MilanoX

News & Eventi Eretici

Tweet storm

Loading...

Sub/Culture

DJ MAO: intervista al maestro milanese del funky groove

| mercoledì 1 aprile 2015

mao4dicioccio

Maurizio Di Cioccio aka DJ MAO è uno dei dj underground più influenti della città. Le sue serate a base di funky groove e afro jazz, al Biko, al One Love (ora chiuso), al Rainbow Café di via Tadino e nel resto della città, hanno scaldato il cuore della metropoli e fatto ballare migliaia di persone. Oggi il maestro dei piatti funk si presenta in un’altra veste – quella di responsabile della programmazione di café FERMENTO, il nuovo spazio in via Angera 3 (dietro piazza Carbonari, zona M2 Gioia, vicino al nuovo Lambretta) da cui questo Afforese/Comancio di quarantotto anni continua a diffondere buone vibre e ritmi caldi superivisionando e promuovendo l’attività di altri like-minded DJs.

MilanoX l’ha intervistato. Ecco le nostre domande.

Prima di arrivare al Fermento attuale raccontaci di te. Dove sei nato, dove sei cresciuto, com’è che sei andato in America e in Africa e qualche cenno sulla tua carriera di dj milanese.

Io sono nato a Milano come entrambi i miei genitori, quindi direi che sono un milanese puro, ma attenzione raramente mi capita di dire Milano è una merda ecc. Dico piuttosto Milano va scoperta, conosciuta e attraversata, per essere apprezzata.
Sono andato a New York appena ho finito il servizio civile. Ho detto: mamma papà vado nella Grande Mela a cercar fortuna lì è il centro del mondo e probabilmente allora lo era, adesso non so. Ci sono rimasto 3 mesi e poi sono tornato in Italia. In Africa sono andato per la musica in Mali e Burkina-Faso: ho ascoltato tantissime jam di tamburi e balafon; ero attratto da quei ritmi e volevo approfondirne la conoscenza.
La mia carriera da dj a milano inizia 15 anni fa prima ero un cinefilo e un performer. Poi sono passato ai piatti in prima persona, anche se di musica ne ho sempre ascoltata tanta. Ho iniziato con la musica etnica: balcanica, raï, turca, punjabi e bhangra. Ero un dj etnico e nei primi anni ho lavorato molto con l’Arci milano, successivamente i miei dj set si sono orientati verso jazz soul funk e afro, i generi da me sempre prediletti.

Cosa succede al Café Fermento e quali sono i dj e le musiche che proporrai in questi mesi ai milanoidi in cerca di ballo e sballo in giro per la città di notte?

Al cafe fermento c’è un forno a legna in fondo al bancone facciamo la pizza! abbiamo proposto una serata funky e affini con xut radio, una serata di musica brasiliana con live band e dj set, una serata con una band rockabilly e dj set a tema, prossimamente è in programma una serata con un’organizzazione musicale di milano dal nome Mandala Funk e siete tutti invitati alla mia festa di compleanno sabato 4 aprile: si fa festa grande ci saranno amici dj a rotazione durante la serata. Per il futuro l’idea e di consolidare e di riproporre le serate meglio riuscite e inserirne di man mano altre sempre orientate verso la musica nera.

Sei il milanese bianco più nero che c’è: quali sono i musicisti e compositori neri che più riverisci?

Ahahahah! Rido perché hai ragione, c’è un mio amico che mi dice sempre: “Ma Mao, minchia, tu sei più nero dei neri!” Sui grandi della musica nera: James Brown, Fela Kuti, Nina Simone. Poi sono un fanatico di Jimi Hendrix.

Per chiudere quest’intervista, come vedi l’evoluzione della vita notturna a milano negli ultimi tempi? Gli anni ’10 stanno essendo meglio o peggio degli anni ’00 per il clubbing alternativo?

A me negli anni ’10 succede che mi ritrovo a fare serate in posti mediamente più piccoli, il che non è necessariamente un male.. Ma dovrebbero nascere in città altre sale da ballo di rilievo come il Biko! Forse i piccoli bar che propongono musica possono essere un punto di partenza per far nascere altre situazioni, ma noto che negli anni ’10 manca un po’ di spinta rispetto agli anni ’00 e volendo essere critico noto che questo succede soprattutto tra le ultime generazioni.. Oggi la domanda più frequente che si sente in giro è: “Ma quanta gente c’è?”. E da quello si decide se andare o non andare a una serata. Alla fine conta lo spirito tuo, della musica e del posto, non se ci sono 20 o 100 persone.