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Generazione (A)

Di Tutto Abbiamo Bisogno, Meno che di Pregare

| martedì 10 dicembre 2013

church

di Dino Taddei

Qualche anno fa mi è capitato di accompagnare all’estrema dimora un vecchio compagno, ateo e bestemmiatore compiaciuto. Luogo dell’ultimo saluto: la sala per le cerimonie non cristiane sita nel cimitero di Lambrate vicino al crematorio. L’appuntamento non era proprio di quelli da riderci sopra con un Martini dry in corpo, bisogna altresì riconoscere che la sala era più che dignitosa, quasi un ambiente sereno: nulla di tetro, molta luce e una porta semichiusa che dava su un magazzino. Dentro s’intravedevano paramenti sacri di una mezza dozzina di religioni: un pot-pourri mal assortito di Vishnu, drappi coranici e menorah ebraiche (non chiedetemi di più, purtroppo la mia preparazione sui simboli religiosi è scarsa. Nelle ore di religione i miei insegnanti pensavano più a fortificarmi nella dottrina di Santa Romana Chiesa che a informarmi dell’esistenza di oltre cinque miliardi di apostati, miscredenti ed eretici). Resta il fatto che la cosa mi fece sorridere, in fondo ognuno doveva avere le scenografie giuste per rappresentare il suo particolare teatrino: del resto anche noi eravamo lì con bandiere nere e banda musicale.

Il tutto in una specie di condominio delle divinità che teologicamente mal si sopportavano ma che erano costrette alla coabitazione dal padrone di casa: il dio dei cattolici. Da allora il concetto di comproprietà partito con le case al mare, ha fatto strada e ora potremmo definirlo ‘Church Sharing’, ultima frontiera dell’ecumenismo amministrativo. Infatti scopriamo che a Cascina Merlata, passato l’Expo, dopo il quale si chiamerà probabilmente Cascina ‘Colata’, ci resteranno in eredità, in mezzo ai palazzoni, anche 120 mq adibiti a tutti i culti: ottanta metri con spazi per le abluzioni rituali e quaranta ad uso esclusivo di raccoglimento; manca solo la cucina per i Pastafariani adoratori del Prodigioso Spaghetto Volante, ma per ora possiamo soprassedere. Grandi promotori sembrano essere diventati gli amici di Sel, la quale capogruppo dichiara alla stampa che: «dobbiamo correre perché il 2015 è alle porte e il diritto di culto deve essere garantito ai fedeli di tutte le confessioni». Dichiarazioni in linea con un perverso senso di colpa che attanaglia una certa sinistra meneghina, quella che ha trasformato la costruzione di una moschea in un fatto di progresso civile e punto essenziale programmatico, più o meno come vietare di fumare nei parchi dove giocano i bambini. Dimenticando che, nelle loro infinite varianti, ne ammazzano più i patiti di Dio che gli adoratori delle Marlboro. Non me ne vogliano i sinceri democratici ma non vedo nessun merito nell’impegnare le risorse pubbliche nel costruire nuovi spazi di culto, di qualsiasi religione: ancora non ci siamo tolti il puzzo mefitico d’incenso che già vogliamo favorire altri nemici del libero arbitrio?

Attenzione a farla facile, perché i monaci son sempre monaci anche se tibetani: non vorrei che ci si dimenticasse che in quella terra, prima degli invasori imperialisti cinesi, c’era un’oscura e sanguinaria teocrazia feudale. Naturalmente è sempre una questione di misura, nessuno pretende che l’ateismo sia iscritto nella Costituzione come ai tempi dell’Albania comunista, ma nemmeno credere di strumentalizzare la questione religiosa per piccole guerre contro la destra retriva e sanfedista che ben conosciamo. Per una volta un concetto liberista può tornarci utile: su questo campo adottate il laissez-faire, non ostacolate l’autorganizzazione dei fedeli ma, per favore, evitiamo la triste iscrizione all’Albo delle Religioni riconosciute dal Comune. Un dirigismo legalista da Pretura. Senza fantasia e senza prospettiva. Vi aiuto, lancio una proposta: dato che la nuova casa delle religioni si ispira alla tolleranza e alla comprensione dell’altro: chiedete a tutti un euro di affitto simbolico da devolvere alla Uaar (unione atei, agnostici e razionalisti), dato che prima di farsi la guerra tra loro, le religioni sono sempre state alleate nel seppellire per primi i non credenti. Amen.