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Leftism

Dove Hai Messo le Pile del Tuo Orologio Biologico

by Daniele Salvini | mercoledì 21 settembre 2016

La campagna di propaganda del ministero della salute per il fertility day è stata un fallimento. Parlando di orologi biologici e del dovere di figliare nei confronti della patria è riuscita con pochi slogan a rivelarsi sessista, sciatta e offensiva, capace di far arrabbiare le donne (la fertilità è affar nostro, non dello stato) e in maniera trasversale chiunque si interessi di società e diritti. In effetti ci vuole del fegato a propagandare la fertilità senza proporre maternità pagata, asilo nido statale e lavoro a tempo indeterminato.

campagna

La campagna è costata 113mila euro, come raccontato da lettera43.

Dall’estero The Guardian affonda la campagna affermando di non vedere in quelle immagini solamente sessimo, ma anche l’eco della propaganda fascista degli anni 30. In effetti è caratteristica di un regime lo spingere sulla fertilità delle “sue” donne.

La Ministra Lorenzin ha reagito all’errore di comunicazione con piglio decisionista: “non sono piaciuti? ne facciamo altri!” e dicendo che la campagna verrà “rimodulata”, il che però significa che i concetti rimarranno gli stessi, mentre tenteranno solo di veicolarli in maniera migliore.

Infatti, come fa notare il gruppo Ambrosia: “il problema non sono tanto le orribili immagine di cicogne e banane spiaccicate, ma proprio le idee che animano il Piano Nazionale per la Fertilità.


Dunque il 22 settembre, giorno designato del #fertiliyday ci troviamo in Piazza della Scala alle ore 18

di seguito il comunicato intero di Ambrosia;

Il Fertility Day ha scatenato rabbia e indignazione grazie ad una campagna particolarmente brutta, che la Ministra ha ritirato sostenendo: “la campagna si cambia, sono le idee che contano”.
Il 22 settembre noi vorremmo ricordare alla Ministra, invece, che il problema non sono tanto le orribili immagine di cicogne e banane spiaccicate, ma proprio le idee che animano il Piano Nazionale per la Fertilità: 137 pagine, firmate da vari e varie “esperte”, per “riscoprire il Prestigio della Maternità” (come recita il sommario, maiuscole incluse). Un Piano che, con la scusa di parlare di salute e fare prevenzione, colpevolizza quegli uomini e quelle donne che non possono o non vogliono avere figli: da un lato, infatti, si ritengono le donne italiane delle ignoranti che non sanno che i loro ovociti invecchiano con loro (titolo di uno dei paragrafi), mentre dall’altro si stigmatizza chi non vuole avere figli (o non ora) accusandolo di “ripiegamento adolescenziale” e egoismo. Un Piano non finanziato, che non propone di investire davvero nella prevenzione e nell’informazione, ma che punta a rafforzare l’immaginario, già molto forte in Italia, che le donne siano complete solo se madri (i padri, intanto, sono scomparsi). Un Piano che non si interroga sulle condizioni materiali in cui le donne vivono, tra ricatti sul lavoro e welfare assolutamente insufficiente. Un Piano che guarda con paura alla fiducia nelle tecnologie riproduttive così ostacolate in Italia.
Noi vorremmo, il 22 settembre, scendere in piazza per dire che le donne (e gli uomini) possono essere complete anche senza figli, che chi sceglie di essere madre o padre lo fa inseguendo prima di tutto un desiderio (e non una necessità del sistema pensionistico) che andrebbe sostenuto con un welfare che permetta di non dipendere dalla famiglia di origine, che in Italia esistono molti bambine e molte bambine non riconosciute perché figlie di stranieri, che nel mondo ci sono figlie e figli che arrivano ai nostri confini e che respingiamo quotidianamente, che se la fertilità è un bene comune allora vogliamo assorbenti gratuiti e ferie pagate durante l’ovulazione e le mestruazioni e che il Ministero dovrebbe occuparsi della salute e non di dispensare giudizi morali come la “parente impicciona” (citazione dal Piano) ai pranzi di famiglia.