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Generazione (A)

Elegia Bulkaniana

| giovedì 18 aprile 2013

bulk2001

ADDIO BULK di Emi Mosconi

Quando mi arrivò la notizia ero a lavorare come tutti i giorni, stretto fra le fatiche di una vita che mi sembrava l’unica che avrei potuto vivere.
Mi chiamò il B per dirmi che il patto col Diavolo era stato firmato, ci vendevamo l’anima perché non ci rimaneva che quella.
Stipulavamo un contratto, noi che di contratti e compromessi non ne volevamo sapere mezza, noi che credevamo di essere immortali, noi che cocciuti e spavaldi ci credevamo infallibili.
E invece il fallimento era li dietro l’angolo, quando si dice che il Diavolo fa le pentole ma non i coperchi…………
posso solo dire che in quei giorni ci sembrava una buona idea, che volevamo dare un segnale di “discordanza” alla città, che quei dannati soldi sarebbero serviti per creare qualcosa di speciale, di unico,di grande, grande come il nostro ego, enorme come la nostra ingenuità, un mastodonte che ci avrebbe ingoiati vivi, noi tutti felici di bruciare pur di toccare il sole.
Si sa che per i soldi si ammazzano i propri genitori ma quando lo senti ti sembra sempre una cosa da matti, noi eravamo diversi, migliori, forti delle nostre ragioni, ciechi davanti alla storia, sordi agli appelli di chi ci sconsigliava, li prendemmo lo stesso, non potevamo sbagliare, non noi.
Se lo rifarei ?
Certo che no, non sono un santo e tanto meno un eroe, Guccini canta che non si dovrebbero calpestare mai gli stessi sassi, non bisognerebbe mai ripercorrere gli stessi passi e io sono d’accordo con lui, se mi venisse data la possibilità di cambiare la mia storia e quella dei miei fratelli lo farei senza ripensamenti, siamo uomini, non caporali.
In quei giorni, la mente ottenebrata e il cuore colmo, decidemmo di venderci l’anima al Diavolo pur di uscire dalla situazione in cui ci trovavamo, il BULK era un dinosauro, lo scheletro di un enorme dinosauro, morto mesi prima sotto i colpi della mattanza Genovese, senza elettricità, mezzo carbonizzato dopo l’inferno di fuoco e allagato.
Il collettivo spaccato, esausto, divorziato con l’obbligo di condividere spazzi e tempi, noi stanchi, frustrati, depressi, tossici.
Ci sembrava una buona idea, migrare, cambiare aria, restituire quei soldi alla città, una città che li meritava, senza dubbio più di questa, dei soldi che avrebbero regalato un futuro a tutti i progetti e le anime che popolavano il BULK, quei soldi, pochi, maledetti, subito.
E invece i debiti, le fatture, le bollette, gli avvocati, quelli che avevano bisogno e quelli che avevano un progetto intelligente, quelli che io mi sono sbattuto, quelli che abbiamo tutti diritto….. mavaffanculo!!!!!!!!!!
Certo nessuno ci si è comprato la macchina ne la casa al mare e vorrei anche vedere, resta il fatto che quei soldi ci hanno diviso, spaccato, spezzato, in modi così dolorosi che forse una sorta di giustizia divina c’è stata, liti e lotte non sono mancati e le cose belle che avevamo fatto si sono sbriciolate, lasciando il posto alle macerie, alla polvere, al dolore.
Si io quei soldi me li sono presi e li ho anche gestiti (male) in questi anni, come ho gestito lo scherno e le parole sprezzanti di chi non sbaglia mai, perché non fa mai niente, mi sono preso del vigliacco, del furbetto, della merda, ho difeso quella scelta mille volte, con orgoglio e il mento dritto, sapendo di essermi sbagliato, vedendo i miei amici girarmi le spalle, non tutti ovvio ma quelli si chiamano fratelli.
E oggi, oggi che finalmente il BULK viene demolito, spero che sotto le sue macerie resti anche la rabbia e l’astio, il sangue e i morti, quelli non mancano mai, spero che domani mattina al sorgere del sole, la mia voglia di ricominciare si possa nutrire di questa mia riflessione, basta dolore e basta scappatoie da questo dolore, che vi assicuro è grande.
Del BULK voglio conservare le esperienze, la voglia di stare insieme, la grinta e le notti svegli, le assemblee, quelle dove tutti parlavano, i turni, quelli che tutti facevano, la musica………quanta musica, sempre, per comunicare, per gridare, per essere vivi.
Del BULK voglio conservare l’amore, quello vero, quello che ti spacca il cervello e ti piega le ginocchia, voglio conservare voi amici miei.
Se oggi Roby fosse qui con me piangeremmo insieme e non sarei costretto a piangere da solo.
Addio BULK, addio Roby, riposa in pace.