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Generazione (A)

Disoccupazione giovanile record: fuck austerity..

| martedì 8 gennaio 2013

by Red Proof

La disoccupazione giovanile in Italia è tornata ai livelli record del 1992 – anno della maxi manovra del governo Amato da 93.000 miliardi di lire (il 5,8% del Pil) con 43.500 miliardi di tagli, 42.500 di nuove entrate e 7.000 dismissioni – quando con un debito pubblico al 105,2% del Pil e gli interessi che crescevano a ritmo esponenziale facendo volare il deficit, un’inflazione alle stelle, un default finanziario alle porte, il passivo della bilancia dei pagamenti in crescita e l’abolizione della scala mobile, che adeguava automaticamente i salari all’inflazione e all’aumento del costo della vita in base ai prezzi al consumo, un paese sull’orlo del crack e in piena Tangentopoli attraversò la crisi politico-economica più nera del dopoguerra.

Vent’anni dopo quella stagione di lacrime e sangue l’incidenza dei senza lavoro sul totale degli occupati ha raggiunto il 37,1% (dati Istat), con un aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al mese precedente e 5 punti nel confronto tendenziale. I giovani tra i 15 e i 24 in cerca di lavoro sono 641.000 (10,6%). A novembre, il tasso di disoccupazione si è attestato all’11,1%, in rialzo dell’1,8% nel 2012, anno che ha visto la disoccupazione crescere complessivamente del 21,4% (507.000 unità).

Dati drammatici che, comparati a quelli dello scorso settembre ci portano al quarto posto in Europa, dietro Grecia (57,6%), Spagna (56,5%) e Portogallo (38,7%). Secondo il Rapporto Ue 2012 su occupazione e sviluppi sociali, assieme a Spagna, Grecia, Malta e paesi baltici, l’Italia rientra nel gruppo di paesi dove il rischio di sprofondare nella povertà è molto alto, a fronte di basse probabilità di uscirne. E “la situazione sta peggiorando dato che le prospettive attuali per questi paesi sono cupe” avverte il Rapporto.

“Errori di lungo periodo” li definisce la Fornero, affermando che l’incremento della disoccupazione – in crescita esponenziale in sempre più ampi settori degli under 30 – e le previsioni negative per il 2013 non sono un fallimento del governo Monti. Peccato che per creare lavoro servano investimenti, cosa che il governo tecnico non ha fatto, introducendo anzi il pareggio di bilancio nella Costituzione, inasprendo sempre più la stretta monetaria e fiscale nei confronti dei ceti medi e meno abbienti. Se non hai lavoro è ovvio che riduci i consumi, e così la domanda di beni di consumo e servizi diminuisce sempre più generando altra disoccupazione. E non serve a niente abbassare le paghe a livello di sopravvivenza, perché in questo modo si riduce ancor di più la domanda, peggiorando ulteriormente la crisi. Un malato non si guarisce a forza di salassi di sangue, lo si uccide. Così la cura è peggiore della malattia.

Per creare occupazione e dare nuovo impulso alla domanda di beni e servizi serve aumentare la spesa pubblica, investire nella scuola, nella riconversione ecologica delle fonti energetiche, della mobilità e dell’edilizia, nel risanamento e nella salvaguardia di un territorio disastrato, nel nostro unico al mondo e inestimabile patrimonio artistico, culturale, paesaggistico, nelle nuove tecnologie per la gestione e il riciclaggio dei rifiuti. Serve riappropriarsi e gestire i beni comuni, includendo invece di escludere chiunque ne tragga sostentamento.

Tutte cose che Monti e i suoi tecnocrati sanno benissimo, ma si guardano bene dall’implementare, servi fedeli delle speculazioni di uno spietato capitalismo finanziario che impoverendoci giorno dopo giorno ci ha portato al 37,1% della disoccupazione giovanile, nel nome di quell’1% di ricchi che vogliono schiavizzare il mondo.