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Da Ankara con Terrore: la Corrispondenza di #Rojavaresiste dal Kurdistan

| mercoledì 14 ottobre 2015

Kobane0

Di Andrea Cegna, dalla carovana rojavaresiste.noblogs.org

Sabato scorso ad Ankara sono esplose due bombe. La più grande strage della storia del paese: 128 morti, centinaia i feriti. Immediatamente il clima nel paese è diventato teso. Blocco dei social network la sera stessa, rallentamento della rete 3G i giorni seguenti. Lutto nazionale di tre giorni. Bandiere a mezz’asta e drappi neri sulle sedi delle municipalità. Nella partita valida per la qualificazione a Euro2016 tra Repubblica Ceca e Turchia alcuni calciatori avevano la fascia del lutto, non tutti.
Di questo e di altro i media locali parlano, e anche quelli internazionali. La bomba di Ankara diventa materia elettorale, e la tornata elettorale del 1° novembre è un pezzo di storia su cui si giocherà il futuro di milioni di persone.
Dietro alle elezioni anticipate del 1° novembre c’è l’arroganza progetto del padre-padrone della Turchia, Erdogan. Il presidente al potere da 13 anni che vuole trasformare la costituzione e imporre il sistema presidenziale nel paese. Per farlo però ha bisogno di 400 parlamentari: un’impresa elettorale non riuscitagli nelle precedenti elezioni dello scorso 7 giugno. L’incredibile successo dell’HDP, arrivato al 13% delle preferenze ha rotto il giochino del presidente e ha riaperto ferite che sembravano curarsi con il processo di pace tra movimenti autonomisti curdi e governo turco.
L’HDP è una coalizione elettorale filo curda, promossa dalle realtà curde ma che contiene diverse realtà sindacali, associative e altre “minoranze” nel paese.
Il 20 luglio una bomba è esplosa in un centro culturale a Suruc provocando la morte di 32 persone. È il segnale della ripresa del conflitto.
Da quel 20 luglio le città del sud-est della Turchia (ovvero il Bakur, il Kurdistan turco) subiscono attacchi e provocazioni giornaliere. A ritmo insistente Diyarbakir, Batman, Silvan, Mardyn, Cizre, Nusaybin e tante altre vengono colpite da un coprifuoco senza regole precise: decide la polizia come e quando entra in vigore. Dietro e dentro al coprifuoco ci sono famiglie, sedi cultuali e partitiche. Di solito i coprifuoco colpiscono le aree delle città dove è più forte la consapevolezza e la resistenza del popolo curdo. Dietro e dentro le aree del coprifuoco ci sono delle “zone libere“: zone autodifese delle città, nate dopo il 20 luglio, al cui interno di vige una forma di autogoverno ispirata alla teoria del Confederalismo democratico. L’autonomia del popolo curdo non si trova quindi solo in Rojava, ma anche nelle città del Bakur.
Dopo l’attentato di Ankara, durante i giorni di lutto nazionale, abbiamo visto un’accelerazione e allargamento delle aree di coprifuoco, un attacco frontale alla popolazione curda portato avanti con perquisizioni e intimidazioni a sedi dell’HDP in giro per il paese. Abbiamo visto l’isterica violenza di un potere ossessionato dal potere scagliarsi contro la legittima vertenza di autodeterminazione di un popolo in resistenza da decine di anni.
In tre giorni nella provincia di Diyarbakir si contano decine di morti, centinaia di arresti, fermi di giornalisti internazionali. Si respira costantemente odore di lacrimogeni e si vedono poliziotti girare su mezzi e puntare il mitra sulle persone. Di questo nessuna parla, così come di situazioni simili in tante altre città.
Erdogan vuole che questa sia una storia privata, tra Turchi e Curdi. La bomba di Ankara, con la retorica dell’attacco al terrorismo, ha fornito al governo una giustificazione in più per alzare la tensione dove la sua forza può essere solo quella della violenza. Una strategia della tensione che ha un solo obiettivo: gridare a gran voce che senza un governo forte e con una netta maggioranza la Turchia rischia il caos a causa dei gruppi terroristici.
I popoli del Bakur sono abituati a tutto questo, dietro ai loro amari sorrisi carichi di dignità ti dicono che stanno costruendo un mondo diverso, un mondo che non ha bisogno di Stati-nazione ma di autonomie e confederalismi democratici.