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Dimissioni…o ammissioni?

| mercoledì 15 luglio 2015

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Ieri pomeriggio, con uno scarno comunicato, la vicesindaca De Cesaris, sindaco in pectore da oltre un anno, ha rassegnato le sue dimissioni. Un gesto che solo chi non conosce le dinamiche interne alla Giunta Pisapia e del Comune può interpretare come una vera e propria uscita di scena. L’uomo forte della Giunta non ha lasciato per una delibera su un’area cani da 20 mila euro, così come ahinoi riportano alcune redazioni di cronaca milanesi sui giornali stamattina. C’è di più. Dietro alle facce bianche di Mazzali, Quartieri, Tajani, e alle mani sulla testa di Carmela Rozza ieri pomeriggio, nella sala del consiglio Comunale si è in realtà consumata una resa dei conti politica, così come tutti sanno e in molti si aspettavano. ‘Si è dimessa perchè vuole candidarsi come Sindaco’ la vox populi più gettonata tra i corridoi del Palazzo di piazza della Scala. ‘E’ una manovra voluta da Roma’, azzardano alcuni, oggi. Sì, Roma quindi il Governo ha deciso di fare di Milano un banco di prova nazionale, la Bolognina 2.0. In quel passaggio il decisionismo della De Cesaris non può mancare, anche fosse solo un apporto esterno da deus ex machina delle leve immobiliari e urbanistiche disegnate e limate per mesi dalla finta dimissionaria. Piazza d’Armi, Mi West, Santa Giulia, Stadio, Cascina Merlata, le Aree di Arexpo: chi meglio di lei può tenere le fila di queste enormi partite immobiliari? Solo per aprirli quei faldoni per chiunque altro passerebbero mesi, tempo che la ‘Milano che produce’ non può assolutamente permettersi. E che dire del megaprogetto dello scoperchiamento di parte dei Navigli, vera arma vincente ‘emozionale’ del nuovo corso milanese. Non era sfuggito a molti, infatti, la sfilata dell’avvocata cinquantenne lo scorso 25 aprile a braccetto con Emanuele Fiano, uno dei candidati sindaco del PD con al collo, lo stesso fazzoletto azzurroblu dell’associazione deportati nei campi di concentramento (ANED) a fianco della Brigata Ebraica. In quei 30 metri da Palestro e San Babila, nelle occhiate dei presenti, nelle strette di mano, negli stessi movimenti simbolici della inedita coppia era evidente quel che sarebbe successo di lì in poi. Il colpo per la ‘Rivoluzione Arancio’ 1.0 è definitivo. Si muovono nelle retrovie Lucia Castellano, ex assessora passata alla Regione, Ambrosoli, Fondazioni, Fondi immobiliari, Banche e molto altro ancora, e non tutti decisi a calare le maschere tanto presto. Il Partito della Città e delle spugnette, del ‘rinascimento’ e dell’autonomia ambrosiana c’è anche se non si vede. Comunque in Comune nulla d’ora in poi sarà come prima. Assessori Zombie, delibere fantasma, mentre i dirigenti stanno trovando nuovi padrini/padroni politici sotto le cui ali fare chioccia. La Partita della Città dell’incredulo Majorino (dobbiamo crederci?), dopo l’ala sinistra, rischia di rimanere senza la ‘Ringhio Gattuso’ della Giunta. Milano e i milanesi, specie i tanti che fanno fatica, possono davvero permettersi 8 mesi di campagna elettorale? I giochetti di palazzo, perchè di questo si tratta, sono quanto di più lontano dalle promesse di cambiamento, pulizia e trasparenza che avevano portato alla vittoria Giuliano Pisapia. Che resta oggi di quelle speranze?