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Due a te, quattro a me: in coda da #ZioSola

| venerdì 8 luglio 2016

In questi giorni a Palazzo Marino c’è una fila interminabile.  Nel deserto della città soffocata dalla canicola si affollano le stanze del palazzo di potere. No, nessuna opera d’arte, nessuna visita guidata. Al posto della Dama con l’Ermellino c’è Zio Sola col borsellino (aperto). Il ‘Palazzo’ è diventato l’ufficio di collocamento più gettonato della città. Uffici stampa&exposegretarie, pseudogiornalisti&volontari della campagna elettorale, funzionari di partito& candidati non eletti oltre a qualche spugnetta particolarmente attiva: uno sciame di consulenti esterni ‘di fiducia’  è in fila fuori da ‘Palazzo’ tutti pronti col piattino in mano. Diversi sono quelli riconfermati, fedeli allo slogan #5 anni ancora’, molti altri sono nuovi. Seguiranno poi i codazzi di associazioni, ,onlus, contributi, spazi, giornali di zona, progetti, patrocinii e le nomine nelle società partecipate/controllate/foraggiate: un oliato sistema di occupazione dei posti che contano. E quelli in fila chi sono? Stan aspettando di firmare i contratti di lavoro previsti dal testo unico enti locali per i consulenti ‘di fiducia’ a servizio di Sindaco e assessori, giunta e organi politici.  Nulla di illegale, va detto, qui non si tratta di assunzioni Alfano style, visto che le nomine personali,  fuori dalle normali procedure previste per i concorsi pubblici, sono normate dall’articolo 90 del Testo Unico degli Enti Locali. E poi Sala non è Pisapia, che aveva promesso sobrietà a parole, salvo spendere ‘il 12.5 in meno della Giunta Moratti’, poi condannata dalla Corte dei Conti, come dichiarava 5 anni fa l’ex capo di Gabinetto del Sindaco Maurizio Baruffi. Emerge però, ancor più lancinante rispetto al 2011, la differenza tra gli stipendi netti mensili dei consulenti,  che dovrebbero essere parametrati al Contratto Nazionale di Lavoro Regioni ed enti locali bloccato dai vari Governi 7 anni fa, e quella dei ‘comuni’ dipendenti. Per non parlare della massa di precari sottopagati di cui si compone ormai il mercato di lavoro meneghino, e non solo per gli under 40.

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Il rapporto tra stipendi normali e ‘di fiducia’ è di 4:1 per le funzioni più basse, ma si alza a 10:1 e 14:1 per le poltrone di lusso, quelle dei dirigenti esterni, i Boiardi Meneghini, pasciuti e satolli come un bonzo nepalese. L’elite chiamata a collaborare con l’ex commissario di governo viene assunta con contratti a tempo determinato per 5 anni dai 3 ai 4400 euro netti al mese e oltre, cellulari, tablet, segretari, pranzo, tessera ATM, uffici, pass sosta, biglietti per teatri, concerti e Meazza gratis. Uno schiaffo ai 400 (ex) precari che la Giunta Pisapia ha messo alla porta dopo aver promesso di ‘valorizzarli’ in campagna elettorale http://www.youtube.com/watch?v=BWMi4OvVWEk&feature=youtube_gdata_player, un insulto ai 14.500 dipendenti comunali fermi a 1200 euro al mese dal 2009. ‘E pensa che molti di loro non son contenti dei megastipendi che gli dovremo pagare per i prossimi 5 anni. Stan chiamando il Capo del Personale di palazzo Marino per chiedere di più. Ce n’è una, riconfermata, che per 160 euro in più al mese (su 4400 nette) sta facendo il diavolo a quattro coi dirigenti di Palazzo Marino. Cazzo devo andare a prendere il bambino a scuola e sti str…zi mi hanno inchiodato qua a fare i conti di contributi, straordinari e salario accessorio per farle avere 160 euro in nette di più al mese fino alle 7. incredibile….’, ci svela una delle nostre gole profonde a Palazzo. Nell’elite promossa non mancano sorprese e legami, soprattutto coi palazzi romani che contano, di un certo interesse.

 

 

 

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Ministeri e quotidiani nazionali, ordini professionali e boiardi di Stato. Mentre ieri, all’apertura del Consiglio Comunale le eccezioni di ineleggibilità dell’ex Commissario di Governo sono state presentate solo da Lega, Forza Italia e 5 Stelle (E Rizzo? Non pervenuto…) Milano X vi promette che non li mollerà un minuto. Alla nostra città di certo non rinunciamo. E nemmeno a lasciare l’opposizione in mano a chi non l’ha mai fatta. E i 45 minuti di colloquio tra Sala e Parisi non lasciano presagire nulla di buono per la Democrazia.