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Leftism

Diventare Cagna

by rosario gallardo | martedì 12 gennaio 2016

Stanotte ho fatto un sogno.
Eravamo in guerra, una roba più tipo guerriglia urbana, anzi semi condominiale. Un gruppo presidiava i piani alti e un altro cercava di emergere dalla tromba dell’ascensore. Per? Non ne ho idea. Una roba di quelle che quando si innesca va da se, come giocare da bambini, l’importante e correre e non farsi beccare. Del perché può rimanere anche solo la dicitura “nemici” e non se ne parla più. Ci ho messo un po’ a capire se io fossi col gruppo di sopra o con quello di sotto. Eravamo tutti vestiti di stracci colorati e maschere di pupazzi pelosi. Ci nascondevamo sotto i letti e temevamo che chi aveva più fiato finisse per sparare. Ho capito con chi ero quando ho riconosciuto i miei figli. Dove sono loro, sono io e dove loro si muovevano era la zona da presidiare. Semplice chiaro e oltremodo realistico.
A un certo punto della tarantella mi trovo a portare un gruppo di oniriche amiche in un rifugio segreto, tutto porte a scomparsa e vasetti per biscotti vuoti e polverosi, tovaglie di pvc con disegnata la frutta e mobili della nonna. Era il covo del capo, il capo ero io in incognito e gli chiedo se mi riconoscono. Loro ovviamente dicono che sono io, certo, mi stanno guardando in faccia. Volevo dirgli: si sono io (una me a 17 anni) e sono anche il capo segreto, che alloggia segretamente nel covo arredato come la casa della nonna di cappuccetto rosso tutta luminosa, colorata, tranelli e ragnatele. Da un sacchetto di plastica tiro fuori della cioccolata colorata con molte leccornie dentro, tutta frantumata e sopratutto addizionata alla ganja. Mi sento molto gelosa di quella ricchezza, e vi armeggio di nascosto, in bagno, sulla lavatrice, con la luce spenta. A un certo punto sento che dalla porta del mini appartamento entrano i “nemici”, altri scapestrati come noi. Se ne avvicina uno alla mia porta e lo trascino in bagno per lottare, ma d’improvviso penso che ha un cazzo. Determino che lo conosco (una faccia che da sveglia non saprei a chi assegnare) e gli dico che me lo deve dare. Subito! Il cazzo! Come fosse la pistola, l’oro, i soldi, ma un po’ più famelicamente. Ne ho bisogno e me lo deve dare.
Lui è decisamente una preda, lo tengo per la gola, in senso bellico, o qualcosa del genere. Ha capelli biondi dritti, appesi, e incisivi grossi e distanti; mi guarda con aria inebetita, ma ha capito che deve sfoderare la merce. Così lo tira fuori e io glielo friziono rapidamente, poi me lo infilo, appoggiandomi alla lavatrice e avvinghiandolo con le cosce. Fuori c’è baccano, gli altri si menano. E’ una scopata rozza, ma per quanto mi riguarda molto sentita. Una cosa estremamente desiderata, da rimanere accecati, storditi. Non saprei se è uno stupro, non mi sembrava gravissimo nel sogno, un po’ un abuso, ma del resto non potevo né metterlo incinto né mi sembrava sentirsi oltraggiato nei sentimenti, piuttosto era stato “preso”. Non ho voglia di fare l’analisi di genere e accademizzare sullo stupro al rovescio per un sogno. Prendetelo così com’è. Fatto sta che non ho ancora finito che arriva nientepopodimeno che mio padre. Socchiude la porta, che è tutta sbilenca, e inizia a sgridarmi. Più si affaccia più vedo che assomiglia a Freud, ma col faccione più grande. Non ricordo che dice, ma mi appioppa la classica paternale mentre sto stantuffando un tizio a caso, mio nemico e in una relazione di chiara costrizione, sua.
“Non si fa”! Questo è ovvio. Non mi sento minimamente in colpa né cerco di togliermi dalla monta, ma di fatto il ragazzo si svincola e, prima di svignarsela, arraffa tutta la stecca di cioccolato bianco alla ganja e alle mandorle. Ladro di merda.
E Padre rompicoglioni! Totalmente fuori contesto, mi ha rotto le uova nel paniere nel tentativo di ammaestrarmi e disarmarmi, insegnandomi l’autodisarmo volontario. Cosa spinge una persona a non prendere quello che vuole, a sentirsi talmente frenata da frenarsi da sola fino al punto di negarsi i suoi bisogni? Senso di colpa e pudore. Ben diversi dal senso di responsabilità e dal rispetto del prossimo. Nella seconda parte del sogno mi lanciavo dalla finestra in volo e mi schiantavo. Quando è stato buio mi sono detta: “Ecco, ora so che si prova a buttarsi giù”. Ora ci sarebbe silenzio? Chi sa. Ma non ho lasciato che la paura decidesse per me. Anche in volo, verso la terra, io dispongo di me.
Ecco, questa è stata la mia attività onirica nel primo giorno dell’anno nuovo secondo il calendario lunare.

A voi tutti faccio l’invito di venire ad ascoltare e a comprare il libro di Itziar Ziga: “Diventare Cagna”, che non ho ancora letto, ma che tratta di argomenti a me molto cari. Sulla stessa tematica, ma in forma di romanzo, c’è anche il libro “Albina e il popolo dei cani” di Alejandro Jodorowsky, che parla proprio di una donna che diviene cagna.

Le prossime date della presentazione di “Diventare Cagna” di Itziar Ziga:
24 novembre, TORINO Maurice GLBTQ -ORE 21,00- Via Stampatori, 10
25 novembre, TORINO Radio BlackOut -ORE 21,30- Via Cecchi 21-A
26 novembre, GENOVA Utopia Via ronchi 59 -ORE 21,00-
27 novembre, RHO (Mi) Sos Fornace -ORE 21- (19:30 Aperitivo inside) Via Moscova 5
28 novembre, MILANO CDM lunch -ORE 12,30- Corso Garibaldi 91
28 novembre, MILANO PianoTerra -ORE 18,00- Via Federico Confalonieri 3