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DopoExpo? Ritorno al passato

| giovedì 26 maggio 2016

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I contenuti migliori della campagna elettorale sfuggono alle asfittiche cronache giornalistiche di queste settimane, per non parlare di facebook. Nessuno si è ancora accorto a Milano, di quali siano i programmi dei due maggiori candidati sindaco per la città metropolitana. Nessuno tranne i circoli della Milano che conta, ogni giorno e ogni ora, ovvero quanto di più lontano ci sia dalla maggioranza di chi vive a Milano: gli antipodi del filobus 90-91 alle otto del mattino. Assemblee fatte di albergatori e industriali, farmaceutiche e costruttori, tutte ben fornite di general manager di aziende ‘innovative’ e professoroni assortiti a dare una parvenza di scientificità e obiettività alle proposte sul tavolo, da trasformare a breve in altrettante delibere di Giunta. Circoli chiusi certo, ma dove si parla di progetti concreti, poco abbordabili per la stampa sospesa tra una verniciata d’auto di un assessore e le bustine di zucchero elettorali di un altro candidato. Roba difficile da dare in pasto al lettore medio, i ‘moltiplicatori di cash’ non devono interessare ai lettori delle cronache cittadine dei giornali. A chi vuoi che interessi una variante di piano o un piano urbanistico integrato? Alzi la mano chi sa cosa sia una ZES (Zona Economica Speciale) o una Free Tax Area. Eppure è qui che si concentrano gli interessi economici maggiori di Milano: uno strano connubio tra le entrate del Comune (l’edilizia e l’urbanistica) e le maggiori uscite future (l’innovazione).

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Qui e nella ricerca, il grande ambito di intervento che il Governo e non solo vuole imprimere al dopo expo, una realtà ancora vaga nei contenuti…fino a ieri. Oggi invece, grazie alla rete di informatori che MilanoX si è costruita negli anni, possiamo sapere quel che ‘Beppe’, come viene chiamato l’ex ad di Expo e Telecom e direttore del Comune di Milano ha proposto. Una ‘megamaquilladora’  nell’area di Expo. Anche qui l’etimologia delle parole ha il suo perchè, infatti è stata definita ‘No Tax Area’. Una proposta già elaborata dalla ‘sinistra del futuro’ della reginetta delle primarie Francesca Balzani, che sa bene come far affluire i soldi da Francoforte (e da Monaco di Baviera) a Milano, nella migliore delle tradizioni ambrosiane. Anche i lavoratori costretti, loro malgrado, ai controlli di polizia preventivi prima di firmare un contratto di lavoro dentro Expo lo sanno. Ma qui si tratta di ‘Statuto dei Lavoratori’ quindi di ‘Sinistra del Passato’, mentre nella squadra di Noi X Beppe Sala c’è la sinistra del futuro. Spicca l’ex segretaria della Federazione dei Lavoratori della Conoscenza CGIL Cristina Tajani, ex rifondazione, ex S.e.l. anche lei specializzata nell’ambito della ricerca e dell’innovazione. Torna in primo piano il binomio della precarietà nato in questi ultimi anni: da una parte la figura del ‘precario specializzato’, il cognitario, la partita iva capace di muoversi e di interagire col lavoro, contrapposto alla maggioranza di precari generici, sottoccupati, disoccupati, in una parola sola sfigati. Maquilladora è un termine che pochi conoscono. Si tratta delle zone franche nate a decine nel Messico degli anni Ottanta e Novanta e poi esportate in tutto il mondo, le cui condizioni di lavoro sono ben descritte in No Logo di Naomi Klein. L’ultima sta nascendo ai confini con la Siria, in Turchia, dove salari a 0.10 euro l’ora dove impiegare i migranti siriani sono la realtà quotidiana. Aree dove tutto è deroga. Non solo le tasse. Ma contratti, leggi, disposizioni in materia di sicurezza, di autorizzazioni e controlli ai contributi. L’esperimento di Expo ha fatto venire l’acquolina in bocca alla ‘Crème’ meneghina.

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Lavoratori pagati 3 euro l’ora, centinaia di volontari a lavorare gratis, zero permessi di costruire, fondazioni e edifici autorizzati con un autodichiarazione, zero controlli sanitari. Trasparenza inesistente, controlli asfissianti agli ingressi, sindacati e rompicoglioni tenuti fuori dalla porta o usati per fare le statuine, Triulza Style. Scavi in deroga alle leggi sui materiali contaminanti e i livelli di sostanze tossiche nei suoli, umiliazione di cittadini, richieste di accesso agli atti, e consiglio comunale e molto altro ancora. Una MaxiDeroga alla Democrazia e alla Costituzione, allo Statuto dei Lavoratori e al Regolamento Edilizio, alle norme sulle bonifiche e ai Contratti Nazionali. Una deroga figa e pop, con una carica emozionale simile all’albero della vita e alle grafiche accattivanti.  Ricca di Piano City e Gree City, eventi in tutta la città in una sorta di salone del mobile permanente assurto a Modello Milano. Ecco le condizioni ideali per la ‘crescita’: un ritorno al passato condito però da termini tanto cari alla ‘sinistra del futuro’ che si incontra in zona Garibaldi e parla con la r moscia, ama la nuova Darsena coi mattoni in stile Esselunga e che vuol costruire una megamoschea basta che sia in periferia. E che programma di tenere aperti gli asili comunali per un venerdì notte al mese. Incubatore d’idee, coworking, smart-work, lavoro agile. Se le premesse sono quelle di Expo, e il modello che si cerca di riprodurre è il medesimo, opporsi ad esso, possibilmente non solo col voto, coi discorsi pomposi o con la lingua, sarà la sfida del movimento del futuro. Un soggetto che seppur minoritario ha preso strade irrimediabilmente diverse da quelle della ‘sinistra del futuro’. Gli esempi, anche a due passi dall’Italia, non mancano.