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Documentari in parallelo al Tribeca Film Festival 2015

| mercoledì 13 maggio 2015

di Daniele Salvini

Il Tribeca Film Festival 2015 ha presentato un centinaio di film, alcune grandi attrazioni tra cui un documentario inedito sul cantante dei Nirvana Kurt Cobain e una riunione dei Monty Python con la proiezione delle loro pellicole. Pellicola vincitore come miglior film: Virgin Mountain, di Dagur Kari, Islanda.

 

Notevole la presenza di documentari, in particolare mi hanno hanno colpito questi due, entrambi utilizzano la tecnica del raccontare due diverse storie in parallelo per stare in equilibrio.

 

Cartel Land

o anche: Quello che Rodriguez non dirige.

 

Jose Mireles from CARTEL LAND

 

Cartel Land è un documentario sull’autodifesa dei cittadini nei confronti della criminalità organizzata. Si svolge in Messico, dove il narco traffico occupa e regola diverse regioni grazie alla corruzione e alla violenza.  Una pellicola forte ma equilibrata, la fotografia è talmente buona che alcune scene possono sembrare finzione. La struttura narrativa utilizza un parallelo tra due leader combattenti: il dottor José Mirales nella regione Messicana Michoacán, il quale guida un gruppo di cittadini armati per liberare i villaggi dalla presenza del gruppo narcotrafficante Los caballeros templarios ed il veterano americano Tim Foley, il quale con il suo gruppo di paramilitari lotta sul confine tra Messico e Arizona per impedire ai cartelli dei narcos di entrare negli Stati Uniti. Malgrado il comune obiettivo della guerra al narcotraffico le differenze tra i due diventano presto simboliche di una diversa concezione ideologica delle rispettive nazioni: quella individualista del vigilante Usa e quella sociale del comitato de autodifesa cittadina messicano.
Matthew Heineman firma la regia, produzione, riprese e montaggio.

 

a Nazi legacy: what our father did

o anche: Azione antinegazionista.

 

a-nazi-legacy---what-our-fathers-did

 

Le colpe dei padri spesso ricadono sui figli. Il documentario segue un avvocato mentre incontra due figli di alti gerarchi nazisti, entrambi oramai anziani signori, mentre ritorna con loro sui luoghi del genocidio raccogliendo impressioni a proposito delle azioni dei loro padri. Mentre l’uno è risoluto nel condannare il padre e nel prenderne le distanze, l’altro lo difende affermando che suo padre non ha materialmente ucciso nessuno. Il negazionismo è qui un problema psicologico, il bambino (ora anziano) non può fare a meno di prendersi la colpa del padre, rifiuta di guarire e passa la vita negando; cerca di non vedere le prove pure mentre gli vengono presentate e come vedremo diventa egli stesso un nazista appena gli si presenta la possibilità di smettere di soffrire.
Regia di David Evans.