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Dentro Expo: l’Ingorgo

| giovedì 9 aprile 2015

OLYMPUS DIGITAL CAMERAAlle 5.30 alla barriera di Agrate inizia la corsa. Camion, tir, padroncini su qualsiasi tipo di furgoncini. E centinaia di operai, muratori, elettricisti, carpentieri. ‘Vai avanti, porco ….’, il buongiorno ambrosiano si vede dal mattino sulla Torino-Venezia. Molti dormono ancora sui sedili di dietro. Quelli di fianco alla mia auto in coda, su un camioncino con la targa ucraina, sembrano bambini. La fila ininterrotta porta alla megapiastra di Expo. Via Cristina di Belgioioso, via Gallarate, Fiorenza, Baranzate, Rho, Ospedale Sacco, tutto conduce in via De Gasperi 117, l’entrata del cantiere. I subappalti devono essere stati liberalizzati completamente, alla faccia dei supercontrolli di Spiderman-Cantone. Molti sono al primo giorno di lavoro e sbagliano ingressi, ecco gli effetti del ‘Sarà tutto pronto per il primo maggio’ di Superman-Sala. ‘Segui Baranzate, gira a destra alla rotonda e poi a sinistra per Milano’, mi spiega un carpentiere in bergamasco stretto, intento a collaudare una delle decine di svincoli, bretelle, raccordi: i tentacoli bituminosi di Expo. Basta un caschetto in testa, un giubbotto coi catarifrangenti e dei guanti, e abracadabra, il varco lascia filtrare di ogni. ‘D’ora in avanti l’accesso ai giornalisti sarà vietato’, tuonavano ieri ai ‘piani alti’. ‘Dov’è lo stand della Turchia’ mi chiede un quarantenne polacco su un pulmino da 8, ‘Spostati’, gli fa eco un autotrasportatore casertano, ma l’effetto tappo è assicurato. Da Sesto S.g. a via De Gasperi 117 sono stati 50 minuti di coda asfissiante, e lo spettacolo ripaga l’attesa. Il kitsch imperante nel sito è qualcosa di effettivamente mai visto prima: qua una vasca di grigio cemento piena d’acqua, là una specie di moderno centro commerciale su cui svetta una finta Ananas gigante alta almeno 30 metri. Al suo fianco un’altra costruzione che ricorda un ospedale, e poi ancora una specie di piramide e una serie di padiglioni ognuno diverso dall’altro: colori, dimensioni, strutture: la libertà ha preso il sopravvento anche sul buon gusto. ‘Si, devi andare in fondo a destra, lì c’è qualla specie di groviglio di cavi, (una scultura costata quanto un’ambulanza, nda) vai avanti di là’, mi fa un ‘tecnico’ con la pettorina logata. L’effetto Exposhock è tra Eurodisney, Las Vegas e Piovono Polpette, un insieme dal sapore agrodolce dove si fatica a vedere un prato, un albero, una traccia benchè minima di quella natura che dovrebbe essere alla base dei ‘temi’ tanto cari agli organizzatori. A luglio sarà ‘effetto serra’: ‘Vieni di pomeriggio, c’è da schiattare’, mi fa un elettricista. Eppure questa era l’area agricola più vasta e salubre dell’alto Milanese, non a caso scelta come sede del ‘sanatorio’ più grande di Milano, l’Ospedale Sacco di Vialba con le grandi terrazze e le sdraio per i degenti. Bando alle recriminazioni, qua mancano 20 giorni all’inaugurazione, ma non è una questione di tempo. In mezzo a tanta improvvisazione, dentro a un marasma di tale portata, sarà già un successo evitare incidenti (non solo sul lavoro) più gravi di quelli che si sono già verificati (ben 3 nella settimana prima di pasqua, esclusi quelli dei sub sub appalti che nessun padroncino si sognerebbe mai di denunciare). Non serve essere gufi, e bastano 20 minuti di auto dalla circonvallazione per vedere coi propri occhi quel che sta succedendo in fondo a via Gallarate (l’effetto deserto-cemento arriva fino al Cimitero Maggiore), lì dove fino a pochi decenni fa c’erano i ‘Boschi della Merlata’, e dove i vecchi, ripetono (meglio dire ripetevano) che ‘Chi la vegn giò l’aria del Rosa’. Per vedere come si fa a ‘Nutrire il pianeta’, e quale ‘Energia per la vita’ hanno in mente i ‘nostri’ supereroi della ripresa. Di strutturale qui c’è solo un mare di debiti e cemento, una mole di sprechi di risorse pubbliche che già si riflettono su servizi, tariffe e occupazione degli enti pubblici soci di Expo spa. 248 licenziati dalla fallita Aler, 1200 dipendenti delle province lombarde in mobilità, mentre il bilancio del Comune di Milano, diventato un fantoccio vuoto in mano agli istituti finanziari, emette scricchiolii da brividi. Professoroni e tangentisti, avvocatoni e mafiosi insieme ai manager hanno seminato sul cemento e il calcestruzzo: nessuno li ha fermati. Quale sarà il raccolto?