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Generazione (A)

È Davvero Così Importante Fare Figli? Riflessioni Aperte sulla Riproduzione

| lunedì 7 marzo 2016

marta

di Marta A.

È davvero così importante, oggi, riprodursi? Non siamo forse già abbastanza per pensare che sì, possiamo riprodurci, ma anche no?

Ed è davvero così importante che nella persona che nascerà ci sia qualche nostro gene? Vale veramente la pena di togliere tutto il toglibile, compreso il sesso, compresa la gravidanza, compreso il parto, e di aggiungere cose come i soldi, i viaggi, lo sbatti, ma di mantenere qualche particella cromosomica da tramandare? E basta davvero affittare un utero per fare di noi dei genitori biologici?

Il desiderio di genitorialità, oggi che la specie non è certo in pericolo di estinzione e che la cultura si è indistricabilmente legata alla natura, deve essere veramente un desiderio di riproduzione o non può essere invece più semplicemente e felicemente un desiderio di dare amore, di far crescere, di accudire, di trasmettere? Invece di discutere su uteri in affitto e simili non potremmo condurre battaglie più sensate perché le restrittive regole sull’adozione diventino un po’ più aperte e prenderci cura di ciò che già c’è, in questo mondo così incasinato? Ma mica solo per gli omosessuali, dico. Ma che ce ne frega di creare personalmente la vita, ancora e a tutti i costi? Se ci guardiamo intorno non è già pieno di vita, di noi, che siamo in difficoltà e abbiamo bisogno di tutta l’energia e di tutto l’amore che si può mettere nel fare un figlio per occuparci l’uno dell’altro?

È una motivazione economica o un desiderio di onnipotenza, che ci porta avanti in queste ricerche che tra un po’ ci faranno nascere direttamente in delle macchine e morire sempre più tardi? È la solita paura della morte, che sempre più rimandiamo di affrontare? È l’ansia di avere dei limiti?

E che dire dell’ansia di voler dire “è mio”? Perché persone che non riescono o non possono scopare e fare un figlio, come le persone sterili o le persone omosessuali, devono per forza avere un figlio proprio? E cosa fa, di un figlio, il proprio? E perché un figlio dev’essere proprio il proprio?

E che dire non già della paura della morte, ma della paura della vita, di dare alla luce, della deformazione della gravidanza, il dolore del parto, che prima o poi non solo chi non può effettivamente avere figli potrà delegare a un’altra persona? Non è breve, il passo? E non è breve il passo verso un’ennesima, enorme, disparità, diseguaglianza, ingiustizia tra ricchi e poveri? E non è breve il passo da riproduzione a riproducibilità, verso una selezione di geni per creare la vita proprio come la vogliamo, come tanto sarebbe piaciuto agli eugenetisti degli anni ’30 e ‘40?