MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Milano XXX

Esplodere e Godersi lo Spettacolo

by Rosario Gallardo | mercoledì 25 settembre 2013

La storiaccia di Bertolucci che dichiara i retroscena della scabrosa super inculata al burro nel suo famossisimo e ormai anche datato “Ultimo Tango a Parigi”. Un film anche brutto, utile se non altro alla concezione di un opera ben più corposa quale “Ultimo Tango a Zagarol” diretto da Nando Cicero.

La famosa scena del burro è sulla punta delle dita di tutti, un intingolo ideologico-esistenzialista sciorinato a colpi di culo imburrato. Ho provato a rifarlo a casa, senza burro però, perché mi rovinerebbe il ph del retto; la frase sulla famiglia è davvero efficace, fa ridere da matti, altro che classico repertorio da anal con dominazione del tipo: “troia ti sfondo”. Semanticamente è interessante: ano, cazzo, patriarcato, alimentari, rivoluzione, dramma esistenziale, famiglia, abuso, edipo, politica penetrativa. Fatto sta che il dramma riscatta il sesso: il cinema è pieno di cazzi infilati (talvolta anche nel culo) innaffiati di lacrime, Monica Bellucci per un’inculata ci rimette le penne in “Irréversible” di Gaspar Noè. Una morte davvero imbecille per un film davvero gratuito, però concordata sul copione. Ma per l’arte si può mancare di etica? Vogliamo parlare di Witkin che fotografa cadaveri? No, dico: usurpa le spoglie, cadaveri umani interi e a pezzi messi in posa. Oppure di Spyke Jonze  che “Nel paese delle creature selvagge” (vi ricordate lo splendido libro di Maurice Sendak?) per incrementare l’espressività del bambino lo spaventava sul serio facendo sbucare membri della troupe all’improvviso da dietro gli alberi? Lo so è molto meno succulento della scena anal a tradimento, ma almeno parliamo di un bel film.
Che l’arte o la conoscenza possano legittimare delle azioni di merda io non lo credo, però penso che più che cercare colpe o legittimazioni dovremmo domandarci, noi pubblico, cosa stiamo andando a cercare. Siamo davvero in grado di comprendere e di giudicare il nostro prossimo? Ambire a un’oggettività rischia di farci scivolare in una prospettiva allucinatoria e spesso pericolosa. Dal canto mio non mi sarei dispiaciuta affatto a trovarmi in quel set, per Maria Schneider è stato atroce, a quanto pare.
Alla ultima Muestra Marrana (inverno 2012) è stato presentato il film di un mio carissimo amico, Michele Capozzi, e il pubblico si è indignato. Per un attimo ho temuto che lo linciassero, accusandolo di essere il sunto di tutto il maschilismo vecchio stampo per una scena con una prostituta che non si sottrae a un set che la mette evidentemente a disagio. “Pornology New York” è un pezzo di vita: è una autobiografia e non cerca di educare nessuno.

Lo stupro è un gustoso argomento, sublimato o meno; giriamo attorno al nostro millenario culto della violenza e lo celebriamo attraverso indignazioni di massa e processi di piazza. Il dolore e il piacere sono atavici gemelli dei quali alimentiamo una dicotomia satura di colpe e strumentalizzazioni. Invece di indagare per punire e per mistificare potremmo guardare lì dove dolore e piacere fanno l’amore o dove celano uno stato sociale instaurato nella prevaricazione. Ovunque intorno a noi l’ipocrisia non fa che sublimare la necessità masturbatoria impregnandola dell’acre sapore della colpa, della paura e della vergogna. La ricerca voyeuristica del dolore attraverso notiziari bombardati ogni poche ore su tutti i mezzi di comunicazione sono una sublimazione della nostra necessità erotica. Dovremmo guardarci un bel porno, magari sadomasochistico, girato tra attori consenzienti, in cui il problema etico e artistico è già risolto; uno alla mattina, uono a pranzo e uno alla sera, al posto dei telegiornali. Una sorta di fight club dove oltre alle mazzate ci si può anche menare i genitali. Buttiamo via le riviste di cronaca, i telegiornali, le notizione a raffica, e prendiamoci a schiaffi per strada; se nessuno ci vuole aiutare perché si vergogna o teme d’essere denunciato allora facciamolo fare a un professionista: Marco Malattia, che intervisto qui di seguito.

IO: Tu prendi a schiaffi le donne per strada e intanto le riprendi: te lo chiedono loro?
LUI: Nessuno chiede niente a nessuno, sono idee che nascono e si elaborano in simbiosi, in questo preciso contesto è più una improvvisazione che non una situazione preparata.

IO:  Le paghi?
LUI: Per fortuna sono ancora nella condizione di non dover pagare le donne per nulla, anzi, meno entra il discorso economato nel mio lavoro meglio è.

IO: Perché lo fai?
LUI: Perché è divertente. Esiste qualche altro motivo?

IO: Ti eccita farlo?
LUI: La cosa di per sé non mi eccita, la considererei più divertente che stimolante.

IO: E le donne che si fanno schiaffeggiare secondo te perché lo fanno?
LUI: Perché sono meno ipocrite di quelle che pretendono rispetto solo per il fatto di avere in dotazione un apparato riproduttivo femminile

IO: Oddio. Quindi le schiaffeggi perché non le rispetti?
LUI: No, le schiaffeggio perché le rispetto. Io detesto le donne che pretendono di essere rispettate solo in quanto ‘donne’, essere donna non mette nessuno su un piano superiore. Sono i reali meriti di una persona a suscitare rispetto.

IO: Concordo, perché queste ragazze in totale rispetto reciproco si fanno schiaffeggiare e riprendere?
LUI: Ma perchè è divertente, la violenza quando non è mossa da banali meccaniche umane, è liberatoria alla pari del sesso.

IO: Fantastico! <3 I tuoi set vanno ben oltre lo schiffeggiamento reperibile nel tuo blog personale. Hai anche un progetto che si chiama Vans La Furka. Puoi descrivermi questo tuo format?
LUI: E’ un grande contenitore che contiene e rappresenta tutto il mondo interiore. Metafisica introspettiva che si manifesta attraverso bizzarre meccaniche umane, sovversione verso tutto, dato che tutto è male. Amore verso un’estetica  exploitation, per l’aritmia e l’asimmetria delle forme. Suoni, posizioni, strumenti di cattura…tutto è personale e personalizzato. A volte il risultato si manifesta in maniera conciliante, altre volte no.

IO: Se tu dovessi immaginarti una scena girata con me, come sarebbe?
LUI: Il più delle volte si lavora su un’improvvisazione all’interno di paletti ben precisi che si concordano con la ragazza in questione. Da parte mia questi paletti sono dati da sensazioni ‘a pelle’…così a occhio e croce ti vedrei bene in un contesto più concreto e meno ritual-sperimentale. La prima immagine che mi susciti è di te trascinata per i capelli al centro di una stanza

IO: In fondo mi spaventa il fatto che potrebbe piacermi, ma non è escluso che io lo faccia di farmi maltrattare, così, per esplodere e godermi lo spettacolo…