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Ecotopia

Dramma Umanitario in Salsa Greca

by Emma Musty e Giulio D'Errico | domenica 21 febbraio 2016

Febbraio 2016
Moria, Lesbo, Grecia

Sono bastati pochi giorni. Una decina. Giorni in cui il numero di arrivi di barche dalla Turchia si è ridotto drasticamente, perché il sostituto ministro all’immigrazione, alle dipendenze del ministero dell’interno ha deciso di tagliare l’erogazione di acqua corrente al campo “non-ufficiale” a Moria.
In questo campo, situato all’esterno del filo spinato del principale hot-spot ufficiale di Frontex sull’isola, centinaia di volontari di diverse parti del mondo forniscono aiuti di prima necessità sia alle persone rifiutate dai sempre più rigidi schemi di registrazione della Fortezza Europa, sia alle persone costrette a stare in fila per ore o giorni all’aperto senza cibo ne acqua nella speranza di ottenere un foglio di carta che le permetta di lasciare l’isola e raggiungere quantomeno Atene. Costruzione di tende, pasti e bevande calde, informazioni e supporto legale, giochi per i bimbi, primo soccorso e centro d’ascolto…

Oltre 500.000 arrivi nel 2015 e circa 50.000 nei primi 40 giorni del 2016 non hanno impedito al governo greco e ai dirigenti del campo ufficiale di ritenere i servizi dei volontari “non più necessari”. La distruzione delle barche sulla costa turca da parte delle forze armate di Ankara, in pronta risposta all’ennesimo pagamento miliardario da parte dell’unione europea, e l’invio di navi da guerra della NATO come “mezzo di contrasto al traffico di esseri umani” hanno bloccato l’attraversamento di quel braccio di mar Egeo per poco più di una settimana, ma sono stati sufficienti a lasciare senza acqua corrente Afghan Hill (come è stata ribattezzata la collina su cui è situato il campo non ufficiale) e le centinaia di persone che quotidianamente vi transitano e vivono.
Sono ormai quattro giorni (da Mercoledì 17) che qui si vive grazie ai rifornimenti “a spalla” dalle fonti e dalle case più vicine. Si cucina, si lava, si fanno funzionare docce e bagni nelle migliori condizioni igieniche possibili.
A confermare la natura criminale della decisione del governo greco, fin dalla notte del 18 gli sbarchi sono ripresi e tutte le persone bloccate nelle settimane precedenti al di là dall’Egeo hanno iniziato ad arrivare. Solo in quella notte ad Afghan Hill sono stati preparati e distribuiti oltre 1000 pasti caldi senza l’accesso all’acqua potabile, mentre le notizie dalla costa riportavano di come la guardia costiera stesse sparando con gli idranti per impedire alle barche di avvicinarsi all’isola.

Le politiche migratorie di Frontex, la voce grossa degli stati che minacciano la chiusura dei propri confini, lo sfoggio di muscoli del governo greco, impegnato nel suo braccio di ferro con l’Unione Europea, e di quello turco, impegnato a onorare il pagamento ricevuto, sono politiche criminali i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Stare a guardare e stare in silenzio è essere complici.

Emma Musty e Giulio D’Errico