It Yourself (DIY)


nella foto: bambini giocano con pezzi di legno tagliati da una sega da legno a controllo numerico

Fá la cosa giusta funzionante.

di Daniele Salvini

Alla MakerFaire di quest’anno c’erano tante cose autocostruite. È la fiera del Do It Yourself più grande del mondo, dopotutto, ma la parte del leone l’hanno fatta le stampanti 3D. Con dentro i microcontrollori Arduino.

3D, man!
La stampante 3D fa colare un sottile strato di plastica calda che presto si solidifica formando l’oggetto. Vasetti, statuette, busti, listarelle, tubi e tutto quanto e tutto quello che si può fare colla plastica. (compreso quel pezzetto di plastica che teneva insieme il tuo coso e che si è rotto e che non hai il coraggio di andare a chiedere quanto costa al costruttore, forse era un’anellino di plastica che teneva assieme le due parti.. com’è che si dice? ah, sì: il “pezzo di ricambio”.

E naturalmente si possono stampare dei pezzi piccoli che vanno a formare dei pezzi grandi: sì, modulare.


nella foto: stampe 3d

Le stampanti 3D sono delle macchine magiche che convertono l’immaginazione in realtà. Ne esistono di tantissimi modelli e formati. Assemblando pazientemente sapientemente i pezzi hardware aperti è possibile costruire la propria stampante 3D. Ed è quello che molti dei partecipanti alla fiera hanno fatto, portando poi il proprio prototipo alla fiera, o nei casi più avanzati, un modello finito e vendibile.

la Matrice Neutra:
le stampanti 3D più economiche partono dai $400 ma sono difficili da assemblare, si arriva fino ai $3000 per una stampante già costruita. Perché le stampanti si costruiscono, al Maker Faire c’era anche una stampante ricavata dalle stampe di una sua identica collega. La metastampante: commovente nel suo aspetto comune e dimesso, nerastra e dall’aspetto comune, è stata costruita da pezzi stampanti di un’altra stampante 3D.


nella foto: la metastampante. Sono tra noi! Si replicano da sole!

Build, Craft, Hack, Make.
Riciclo, sostenibilità, educazione e tanta passione nel mettere le mani sopra alla tecnologia, magari per fargli fare qualcosa di diverso rispetto a quello per cui era progettata.

C’erano tantissimi bambini che correvano tra un padiglione e l’altro costruendo cose con pezzi di legno ricavati da seghe elettriche comandate da Pc, giocando con robot telecomandati, saltando su skateboard meccanici e biciclette a due, tre e quattro ruote e seguendo corsi di saldatura e programmazione.
Tutto rigorosamente Do It Yourself.

C’erano seghe numeriche per legno di grosse dimensioni comandate da microcontrollori Arduino che fabbricavano sedie, pezzi di puzzle, accessori ed altro. C’era un collare per tracciare gli spostamenti (geolocalizzazione) dei leoni via GPS. C’era un’altalena meccanica per due persone in grado di girare su se stessa che quando raggiunge una data velocità (2G), scatta una foto polaroid a chi ci sta sopra. C’era uno scanner per scansionare libri, in grado si scansire 200 pagine l’ora, senza affaticarsi rovinare il libro, e di uplodare automaticamente la scansione su archive.org. C’era un enorme drago sputante fuoco costruito con copertoni e pezzi di metallo riciclati. C’era il corso di saldatura di base per grandi e piccini. C’era il workshop hands-on di robotica per bambini, ed anche il workshop di riciclo materiali.

Alla Fiera del Make, per tre soldi..
Avendo il vizio del gadget, essendo squattrinato e piacendomi di girare compatto (e a chi non piace?) sono stato attirato come un gatto al tonno dagli oggetti asportabili, di piccole dimensioni e utili. Questo è un microfono a contatto ed amplificatore che crea un segnale audio dalle vibrazioni, $20. Per persone affette da mutismo e per musicisti sperimentali. Fatto a mano e con amore da quelli di getlofi.com.
http://www.youtube.com/watch?v=ubM2xlLz0nA
nel video: il microfono a contatto

La Fiera si è tenuta nella New York hall of Science, grande centro della scienza e della tecnica con più di 400 installazioni interattive (nota che in inglese vengono definite “hands-on”) sulla biologia, chimica e fisica.

L’Ingegnere è un agente di cambiamento sociale.
Il Fai da té negli ultimi anni ha smesso di trattare aeroplanini di balsa per usare sempre più l’elettronica, i microcontrollori aperti che permettono costruzioni modulari sono una realtà.

Se le parti elettroniche, meccaniche e magnetiche che permettono il funzionamento di un calcolatore sono costruite in maniera Aperta, i pezzi risultano interscambiabili tra loro, le macchine sono riparabili da chiunque lo sappia fare e non solo da tecnici certificati dalla casa di produzione e questo migliora l’esperienza degli utilizzatori e permette la concorrenza in un mercato altrimenti monopolizzato dalle grandi case costruttrici. L’esempio più antico è quello del motore a scoppio, se non fosse stato costruito in maniera aperta, gli unici in grado di ripararlo sarebbero stati i fabbricanti di automobili e non sarebbe esistita la professione del meccanico.

I componenti elettronici si sono miniaturizzati e il loro utilizzo ha pervaso la vita quotidiana. Nessuno può più dire di “non usare il Pc” a meno che davvero non utilizzi neanche un telefonino e il bancomat o che viva in una comunità di luddisti. I vantaggi della comunità nel gestire e nel non essere gestita dalla tecnologia sono evidenti. La definizione di Hardware a Sorgente Aperta, OSHW è la seguente: “i materiali i cui disegni sono pubblicamente disponibili per lo studio, modificabili, distribuibili e realizzabili da chiunque voglia farlo. Questo massimizza la possibilità per gli individui di fare ed usare l’hardware, portando la libertà di controllare la tecnologia e condividendo la conoscenza”.

Per esempio in ambito medico il bisogno di avere a disposizione Materiali Aperti è ben visibile: Eyewriter è una protesi per l’interazione uomo-macchina tramite i movimenti oculari. Si tratta di uno di quei casi (come anche i software per i non vedenti) dove i prodotti esistenti, data la relativamente scarsa domanda del prodotto, sono di qualità scadente. Non vengono aggiornati e hanno costi altissimi approfittando dell’assenza di concorrenza e del loro non essere prescindibili. É stato presentato il caso dell’artista graffitista Tempt, il quale dopo l’incidente è immobilizzato a letto, e utilizza oggi il sistema Eyewriter per parlare, scrivere e soprattutto disegnare, che nel suo caso equivale a lavorare, tramite i movimenti degli occhi.

È imprevedibile il modo in cui la gente utilizza la tecnologia, bisogna costruire pezzi aperti, interscambiabili, in modo da favorire la flessibilità.

La stragrande maggioranza di queste invenzioni sono basate o contengono al loro interno i microcontrollori Italiani Arduino realizzati ad Ivrea. Massimo Banzi, co-fondatore di Arduino, ci dice che è straordinario l’entusiasmo che riscuote Arduino, anche pensando che i prodotti Italiani nell’elettronica non hanno esattamente un’ottima fama. Questo è dovuto alla comunità forte che Arduino ha saputo creare. L’Italia ha bisogno di muoversi, e Arduino è una tecnologia abilitante. A Torino è stato realizzato un FabLab, un piccolo laboratorio dotato di una serie di macchine controllate da computer che permettono di fabbricare quasi tutto; qui vengono realizzati corsi di assemblaggio e programmazione. “Vorremmo farlo continuare, e magari aprirne uno nuovo in un’altra città. Fabbricare digitalmente non è impossibile”.

Andrew “Bunnie” Huang di Chumby Industries ha spiegato come il rallentamento della Legge di Moore: “Le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad esso relativo, raddoppiano ogni 18 mesi” sia una buona cosa per i costruttori singoli. Oggi sarebbe impensabile costruire un Telefonino o un Tablet perché una volta trascorso il tempo per costruirlo, sarebbe già obsoleto, ma quando il ciclo di Moore si sarà fermato, assisteremo a una nuova attitudine verso l’elettronica di consumo e alla nascita di una nuova cultura della riparazione. È bello che una volta tanto il futuro non prometta solo disastri. Spero tanto di esserci.