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David Peace MALEDETTO YORSHIRE

duka | giovedì 21 settembre 2017

David Peace (nato nel 1967 a Ossett, West Yorkshire, nel Regno Unito) è uno dei più importanti scrittori contemporanei. Uno dei migliori autori della sua generazione (Neil Gaiman, Irvine Welsh, John King, Alex Garland, John Niven) partoriti dal ventre di Albione (dal 1960 al 1972).

Peace ha uno stile inconfondibile: palpitante, tagliente, dal ritmo inesorabile. Lui reinventa il linguaggio con una scrittura sincopata, fatta di dialoghi folgoranti e ripetizioni esasperate quanto monotona e inasprita è la costrizione alla sofferenza – al male – dei suoi personaggi. Individui a cui non rimane che un unico ago magnetico: l’ossessione. Abitanti di un epoca in cui il vecchio sta morendo e il nuovo non può nascere, dove il tempo è scandito da un mantra che si ripete a intervalli. Un ritornello che urla No Future.

Peace redige opere letterarie in grado di descrivere il territorio. Nei suoi romanzi svela l’orrore nascosto, l’orripilante mostruosità che non viene riportata dalla narrazione ufficiale. Verità che nella storia i grandi poeti di corte – compreso Shakespeare – sempre pronti a leccare i culi di regine e re non hanno mai declamato nei loro versi sublimi.
Come un antico bardo non ha paura di cantare il suo Yorkshire per quello che è: una terra di merda. Una landa tutta pioggia, venti gelidi, umidità, moquette ammuffite, pudding, città morte abbandonate ai corvi, vetri rotti di decadenza industriale, ciminiere più alte dei campanili, minareti più alti delle ciminiere.
Lo scrittore in Red Riding Quartet (edito il Saggiatore) mette in scena una tetralogia rivoluzionaria.
Quattro romanzi, scritti tra il 1999 e il 2002 – intitolati: 1974, 1977, 1980, 1983. Storie che raccontano – attraverso molteplici punti di vista – una nazione violenta, intollerante e corrotta. Un paese segnato dalla sconfitta della working class e dalla vittoria della lady di ferro Margaret Thatcher.
Dave Peace, basandosi su fatti realmente accaduti, affonda la sua penna come una lama dentro la carne marcia della Gran Bretagna. Un estremo capolavoro. Allucinante come le tele di Francis Bacon. In Red Riding Quartet la scrittura è attenta alle sfumature climatiche e urbane del territorio e il genere noir – come in quello classico losangelino – diventa lo strumento per raccontare lo spaccato sociale di un paese e i suoi luoghi più decadenti.
“Virtualmente unica tra le grandi città americane, Los Angeles manca tuttora di una storia municipale erudita; un vuoto di ricerca che è diventato complice di clichés e di illusioni. I capitoli che avrebbero potuto completare e aggiornare Southern California Country sono assenti. Los Angeles preferisce piuttosto interpretare il suo passato attraverso una vigorosa fiction chiamata noir.” (Mike Davis da La Città di Quarzo)
Peace ci racconta uno Yorkshire a tratti simile alla Los Angeles descritta nella letteratura hardboiled, unica differenza: sull’isola di Albione non splende mai il sole.
“Da Mount Hollywood Los Angeles appare quasi bella, avvolta in una bruma di colori cangianti. In realtà, e malgrado tutto il sole salutare e le brezze dell’oceano, è un posto cattivo: pieno di gente vecchia e morente, nata vecchia da stanchi pionieri, vittime dell’America; pieno di curiosi fenomeni naturali, culti religiosi decadenti e falsa scienza, e di imprenditori selvaggi che, con l’unico obiettivo di un profitto facile, sono destinati al fallimento e a trascinare con sé moltitudini di persone: una giungla” (Louis Adamic).
La sua Inghilterra del nord è un luogo maledetto dominato da sbirri corrotti e assassini, palazzinari speculatori, preti pedofili e esorcisti, giornalisti conniventi e propagandisti, politici disonesti e criminalità organizzata. Tutti agenti di un potere occulto – a metà strada tra loggia massonica e setta satanica – che governa una terra di merda. Il loro motto è “Qui siamo al nord e facciamo quello
che ci pare!”
1974 primo romanzo della tetralogia – nonché opera prima dello scrittore – valse a Peace gli elogi della critica e un accostamento al cane indemoniato della letteratura americana: James Ellroy.
Con Ellroy – sessanta anni dopo le prime short stories uscite sulle riviste Black Mask e The American Mercury, che segnalavano l’apparizione del genere – il noir losangelino rompe con la propria tradizione, quella che ha in Chandler il suo maggiore esponente, trasformandosi in delirante parodia. Il suo Los Angeles Quartet (Dalia Nera, Il Grande Nulla, L. A. Confidential, White Jazz) ricostruisce la storia della città degli angeli come un continuum di scandali politici, droga, omicidi, prostituzione, crimini sessuali e congiure sataniche. Nei suoi romanzi, non c’è luce né ombre, regna l’oscurità assoluta.
Cari lettori, se siete sopravvissuti al pippone che vi ho attaccato, abbandono le spiagge assolate della California del sud per ritornare alle umide brughiere dello Yorkshire, per raccontare brevemente le trame dei quattro volumi.

1974

Edward Dunford giovane corrispondente di cronaca nera per il l’Inghilterra del nord dell’Evening Post, dopo avere fatto centro con l’articolo sull’acchiappatopi è a caccia di un nuovo scoop. Ed vuole confermare il suo talento e affrancarsi della presenza ingombrante del pluripremiato giornalista Jack Whitehead. La scomparsa di Claire Kemplay – una bambina di dieci anni – gli offre l’occasione per un nuovo colpo giornalistico. La ragazzina viene ritrovata morta e brutalmente seviziata in una discarica vicino un cantiere edile di proprietà del palazzinaro John Dawson.
Edward, ossessionato dalle foto del corpo brutalizzato di Claire, inizia la sua inchiesta giornalistica. La sua investigazione si spinge in aree pericolose, scontrandosi con il direttore dell’Evening Post e con gli altri colleghi di lavoro. Nel frattempo il suo amico il giornalista Barry Gannon muore improvvisamente in modo misterioso. Dunford inizia a macinare chilometri in auto – sulla sua strada degrado, miseria, prostituzione, violenza e corruzione – sotto una pioggia costante senza mai dormire e mangiare. Il solo momento di tregua è davanti una pinta di birra e un bicchiere di whisky.
Nella sua ricerca della verità scopre uno Yorkshire disseminato di altre bambine scomparse. Una gelida e umida landa che puzza di morte. Edward pone quesiti, fiuta piste che conducono a porte che devono restare chiuse. Viene scacciato dalle case dove bussa, insultato dalle persone a cui fa domande, più volte pestato e incarcerato dalla polizia.

1977

La regina Elisabetta si appresta, celebrando il giubileo, a festeggiare venticinque anni di regno. Mentre in tutta la nazione – provata da continui scioperi e dagli attentati dell’IRA – fervono i preparativi per allestire la ricorrenza, lo Yorkshire è travolto da una nuova ondata di terrore. Un serial killer si aggira per le strade di Leeds uccidendo prostitute e seminando il panico tra la popolazione. La polizia brancola nel nulla, impegnata com’è a coprire le pustole malate che si annidano all’interno del suo marcio apparato. La storia è raccontata a un ritmo febbricitante e vorticoso attraverso gli occhi di due personaggi: il sergente della omicidi Bob Fraser e il cronista dell’Evening Post Jack Whitehead. Lo guardia intraprende una corsa contro il tempo nella speranza di trovare il mostro prima che lui trovi Janice, la prostituta di cui è innamorato. Al giornalista i delitti dello squartatore gli riportano alla mente altre vittime alle quali non ha reso giustizia. Queste morti riaprono in lui vecchie ferite da dove fuoriescono i fantasmi del passato. “nel 1977 sono disperato, nel 1977 mi sono compagne solo le tenebre, nel 1977 quando i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni, sogni di remissione e di perdono, la fine della
penitenza, nel 1977 quando i due sette si scontrano e le ferite sanguinano ancora e i lividi non scompaiono”.
I due protagonisti vivono nell’angoscia. Incapaci di affrontare il nero che tutto avvolge e li circonda.
I capitoli di 1977 portano i titoli di canzoni Sex Pistols, Clash e Damned.

1980

Vigilia di natale, in una Leeds in rovina dove le cattedrali industriali dismesse e abbandonate suonano campane a morto per la società fondata sul lavoro. Lo squartatore ha massacrato la sua tredicesima vittima. Si alzano i livelli di paranoia collettiva. Il mostro potrebbe essere un vicino di casa, un prete della parrocchia, il maestro di scuola di tua figlia, uno sbirro del commissariato di quartiere. La polizia dello Yorkshire non sa come muoversi. Anni di indagini non hanno portato alla cattura dell’assassino seriale. Viene chiamato nello Yorkshire da un altra contea, a dirigere una squadra di super poliziotti impegnati esclusivamente alla caccia al mostro, Peter Hunter vicecapo della polizia di Manchester. Lo sbirro più impopolare – odiato dai suoi colleghi – di tutta l’Inghilterra del nord. Hunter sospetta di una falla nelle ricerche svolte dalla polizia. Sente che la risposta è lì, in mezzo alle prove e le carte delle indagini, deve solo riuscire a identificarla. Peter segue compulsivamente le sue piste – tra amori clandestini, sesso e sangue – in uno scenario da film horror. Trasformandosi nel corso della battuta da cacciatore a preda.

1983

Hazel Hatkins, una bambina di dieci anni, scompare nel nulla all’uscita di scuola. Il caso richiama alla mente gli stupri e omicidi di ragazzine avvenuti nel 1974. Per questi crimini la polizia aveva arrestato un uomo malato di mente, Michael Myshkin. Maurice Jobson, detto il Gufo, sovrintendente capo della polizia di Millgarth (Leeds, Yorkshire) viene assalito dal dubbio di avere condannato l’uomo sbagliato. Si riaprono le indagini. Nel frattempo John Piggot, avvocato di Myshkin, decide di investigare sul caso, convinto dell’innocenza del suo assistito. I due uomini – in una doppia caccia – arrivano a scoprire un circolo di pedofilia e uccisione di minori gestito da… Non si racconta il finale. Leggete Red Riding Quartet.
Il Maledetto United (edito il Saggiatore) di David Peace è uno dei romanzi più belli che ho letto. E’ il migliore libro scritto sul gioco del calcio. Poche sono le opere che narrano di vicende sportive che risultano davvero riuscite. Tra questi rari casi consiglio di leggere I Mastini del Dallas di Peter Gent e Heartland di Anthony Cartwright. La storia si svolge nel 1974 e raccontata i quarantaquattro giorni di Brian Clough sulla panchina del Leeds United, la squadra che lui da sempre odia. Il corrispettivo – in quegli anni – della nostra Juventus. Una squadra che non vinceva trofei per meritisportivi. Vinceva perché il Leeds United rappresentava il potere. Una società sportiva ricca e temuta. Una squadra del nord che in campo, durante la partita, poteva fare quello che gli pareva a discapito degli avversari. Il nuovo allenatore vuole cambiare la mentalità della società, dei calciatori e dei tifosi. Non ci riesce. Andrà incontro all’unico fallimento della sua gloriosa carriera calcistica. Una cronaca avvincente e disperata di quei quarantaquattro giorni. Scritto con il suo inconfondibile stile il volume rimbalza tra presente e passato per narrare le notti insonni, tra paranoia, lucidità, alcol e sigarette, di Brian Clough.

Chiudo dicendo che dopo avere letto questi cinque romanzi di Davi Peace sono giunto a una conclusione: lo Yorkshire è una terra da bombardare insieme alla Baviera, l’Alabama e la Brianza.