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Due chiacchiere con Barbara X (di Marta A)

| lunedì 21 dicembre 2015

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Se ancora non vi siete imbattuti in questo singolare personaggio (e nei suoi libri), eccovi un assaggio, sotto forma di intervista, della sua spontaneità e del suo lucido quanto spesso disincantato pensiero. Buona lettura!

Partiamo dalle basi: chi sei e cosa fai?

Sono una scrittrice: è questa la prima cosa che mi viene in mente quando mi chiedono chi sono e cosa faccio. E da una vita sono follemente innamorata della letteratura. Sin dagli inizi, mi sono avvicinata all’atto dello scrivere (attività complessa, faticosa, delicata) con grande rispetto e questo ha contribuito a farmi lavorare con tenacia e serietà. Anche quando non avevo l’obiettivo – se vogliamo chiamarlo così – dei DIY Resistance, i miei libri autoprodotti, mi sono sempre calata nei miei testi con grande impegno, rivedendoli più volte nel corso degli anni, affinando la mia tecnica, certo, ma scoprendo altresì i miei limiti che di giorno in giorno cerco di affrontare e correggere.

In questo folle amore folle per la letteratura, quali sono i tuoi autori preferiti?
Chi pensi che abbia più influenzato la tua scrittura?

Hm… questa è una domanda complicata, molto complicata. Solitamente mi traggo d’impaccio tirando in ballo il Don Chisciotte di Cervantes, un romanzo con il quale ho letteralmente fatto l’amore una vita fa, un capolavoro che racchiude in sé l’essenza dell’arte pura, un libro che – a detta di Dostoevskij (non uno qualunque) – dovrebbe essere il biglietto da visita dell’umanità. Ho amato e amo tantissimo Victor Hugo, del quale ho tradotto una splendida poesia in prosa contenuta nel mio Resistenze (Il rospo, Le crapaud). Ma, davvero, i nomi sono tantissimi e le opere pure, domani rischieremmo di essere ancora qua se dovessi raccontarti gli aneddoti e le emozioni legati a ciascuna di esse. Quanto alle influenze, be’, è un discorso che ho già ampiamente affrontato con me stessa: a forza di stare sulla pagina, su certe pagine, è innegabile che se ne ricavi qualcosa (senza naturalmente scimmiottare nessuno), ma il cuore fa da filtro e trasforma la lettura in impulso, esperienza, fino a rendere la scrittura (la mia, in questo caso) figlia delle sensazioni che si vivono tramite le parole di altri e altre. Pur con i suoi difetti, lo stile è il mio, ma dietro alcuni passaggi dei miei testi mi sembra vi sia come un sostrato che giunge dai più reconditi recessi della coscienza, che immagazzina esperienze di vita e di lettura. Penso sia inevitabile, oltreché bello.

A proposito di influenze, parliamo del tuo nome d’arte: condividi il cognome con MilanoX, e, molto prima, per dirne uno, con Malcolm X…non è un caso, immagino. Tanto per tirare in ballo qualche altro parente della famiglia X, che ne pensi di Agenzia X? E di Papa Pio X?

Il mio cognome d’arte, di cui vado molto fiera, ha a che vedere con Malcolm X, ovviamente. Ho voluto assumerlo per far parte anch’io della sua compagnia, per motivazioni che alla fin fine sono riconducibili alle sue, come ad esempio la ribellione verso un sistema che tende invariabilmente a etichettare e reprimere, condannando certe individualità al silenzio. Quella X, per quanto mi riguarda, potrebbe significare un: “Io ci sono, e chiamandomi così vi sbatto in faccia le vostre responsabilità.” Se vogliamo, è una denuncia a partire dalla firma; penso sia stato più o meno così anche per Milano X, o mi sbaglio?… Di Agenzia X penso tutto il bene possibile, è ovvio: sono poche le case editrici che, partendo da una base militante e antifascista, pur tra mille difficoltà, decidono di andare “in direzione ostinata e contraria”, scegliendo di pubblicare testi che infrangono la tragica consuetudine di linee editoriali che nella maggior parte dei casi non fanno nulla per eliminare l’appiattimento culturale che affligge questa povera epoca – un’epoca triste e squallida che stiamo subendo, più che vivendo -, epoca che tende anche con l’oggetto libro ad assoggettare il potenziale lettore a un consumo acritico. Agenzia X, Elèuthera e tante altre: la cultura e la vera informazione stanno di casa qui. Quanto a Papa Pio X (Pio decimo, Barbara ics: sempre meglio precisarlo e mantenere una buona distanza da nomi che richiamano certi ambienti…) ti avrò forse raccontato di quell’aneddoto in cui un ragazzo romano una volta mi disse: “Mecojoni, Ba’! Ma che sei, parente de Pio X?” (Questa però la dico solo a te, non la pubblicare, mi raccomando, altrimenti pensano che sono poco seria e faccio battutine da avanspettacolo…)

Approfondiamo la questione dell’autoproduzione, i tuoi DIY Resistance: com’è nata l’idea, e quali sono i pro e i contro?

I DIY Resistance, i miei libri, le mie autoproduzioni, sono principalmente un gancio che il mio destino ha piazzato sulla mia strada, un gancio che io ho avuto il coraggio di afferrare al volo. Quando si percorrono strade poco battute, sentieri sconosciuti, ci si sente sempre un po’ inquieti: ma questa inquietudine, man mano che si va avanti, lascia spazio a una certa soddisfazione. Anche se con questa idea ho fatto sì che la mia passione di una vita mi venisse in aiuto, i DIY Resistance sono nati per caso: e sono nati perché da una vita ho sempre scritto, e questo non per caso, ma per una determinazione che ho coltivato sin dall’adolescenza, per una necessità incoercibile, direi. Una delle cose che amo maggiormente di questa attività è il conoscere di persona gli amici e le amiche che mi leggono: grazie ai miei libri posso dire di sentirmi meno sola; ciò che apprezzo di meno è forse la sfida quotidiana per sopravvivere, le difficoltà che devo affrontare, la “lotta per l’esistenza”. Ma forse quest’ultimo è il prezzo da pagare se si vuole l’indipendenza, la libertà, se ci si vuole affrancare da un sistema di dominio che tende sempre più a soggiogare i corpi e le coscienze.

Da alcune tue risposte, e anche dall’unico tuo libro che finora ho letto, Dystopialand, sembri avere una visione piuttosto negativa del “sistema” così com’è. È vero? Da dove ti viene questa visione? Cosa cambieresti? Pensi che l’unica speranza sia rifare tutto da capo come nel romanzo, oppure c’è possibilità di cambiamento?

Purtroppo, per rendersi conto di quanto sia spesso orrendo il sistema sociale basta semplicemente aprire una finestra, magari anche di internet. Capisco che molte persone non vogliano considerare certa negatività per non farsi del male, ma io e altre/i, con quello che facciamo e per come lo facciamo, siamo quasi costretti a fare i conti tutti i giorni con la realtà: scrivere è uno sporco lavoro, se lo fai in una certa maniera… Il capitalismo e la società industriale avanzata hanno ormai trasformato in un inferno questo pianeta; e se la parola “democrazia” è il nome del più efficiente sistema di dominazione, la parola “civiltà” è sempre più un termine vuoto di senso, poiché, in nome di un presunto sviluppo, mira a distruggere ogni libertà, provocando nella gente una squallida rassegnazione davanti ai crimini più atroci. Purtroppo l’essere umano, da un bel po’ di tempo (ciascuno se lo quantifichi secondo coscienza), ha decisamente oltrepassato il punto di non ritorno, e a noi, oggi, non resta che provare a salvare il salvabile. Peccato che questo sistema assassino, con la dittatura psichica che pone in atto tutti i giorni, faccia di tutto per creare dei dispositivi al fine di far cortocircuitare la comprensione più banale di determinati fenomeni e situazioni. Ti faccio un esempio: ieri leggevo che l’amministrazione comunale della città in cui vivo sta approntando delle misure per far fronte al preoccupante livello di inquinamento di questo periodo. Si parlava, come sempre, di stop alle auto: bene, fra le emissioni prodotte dalle attività umane l’intero settore dei trasporti è responsabile di circa il 15%… Ma nessuno, fra chi comanda, si sogna di provare a porre un freno all’attività umana che, molto più di altre, infetta vaste aree del pianeta con il suo 20-25% di gas nocivi: gli allevamenti di animali e il conseguente consumo di carne e derivati (logicamente, nessuna differenza fra bio e non bio). Prova a indovinare come mai quasi nessuno solleva questa questione, nemmeno all’incontro sul clima che si è tenuto in questi giorni Parigi… È il profitto, bellezza, il profitto che passa sopra ai corpi e ai danni incalcolabili causati all’ambiente e alla salute: è vietato parlar male di chi, grazie al consumo di massa, produce e crea ricchezza. Andando avanti di questo passo, non ci sarà bisogno di “agenti esterni” che scuotano il pianeta, come in Dystopialand: se non ci saranno dei decisi cambi di rotta nelle abitudini di ciascuno, sarà lo stesso essere umano ad annientare il proprio futuro. E il pianeta andrà avanti lo stesso, senza dolersene.

Che fai quando non scrivi?

Ma che bella domanda! Vado in bicicletta! È un’attività fisica che adoro e che cerco di fare il più regolarmente possibile, perché sento che mi serve, mi aiuta a scaricare le tensioni e a pensare, mi dà felicità. Con la bici da corsa faccio dei lunghi giri su strada (quando ho tempo, anche una cinquantina di chilometri), mentre con la mountain bike percorro sentieri sterrati con varie asperità. In entrambi i casi mi diverto tantissimo, la soddisfazione che ne ricavo è molto simile a quella che mi dà una pagina che reputo ben scritta. A mio modo di vedere, ci sono molte affinità fra l’andare in bicicletta e lo scrivere: le difficoltà della salita, la fatica, il resistere quando la pendenza si fa quasi insopportabile, il riuscire a raggiungere un tornante o un’altura quando pensavi di non farcela… Tutte queste sensazioni, anche se per altri motivi e con altre modalità, le sperimento da una vita con la scrittura, un’attività che, come quella del pedale, a volte fa proprio soffrire, ma è anche capace di dare grande gioia e sensazioni uniche.

Cambiamo completamente argomento, perché regalare un tuo libro a natale?

Ma infatti, è quello che mi chiedo anch’io: perché mai regalare un Barbara X (detto così sembra “un Caravaggio”) proprio a natale? E gli altri 364 giorni dell’anno dove li mettiamo? A natale, tutti e tutte fanno regali: perché bisogna essere così poco originali?

In effetti… Allora come si fa a regalare un tuo libro a natale – e tutto il resto dell’anno (dove si trovano)?

I miei libri sono dei gran simpaticoni, esattamente come me, e si divertono a giocare a rimpiattino con chi manifesta curiosità nei loro confronti. Comunque, dai, seriamente: per avere la possibilità di leggere i miei libri, bisogna avere la fortuna di imbattersi nella sottoscritta: a un angolo di strada, a un mercatino, in un locale. Praticamente ovunque, tranne che nelle librerie. Diversamente, siccome si tratta di una “distribuzione” che va avanti grazie anche al passaparola, si può chiedere ad amici, amiche e conoscenti se mi conoscano, se mi abbiano avvistata da qualche parte, se abbiano letto uno dei miei libri e come abbiano fatto a procurarselo. Non è difficile: e poi ci sono i social, c’è internet, c’è la mia mail dietro ciascuna copia, – e ora ci sono anche dei contatti su Milano X (alla fine di questa intervista).

Qual è il tuo ultimo libro e di cosa parla?

Il mio ultimo libro si intitola Jeanne 2 avenue des destins (è quello con la copertina violetta; di francese c’è solo il titolo: il testo è in italiano): l’ho realizzato nell’aprile di quest’anno ed è un romanzo, il seguito di Jeanne ètoile de combat, il mio primo in assoluto, alla cui stesura iniziale ho cominciato a lavorare una vita fa, ventisette anni fa, per l’esattezza (ero nell’adolescenza). Fatto questo preambolo, capisci che anche il mio ultimo libro, cioè Jeanne 2 avenue des destins, ha radici lontanissime. Ciò nonostante, ho fatto in modo che si possa leggere indipendentemente dal “primo Jeanne”: la protagonista (una madre, per me, visto che io nasco come scrittrice proprio da questo personaggio) chiama in causa episodi del suo passato e li trasferisce servendosi di flashback e ricordi in Jeanne 2 avenue des destins, per renderli funzionali al periodo in cui è ambientata questa fase della sua vita. Sono gli anni ’80 e ’90, siamo a Parigi: altre avventure, emozioni, ancora l’amore, fusione fra elemento romanzesco e cronaca e storia del tempo, le combattive tematiche sociali, – con lei, Jeanne, che lo osserva e lo vive, il suo tempo, fino in fondo, guidata dal cuore e dall’istinto. Un po’ come me: tout simplement, vivre!…

Potete contattare Barbara X attraverso la sua pagina fb, Barbara X Destini.