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Diritti digitali: l’Agcom contro la rete?

| mercoledì 9 marzo 2011

Il popolo della rete lancia un allarme. L’Autorità Garante per le Comunicazioni ha approvato il 17 dicembre una delibera che prevede la cancellazione o l’inibizione dei siti internet sospettati di violare il diritto d’autore. Il provvedimento si applica a tutti i siti, portali o blog contenenti anche un solo file che non rispetti le leggi sul copyright, compresi quelli esteri. Siti come Youtube o Wikileaks potrebbero essere quindi oscurati.

Le proteste non mancano. Alcune associazioni, come lo Studio Legale SarzanaAltroconsumoAdiconsumAgorà Digitale(il cui presidente è Marco Cappato dei Radicali), hanno aperto la pagina web sitononraggiungibile.it, in cui hanno lanciato una petizione contro la delibera.

«Una cosa analoga è successa a Cuba, che non è un grande esempio di democrazia. Nel canale governativo di Youtube, in cui sono pubblicati gli articoli di Fidel Castro, è stato pubblicato un video che infrange le regole sul diritto d’autore. Il canale è stato oscurato ed ora nessuno nel mondo può accedervi», spiega Fulvio Sarzana, avvocato esperto di Internet, tra i promotori dell’iniziativa. Ma non tutti sono sul piede di guerra. Alcuni esperti, infatti, invitano ad una maggiore prudenza e colgono la delibera come occasione di dibattito, su un tema complesso come il copyright.

«Il dibattito è ancora in corso, quindi è affrettato tirare conclusioni definitive – spiega il professor Ruben Razzante, docente di Diritto dell’informazione dell’Università Cattolica –. Mi sembra che la delibera Agcom rappresenti una buona base di partenza. Non punire gli utenti che scaricano illegalmente bensì i gestori dei siti può essere una soluzione che protegge i diritti morali e patrimoniali degli autori, senza tradursi in censura. È una misura che responsabilizza i gestori dei siti e i provider affinché trovino delle soluzioni condivise con gli autori».

Su alcuni punti della delibera, tuttavia, i pareri convergono. Secondo il documento dell’Autorità garante, i siti privati o i blog possono essere oggetto di oscuramento. Razzante: «La delibera non può e non deve andare contro l’interpretazione corretta della legge 62/2001, che obbliga alla registrazione solo i siti con determinate caratteristiche e che intendono accedere ai finanziamenti pubblici. Pertanto, sono sicuro che alla fine la giurisprudenza esonererà molti gestori di blog dalle loro responsabilità».

Ciò che più indigna i promotori della petizione, tuttavia, è l’impossibilità del gestore, a cui il sito viene inibito, di rivolgersi ad un giudice per fare ricorso. L’intera procedura di cancellazione e di inibizione infatti è gestita dall’Agcom e si conclude in 5 giorni, senza alcuna forma di consultazione o di interazione con l’Autorità giudiziaria. Il procedimento sarebbe automatico. «La vera sorpresa è questa. Agcom decide di esercitare attività che, secondo la Costituzione, sono riservate alla magistratura. – spiega l’avvocato Sarzana –. La violazione del diritto d’autore è già un reato penale e spetta ai giudici giudicare la colpevolezza. Di solito le autorità garanti segnalano ai giudici eventuali infrazioni». Secondo le voci più critiche la competenza è del parlamento, che deve decidere se modificare la legge sul copyright e spetta ai giudici il compito di far applicare la legge. «Non avere un giusto processo interferisce con il diritto di libera informazione», conclude l’avvocato Sarzana. «È costituzionalmente illegittimo».

by Denis Rizzoli www.magzine.it