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DIRK BONSMA: best european r'n'r artist!

| venerdì 17 gennaio 2014

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Mitt

by Alex Foti, ex prez

Oggi è venerdì 17, ma porta sfiga solo agli italiani, soprattutto a quelli che si ostinano a giocare al lotto (il 17 è il numero della sfortuna secondo la Smorfia). In tutto il mondo la sfiga, quell’orrida e immonda sfiga, cade di Venerdì 13. Non è quindi un caso che l’ironicamente caustico e scurrilmente sarcastico Dirk Bonsma abbia scelto questo giorno per inaugurare la sua retrospettiva alla Kunsthalle di Berna.

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Conosco Dirk da 25 anni, da quando praticamente ha iniziato a fare i migliori poster underground che avessi mai visto, a partire dai concerti della Reithalle, il centro sociale della capitale svizzera. Quando lo incontrai a Rotterdam nell’88 per il concerto dei Miracle Workers, avevo già visto la sua arte sui muri di una casa losangelena ex set per film porno gay: un lembo di tessuto grezzo con sopra stampato in offset un T-Rex mostruoso travestito da coniglio bianco pasquale: sopra i caratteri psichedelici uova fritte sfrecciavano come dischi volanti: outlandish and psychotic – just fucking great. Conoscevo i poster psichedelici di Rick Griffin e Moscoso, Zap Comix e i fumetti di Crumb, ma Dirk era in una lega a parte: non era unepigono, innovava decisamente la tradizione del r’n’r poster, aggiungendogli una vena grottesca e nichilista, e sperimentando con il lettering e con la grafica secondo riferimenti inusuali (ittici, nautici, polinesiani, cervella, escrementi) e soprattutto surreali da incubo. Come Gianluca Lerici aka Prof Bad Trip che feci incontrare a Dirk nell’estate del ’93 nella sua vecchia casa di Castelpoggio (quando viveva ancora ai limiti della povertà – prima che iniziasse a dipingere – non che ebbe mai fortuna in vita:( Dirk Bonsma era un original dell’arte underground: reinterpretava la psichedelia in un mondo andato seriamente a male. Gianluca e Dirk si piacquero subito. Il Professore gli strinse la mano e mimando il disegno con l’altra disse: “Nice hand”. E Dirk disse: “I like your stuff”. Di poche parole entrambi ed entrambi grandi amanti della ganja, passarono il tempo a esaminare i fumetti e i collage iperlisergici di Gianluca e a condividere i riferimenti culturali comuni: il garage punk, l’underground americano dei 60s & 70s. Entrambi negativi e pessimisti sul futuro della cultura occidentale, Gianluca era punk, Dirk è un freak. Entrambi amavano lo spirito satanico del r’n’r.

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Dirk è nato come stampatore dei suoi poster, molti dei quali esaltano la capacità della sua grafica b/n. Si è sempre considerato un artigiano, non un artista. Sono stato quindi doppiamente felice di andare al vernissage della sua mostra a Berna con la mia fidanzata Diamond Dee. Siamo arrivati giusto in tempo da Milano il venerdì sera del 13 dicembre. Quando ho riabbracciato Dirk, mi ha detto che mai si sarebbe immaginato che quello che faceva per concerti e festival sarebbe stato considerato arte e avrebbe ricevuto il dubbio onore del riconoscimento critico. Dieci anni fa la sua prima mostra si era tenuta in una galleria sopra il monte Gottardo: non esattamente una metropoli. Allora avevo acquistato il libretto SCHINKEN rilegato in pelle e incartato nella carta del prosciutto dove Dirk aveva apposto su ogni pagina tre timbri diversi da lui realizzati per ogni pagina di haiku, secondo una simbologia archetipica da lui reinterpretata a base un misto di TNT e LSD (la potete vedere qui). Dieci anni prima ancora, nel 1992, mi aveva donato molti suoi poster (fra cui quello bellissimo dei Blue Cheer con l’Amanita Muscaria blu a stellette) perché gli avevo dato del cash per un progetto che poi era sfumato. Grande è stata la mia sorpresa di vederli tutti esposti insieme nella galleria d’arte della Città di Berna! C’erano anche i fantastici backdrop realizzati per la tournée dei Miracle Workers a fine anni ’80 (mi ricordo gli amici Martin e Reni verniciarli insieme a Dirk).

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E come porkodio comanda c’era un rumoroso e sporco concerto rock’n’roll per celebrare il tutto. The Fart, appunto. Ossia la band immaginaria del poster che Dirk aveva realizzato per pubblicizzare la mostra che poi si è trasformata in complesso in carne ed ossa venerdì 13. La band, capitanata da Robert Butler aka Panti Christ, il più grande bassista dai tempi dell’omonimo Butler dei Black Sabbath, animatore degli Untold Fables (you don’t know r’n’r if you haven’t yet listened to them) vedeva due chitarristi (uno appena maggiorenne) e due batteristi per un muro di suono alla Stooges e Velvet nell’esultazione collettiva di una foltissima platea che andava dai venti ai sessant’anni. E’ stata una grande notte, una grande sbronza e Dirk (ormai nei mid-50s) ha celebrato fino alle otto di mattina con lo stereo a tutto volume nella sua casa rigorosamente analogica nella foresta di Seeland (ci ha fatto dormire – si fa per dire – nel suo letto: sopra sul muro ha dipinto una copia perfetta del nido della Nestlè;)

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(pic from Der Bund blog)

L’uomo sopra con gli stuzzicadenti è l’immagine di copertina del libro che raccoglie i suoi migliori poster (DING DONG). Procuratevelo se potete!

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