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DEAD SPACE 3

| venerdì 15 febbraio 2013

dead_space_3_survival_horror

by Massimo Gardella

La saga di Visceral Games che vede protagonista l’ingegnere spaziale Isaac Clarke arriva al suo terzo episodio accompagnata da qualcche timore da parte dei fans più sfegatati del survival horror. Se il primo capitolo, ormai datato 2008, concentrava i brividi su atmosfere claustrofobiche (ricordava una specie di Bioshock con la direzione artistica di Stuart Gordon o Brian Yuzna) nell’esplorazione dell’astronave Ishimura, già dal sequel del 2011 ambientato su una luna di Saturno si intravedeva un leggero cambio stilistico, in direzione di un ritmo e di un gameplay più allineato ai classici TPS (third person shooter, alla Gears of War per intenderci). Ebbene, Dead Space 3 è un’ulteriore strizzata d’occhio al mercato, se proprio vogliamo metterla in questi termini, e se forse ci si strizza un po’ meno addosso esplorando le stupende ambientazioni – molto più aperte dei capitoli precedenti – l’atmosfera non ne ha affatto risentito, anzi forse questa è l’entrata più completa della serie. Da un punto di vista narrativo, la personalità ormai squassata di Clarke per il condizionamento mentale del Marchio – reliquia aliena capace di trasformare gli esseri umani in Necromorfi, ossia creature disgustose a metà tra Lovecraft e Carpenter – viene tarata sulle visioni di un nuovo protagonista, il soldato John Carver, che in questo titolo gioca un ruolo da comprimario invisibile nella campagna single player, mentre diventa a tutti gli effetti co-protagonista nell’esperienza co-op. Va detto subito, in due – con un comodissimo e molto fluido sistema di drop-in drop-out – il multiplayer cooperativo è una bomba: oltre a godersi la storia da un altro punto di vista (le visioni del Marine sono suo esclusivo appannaggio), ci sono alcune sidequests disponibili solo in questa modalità. A tutti gli effetti, Dead Space 3 è un epico tour de force negli incubi dell’ingegnere Clarke: si parte da una popolosa colonia lunare attaccata dagli attivisti di Unitology (ogni riferimento satanico a Hubbard è puramente voluto) che vogliono convertire l’umanità in un esercito di Necromorfi, e poco dopo si arriva nella fase più notevole del gioco, nell’orbita del pianeta ghiacciato Tau Volantis tra detriti e relitti di gigantesche navi spaziali da esplorare fluttuando liberamente o con una navetta. Infine si atterra – in una sequenza scriptata da brividi – sulla superficie desolata e gelida del pianeta, e qui le reminiscenze de La Cosa si fanno più vive che mai (si fa per dire, visto che sarà un’ecatombe). Tecnicamente, Dead Space 3 è un prodotto curatissimo e molto pulito, il motion capture facciale è ottimo così come le voci (la versione recensita è in inglese) e il suono ovattato nelle parti orbitali. Se poi giocate con le cuffie e state girovagando in qualche buio corridoio di astronave, i sibili e i ringhi dei Necromorfi garantiscono potenziali infarti ai deboli di cuore, o visite sulla tazza in alternativa. La giocabilità è ancora più fluida del secondo episodio, e se in qualche recensione viene notata una certa lungaggine nella fase finale del gioco (per finirlo con tutte le side missions e i collezionabili ci si mette circa una ventina di ore, e poi lo si rigioca in co-op per un’esperienza complementare), la nostra opinione è che non ci possiamo affatto lamentare della longevità, e anzi se tutti i titoli da 70 euro in uscita fossero così densi, forse uno si farebbe piacevolmente incatenare al divano per non mettere più il naso fuori di casa. Con gli orrori che si vedono deambulare in questo paese derelitto, di sicuro i Necromorfi sono una compagnia migliore.

Dead Space 3
Sviluppatore: Visceral Games
Distributore: EA
Prezzo: €69,99
Versione provata: PS3