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LASEMANA

ottobre 28, 2017

Università della strada – mezzo secolo di controcultura

@ Casa della Cultura di Milano Via Borgogna 3

“L’università della strada” è la definizione che Primo Moroni ha dato della controcultura, notando come la propria formazione intellettuale non nasca solamente dalla frequentazione di quei luoghi istituzionalmente preposti a una funzione di istruzione ed educazione, ma germini, con la forza di un’alternativa, anche dalle piccole aggregazioni di quartiere, dalle diverse esperienze di strada, nella traiettoria esistenziale di ciascun individuo
Milano è stata sicuramente una città trainante di quella “lunga primavera” – secondo le parole di Ignazio Maria Gallino – della controcultura italiana; a partire dalla metà degli anni sessanta, con l’esperienza dei beat, passando poi per tutti gli anni settanta con “Re Nudo”, i Circoli del proletariato giovanile e i suoi festival, l’occupazione delle case, l’arte diffusa, il femminismo, il punk e altro ancora, la città si è infatti innervata di un caleidoscopio di esperienze alternative che hanno conferito una particolare vivacità, una vera e propria fioritura di iniziative, al tessuto sociale cittadino. Una vivacità rinvigorita in tempi più recenti da altre manifestazione – il cyber punk, l’hip-hop, la street art, i rave, per citarne solo alcune – che si legano con un saldo filo rosso, intrecciato da una comune radice dissidente e ribelle, alle esperienze passate sopraccitate. Nella musica, nel teatro, nell’arte, nella letteratura, nella produzione a stampa si sono infatti concretizzate una molteplicità di esperienze che hanno fatto sì che – per citare di nuovo Gallino – «dopo questa enorme e profonda esperienza collettiva, niente può essere più essere considerato uguale a prima», cinquant’anni fa come, almeno si spera, anche ai nostri giorni.
Il presente convegno si propone pertanto di presentare le molteplici esperienze, varie per incidenza e diffusione dell’underground milanese, che ormai compie quasi mezzo secolo di storia, con una particolare attenzione a vie e piazze, per creare una mappatura dei luoghi d’incontro alternativi nella nostra città.1 Si spera che emerga dal convegno un primo quadro d’assieme delle controculture a Milano, la città italiana dove probabilmente si sono rivelate più incisive quantitativamente e qualitativamente. Per arrivare a tale obiettivo, si è pensato di riunire nella giornata del convegno storici, antropologi, scrittori, musicisti, attori, registi che hanno studiato loa controcultura o l’hanno vissuta da protagonisti, nella convinzione che proprio da tale pluralità di prospettive possano emergere più chiavi di lettura per un fenomeno che già si presenta multiforme per sua propria natura e poliedrico nelle sue espressioni.