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Expo Renzi: Ritardi, Cantieri e Sistemi

| mercoledì 25 marzo 2015

Renzi torna al cantiere Expo, torna parlando 10 minuti motivando gli operai.


Ritorno tattico e strategico a pochi giorni dalla serie di articoli usciti sulla stampa locale, e no, che denunciano ritardi enormi nella costruzione del sito, i cui lavori continueranno fino almeno al 30 giugno come trapela da fonti interne. Sui lavori al grande evento associati, dalle autostrade inutili e dannose, Bre.Be.Mi. docet, alle metropolitane oramai si è quasi messa una pietra sopra. Forse anche sulla famosa “via d’acqua”.
Ma sul sito,invece, il tentativo contro il tempo di arrivare con tutto pronto è lanciato. Così Renzi torna a Milano.

Renzi non può fare brutte figure, va dagli operai, chiede di stringere i denti, di moltiplicare le forze, di farsi carico dell’importanza di Expo. Discorso motivazionale. Certo non sono gli operai ad avere colpe. Quindi cosa significa questo nuovo show? L’importanza di Expo non è solo metropolitana, e l’importanza non è solo legata all’evento in se ma ad un “progetto Italia” complessivo e ampio. Dietro Expo 2015 c’è un modello di società. Lo dice proprio il premier.
Non sappiamo se questo passaggio serva solo a riprendere spazio sui media e quindi provare a dare l’impressione che i cantieri saranno pronti. Probabilmente Renzi non avrebbe avuto bisogno di andare al cantiere per guadagnare spazi mediatici. Potrebbe essere che un nuovo allungamento dei tempi di lavoro nel cantiere sia dietro l’angolo, può essere che si arrivi a lavorare 24 ore su 24? Non sarebbe impensabile, e non sarebbe poi troppo diverso da quel che accade ora, dove si lavora 22 ore al giorno.

Renzi con le sue parole di ieri però da anche ragione ai No Expo e ai movimenti sociali. È da diversi anni che Attitudine no Expo dice che il grande evento non è solo una fiera o un evento. È un progetto su larga scala basato su coazioni di stampo neoliberale volte a trasformare non solo il territorio ma relazioni sociali e dare una nuova direzione al capitalismo in salsa tricolore. Un riconoscimento, un errore, o il disvelamento calcolato di parti di narrazione tenute sotto traccia ma oramai ampiamente svelate, anche se in maniera tangenziale, dalle decine di articoli che sugli organi d’informazione raccontano di sponsor multinazionali, inchieste, ritardi e tendenze che poco hanno a che fare con l’idea di sfamare il pianeta, recuperare sovranità alimentare e decisionale. Magari staccandosi dalle drammatiche scelte che la scuola di Chicago, il neoliberismo e le trasformazioni violente e radicali del capitalismo negli ultimi 25 anni hanno imposto e con le quali si è arrivati alla crisi globale, all’austerity e all’impossibilità di sostenibilità planetaria al sistema vigente.

Expo idee non può essere la Leopolda del nuovo progetto capitalista italiano, e immediatamente europeo?

Lo stress renziano attorno al grande evento è realtà e palese: il ritorno al cantiere, la pesanti critiche ai lavoratori della Scala o l’ossessione al richiamo “alla bella figura” sono la parte emersa di quest’ansia. La partita è grossa, forse più grossa di quello che ad oggi i movimenti e le letture sulle criticità della “logica grande evento” e “dispositivo Expo” hanno individuato, e forse ha a che fare con la governance europea e la possibilità del sistema stesso di restare in piedi. Certo Expo 2015 è una parte delle criticità sistemiche, non l’unica, ma la prima. Renzi, Pisapia, e la sempre più piccola politica italiana ne sentono il peso. Fantapolitica?

Se non è fantapolitica L’opposizione ad expo non può quindi fermarsi solo all’opposizione ad un giorno, ad alcuni cancelli e padiglioni. Deve fare i conti con la sfida e la sistemicità del progetto. L’opposizione ad Expo deve sapere cogliere la sfida, fare rete, e bloccare il processo e le trasformazioni oltre la logica dell’evento che purtroppo è endemica anche nei movimenti.