MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Smogville

Expo in città: con la benedizione

| martedì 31 maggio 2016

FB_IMG_1458411526676

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le voci si sono rincorse per una settimana. Prima accenni, qualche occhiata, frasi a metà. Poi telefonate, informazioni che si incrociavano, iniziative pseudo-elettorali. Poi riscontri. Oggi un testimone oculare. L’incontro di cui tutti parlavano c’è stato, allora. Sala è il prescelto. L’intellighenzia ambrosiana ha scelto il suo sindaco. Compagnia delle Opere, Comunione Liberazione, Casa della Carità, Caritas, Ceas e in ultimo, come l’ombra di un’aquila che volteggia troppo in alto per poterla scorgere ecco la Diocesi. Solo nomi, certo, nulla di organizzato organicamente se non fosse che seguono a ruota Fondazione Fiera, Museo di Storia Naturale, la Fondazione Cariplo ed Euromilano.

E’ qui nelle vie tra Sant’Ambrogio e via De Togni, a due passi da via Vico e San Vittore giù fino a Corso Magenta e poi ancora Cadorna e piazza Virgilio, che ci sono, per dirla alla milanese, i ‘cagnun’. Qui invece, per essere all’altezza della MilanExpo internazionale, ha sede il più alto numero di decision maker milanesi, gli ‘sciur’ che preferiscono non apparire, lasciando ad altri l’ingrato compito di metterci la faccia sui giornali e nei consigli in comune e nei neo municipi. Qui, nelle silenziose e lustre vie del centro città abita il potente Carlo Sangalli di Confcommercio. Qui c’è la casa di Fiorenzo Galli e molti altri deus ex machina delle leve del potere ambrosiano. Liprandi e altri politico-imprenditori di area sono stati i primi ad abbandonare Parisi, la scorsa settimana, virando subito verso l’ex amministratore delegato di Telecom, mentre la lista di Lupi (data a meno del 3%) servirà solo a bilanciare i voti che la Lega prenderà nelle periferie popolari, lì dove il disagio è più forte, tra brandelli di città lontani dagli specchi dell’Unicredit. Sala ha ricevuto l’imprimatur, è lui l’uomo scelto per gestire il passaggio da Milano all’area Metropolitana colla benedizione del partito della nazione romano: la città ha davvero voltato pagina. Finita l’epoca dell’amministrazione di condominio, archivato il bluff arancio con molte delle sue promesse tradite, serve un dirigente capace di destreggiarsi con la finanza, non solo italiana. Lo spritz di Sinistra X Milano (data dai sondaggi sotto 7%), annacquato dalla forte impronta cattolica della coalizione, servirà proprio come l’Aperol. Colore e poco più, mentre piano regolatore, leve finanziarie e partecipate restano saldamente in mano a chi le aveva sempre gestite, con buona pace della Rivoluzione Gentile. Non mancheranno nemmeno in consiglio gli uomini e le donne del novello ‘partito della nazione’, un blocco di potere ancora più forte di quello che aveva gestito la Milano degli anni Ottanta a cui si avvicina per l’immaginario che è capace di suscitare, tra eventi, spettacoli puntando tutto sulle leve di giovani creativi, partite iva, innovatori presenti nella metropoli. La Milano da Bere del 2016 è più sobria e meno ostentata di quella a lustrini del craxismo degli anni Ottanta e non si vergogna di esibire piercing e barbe lunghe, non è più l’immagine da sola che conta. Non poteva mancare la Bocconi con le sue Cristina Tajani e Chiara Bisconti, a dare un tocco di classe. Poi abbiamo la Casa della Carità di Don Colmegna col presidente di zona 8 Simone Zambelli. Anche Lorenzo Boati e Marco Granelli hanno buoni (buonissimi) appigli con oratori e associazionismo nelle loro rispettive zone (Forze Armate e Bruzzangeles). C’è poi Rosario Pantaleo e David Gentili, l’ex Vicesindaca, ex assistente sociale e presidentessa della Fondazione Casa della Carità Guida. A far da scia la pletora di associazioni, enti, comitati genitori, enti del no profit, l’housing sociale, scout, associazioni sportive ognuno col suo pezzettino di spazi, concessioni, contributi, esazioni da portare a casa. Una pratica che non potrà che moltiplicarsi (vedi alla voce Scuola Aperta) con i 3 posti di assessori (nominati da chi prenderà più voti) a disposizione per ogni zona, più il presidente di Municipio. 36 nuovi posti a tempo pieno nella politica, gestiti col sistema maggioritario, sono la manna per le lobby con buona pace dei ‘Beni Comuni’ diventati la diligenza da assaltare in nome della sacra sussidiarietà. Una scuola gratis a me! I Giardini di Porta Venezia gratis per me! Quello spazio invece lo voglio io! Non potevano mancare le Fondazioni e le cooperative edilizie, così come le SGR, un mix di società immobiliari e finanziarie i cui lasciti possono essere visti in via Cenni (via Novara) e a Figino. Ed è qui, tra oro e mattone, che si concentrano gli interessi più grandi del nuovo blocco di potere che va coagulandosi intorno a Sala, rodato con successo negli anni di Expo e restato praticamente senza opposizione. Altro che partito di lotta e di governo, qui non c’è rimasto più nulla capace di punzecchiare il manovratore né in piazza che in Procura mentre i sindacati sono attaccati alle bombole d’ossigeno. Non a caso Beppe, come viene chiamato dai suoi innumerevoli fan forse per farlo percepire più ‘umano’, ha chiesto modifiche al PGT a suo dire troppo vincolante. Le aree e le opportunità di investimento sono enormi e si concentrano in primis sugli scali ferroviari per poi passare ai bordi del Parco Agricolo sud fino all’area Expo, alle connessioni tra verde e servizi coi comuni della ‘prima cintura’, da Pieve Emanuele a Rozzano e Bareggio passando da Novate, Cormano per arrivare a Sesto e San Donato. Piazza d’Armi e le aree delle stalle di via Capecelatro e dell’ex Trotto sono più ampie del Portello e servirà un miracolo per salvare dal calcestruzzo il quartiere ippico di Milano nato a fine Ottocento e ormai abbandonato dagli operatori dopo lo sfratto targato Snai. Ora tutto diventa più semplice da capire. Non era un caso se nel movimento di opposizione al modello-Expo mancassero uomini e fiato. Nemmeno il caso dei lavoratori sottoposti a controlli di polizia prima di firmare contratti di lavoro dentro la ‘piastra’, in flagrante violazione dello Statuto dei Lavoratori, aveva provocato troppo fastidio nella ‘sinistra’ milanese. Ecco perché anche il movimento ‘antagonista’ con molte delle sue truppe impigliati dentro la Giunta, nei consigli di zona, dentro a enti e associazioni foraggiati da Palazzo Marino, era rimasto defilato nei mesi di preparazione al 1 maggio 2015. Invisibili le presenze militanti nel 24 mesi di presidi e assemblee dei comitati contro le vie d’acqua, una delle poche lotte vincenti (per ora) contro Expo insieme a quelle contro gli sgomberi. Tutti passaggi cruciali da approfondire per capire il passaggio di consegne e gli sviluppi futuri della Milano di domani. Il Modello Milano si prepara a uscire dalle recinzioni di Expo per dilagare in città. Ci sarà qualcuno in grado di opporsi, è la domanda che si fanno in molti. Del resto che vi aspettate da chi sta organizzando la sua campagna elettorale a colpi di: ‘Perché tu preferivi la Moratti?’