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Cultur(A)

Cutur(A) – Fuga da Fresnes / Memorie di un ladro filosofo

| domenica 3 gennaio 2016

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Emiliano Facchinetti “Fuga da Fresnes. Storia del bandito bergamasco che doveva uccidere Berlusconi”, Milieu

Normalmente quando si pensa alla “mala” la si ricollega alla città.
Pochi sanno che tra le tante bande di rapinatori di banche e portavalori, ce ne fu una particolarmente temibile chiamata “la banda dei bergamaschi”.
Figura emblematica di questa “batteria” è stato Pierluigi Facchinetti, proveniente da una famiglia della piccola borghesia della Val Cavallina, che, partito dai primi assalti proprio nell’aspra provincia lombarda, diventerà ben noto a tutte le polizie europee dopo una serie di colpi di mano violenti, sequestri, omicidi e l’evasione dalla più impenetrabile delle galere francesi, il carcere di Fresnes.
“Fuga da Frenes” è un romanzo criminale scritto dal fratello minore di Pierluigi, che racconta dieci anni di storia della banda, dalla metà degli anni settanta fino alla fine degli anni ottanta.
Nelle prime pagine la narrazione verte sul conflitto tra lo stile di vita di Pierluigi, amante del soldo facile, delle donne e delle auto di grossa cilindrata, e i valori della famiglia: duro lavoro, sacrificio, risparmio.
Se l’inizio del romanzo è lento, con lo scorrere delle pagine il ritmo si fa più serrato.
L’escalation criminale di Pierluigi innesca un’accelerazione nel racconto, che ha il suo culmine nella geniale evasione dal carcere di Fresnes, una specie di Alcatraz francese, e nel tragico epilogo della banda. Costretti alla latitanza, ricercati da tutte le polizia d’Europa, i bergamaschi accettano un incarico inusuale: il rapimento dell’imprenditore Berlusconi, per il quale riceveranno un anticipo ma che non porteranno mai a termine, cercando di fare fessi i mandanti del sequestro.
Episodio che segna un punto di non ritorno per tutti i componenti della leggendaria banda, eliminati uno dopo l’altro in circostanze poco chiare.

http://www.ibs.it/code/9788898600113/facchinetti-emiliano/fuga-fresnes-storia.html

Vincenzo Pipino, “Memorie di un ladro filosofo. Quando il furto diventa un’arte”, Milieu

Vincenzo Pipino, nato a Venezia da umile famiglia, cresciuto in strada, è un artista del furto: per un trentennio ha ripulito sfarzose gioiellerie, leggendarie dimore aristocratiche e celebri musei in tutta Europa senza mai compiere alcun atto di violenza, usando al posto della forza l’ingegno e la destrezza.
In questo bel libro, coraggiosamente pubblicato da Milieu, l’autore ci rende partecipi di alcuni episodi della sua vita: un’esistenza decisamente fuori dal comune, ricca di colpi di scena e di saliscendi, che lo hanno reso celebre come “il ladro gentiluomo”, “Fantomas della laguna”,”il sindacalista delle carceri”.
“Memorie di un ladro filosofo” raccoglie infatti venti frammenti che descrivono una vita turbolenta, avventurosa, vissuta al di fuori delle leggi, in un mondo sotterraneo con le sue proprie regole non scritte.
Veneziano D.O.C., grande amante dell’arte e della cultura, Pipino rivendica un legame con la tradizione dei ladri della laguna: abili arrampicatori, ladri “gentiluomini”, rispettosi dell’oggetto “preso in prestito”, che spesso veniva restituito al proprietario in cambio delle spese di “trasporto”.
Ogni racconto è una storia a sé stante, che sembra racchiudere una sua propria morale.
Gli squarci di vita raccontati sono talvolta resoconti dei suoi furti più riusciti, a volte dichiarazioni di resa di fronte alla sorte avversa, talvolta altro ancora.
Pagina dopo pagine si penetra la mente di quest’uomo più unico che raro: un uomo d’azione, animato da sfide quasi impossibili, amante delle cose belle e preziose, ma anche un saggio, profondo e ironico pensatore borderline.

http://www.ibs.it/code/9788898600106/pipino-vincenzo/memorie-ladro-filosofo.html

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