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Dire, fare, tagliare i servizi all’Infanzia: via 12 unità educative

Stefano Mansi | venerdì 20 luglio 2018

Nella giornata di giovedì 19 luglio il Comune di Milano ha presentato presso la sede delle risorse umane di via Bergognone un piano di ‘razionalizzazione’ del servizi all’Infanzia. Un ambito enorme, il più numeroso tra tutte le Direzioni del Comune con oltre 4000 dipendenti diretti escluse le scuole private accreditate sottoposte al controllo dell’amministrazione, e strategico per il futuro della città che comprende oltre 300 tra scuole e nidi diffusi in tutto il territorio, con una netta prevalenza nelle zone periferiche fuori dalla circonvallazione della 90-91. Il piano prevede il taglio netto del 15% delle Unità Educative con il passaggio da 80 a 67, l’accorpamento di diversi asili, e la perdita di ben 12 funzionarie dai servizi del territorio. L’amministrazione ha giustificato la decurtazione con la necessità di equilibrare ambiti territoriali afferenti a Municipi diversi e numeri di educatrici e alunni, con la creazione di un ufficio di coordinamento pedagogico nella sede centrale di via Porpora che sarà formato da quattro funzionarie anch’esse prelevate dai servizi. Il verbale sottoposto alla firma dei sindacati che hanno raccolto il consenso della responsabili in servizio prevede che alle stesse verrà fornita la tessera atm, fin’ora infatti le responsabili si spostavano tra le sedi a spese proprie, un rinforzo di personale amministrativo, e il passaggio di una fascia stipendiale prevista per le Posizioni Organizzative, un surplus di stipendio che oggi coinvolge circa 750 dipendenti comunali da 450 (1 fascia) a 600 (seconda fascia) fino ad arrivare ai 1000 euro mensili lordi aggiuntivi per la 3 fascia. Le 67 responsabili rimaste inoltre saranno dotate di un pc portatile, strumento indispensabile per gestire gli adempimenti burocratici e amministrativi di cui sono investite.

Il taglio che va a peggiorare una situazione di sofferenza segnalata da più organizzazioni sindacali, inciderà soprattutto nei quartieri periferici, facendo venir meno la presenza delle funzionarie che dovranno dividersi tra fino a 5 differenti strutture, spesso lontane chilometri, come nel caso limite dell’ambito territoriale del Municipio 7 con 5 scuole suddivise tra Stratico (Segesta)-Sanzio (De Angeli)-Silla (Figino) e nella nuova unità didattica n 46 che vede Lamennais-Milesi-Bentivoglio-Pompeo Marchesi-Valdagno. ‘Già oggi la funzionaria non c’è mai’, si lamenta una educatrice che lavora nella periferia sud di Milano, ‘Chissa da settembre cosa succederà visto che dovrà seguire 5 scuole più le riunioni periodiche in via Porpora’. Da parte sua il Direttore Luigi Draisci ha voluto sottolineare come, pur nelle difficoltà, Milano è l’unica città ad aver mantenuto (per la verità cedendo parecchio terreno, nda) il cosiddetto ‘perimetro dei servizi’, una mezza verità resa più reale dalla situazione catastrofica dei servizi pubblici all’infanzia in Italia così come dimostra l’Atlante di Save The Children Italia (https://www.savethechildren.it/press/infanzia-italia-6%C2%B0-atlante-infanzia) realtà in cui Milano spicca soprattutto per numero di addetti e diffusione sul territorio cittadino.

Pesante anche la situazione della funzionaria che verrà assegnata alla unità 8 di zona 2 con ben 5 asili Galvani-Muzio-Venini-Fortis e con il trasferimento del nido di via Lombardia 65 (Casoretto) in via Beroldo 8 (V.le Brianza). Anche nel nuovo quartiere Adriano tra Crescenzago e Sesto S. Giovanni, l’unità educativa conta ben 5 servizi De Curtis, Nido e Scuola d’Infanzia, Bigatti, San Mamete nido e scuola d’Infanzia. L’effetto combinato del blocco delle assunzioni, le funzionarie infatti non sono state conteggiate nella legge straordinaria di assunzioni per l’infanzia e difficilmente la graduatoria comunale in essere verrà esaurita, e dei numerosi pensionamenti sono le cause principali della forte decurtazione della presenza negli asili di una figura fondamentale come quella della funzionaria.

 

 

E’ lei la responsabile dei servizi in merito a turni, collegio, gestione delle difficoltà dei bambini e famiglie, controlli e rapporti con le ex A.s.l., gestione dei sopralluoghi e delle norme sulla sicurezza. E’ facile prevedere che l’effetto dei tagli sarà più sentito nei quartieri periferici la dove si sta facendo indispensabile la presenza di un’altra figura oggi incredibilmente assente nei servizi, quella del mediatore linguistico e culturale, in una città che vede più della metà dei bambini che frequentano nidi e scuole figli di genitori con forti problemi di comprensione ed espressione in lingua italiana. Il caso limite è quello di via Monte Velino nel quartiere Molise-Calvairate, con il 100% di figli di migranti, ma situazioni simili si trovano in tutte le periferie da Bruzzano (Via dei Volga) a Corvetto (Mompiani), da via Imbonati al Giambellino, da piazza Tirana alla Bovisa.

In zona 1 invece, la presenza dei servizi comunali è ormai residuale rispetto alle strutture private con sole 13 sedi per 19 scuole mentre, nella sola zona 4 che riunisce da Corvetto a Morivione, da Molise a Mecenate fino a Ponte Lambro a Corso XXII marzo si contano 73 tra scuole e nidi, con accorpamenti shock Meleri Uccelli di Nemi e Ungheria 42 (5 scuole) e Barabino-Osimo-Martinengo-Monpiani (5 scuole) Nido quest’ultimo (alcune foto a corredo dell’articolo riguardano proprio questo Nido di Corvetto) in condizioni interne strutturali e igieniche indegne di un servizio pubblico destinato ai bambini. Ecco un altra frontiera aperta dei servizi educativi, le condizioni pessime in cui versano molte scuole, segnalata da genitori, delegati sindacali, educatrici, una realtà che trova poco spazio nel pur affollato mondo delle tv e dei giornali milanesi. Dove invece abbondano immaginifici rendering, progetti faraonici, fotomontaggi tanto diffusi quanto poco aderenti ai bisogni di bambini e famiglie milanesi, volti a promuovere nella pubblica opinione finte priorità, come quella del costoso (250 milioni di euro) scoperchiamento dei canali interrati. Il devasto degli immobili comunali destinati all’infanzia è tanto grave da richiedere questo sì un piano straordinario di opere pubbliche, intervento indispensabile, una priorità e insieme migliore assicurazione per il futuro di Milano.