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Cultur(A)

Cultur(A) – Recensioni di “Ho ucciso un principio” e “Hipster”

| lunedì 25 agosto 2014

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Paolo Pasi, “Ho ucciso un principio. Vita e morte di Gaetano Bresci, l’anarchico che sparò al re”, Eleuthera

Paolo Pasi ripercorre la vicenda umana e politica di Gaetano Bresci, il tessitore pratese emigrato negli Stati Uniti che ritornò in Italia per vendicare le cannonate di Bava Beccaris sulla folla.
Con tre colpi di pistola Bresci fece fuori Umberto Primo, ribattezzato “re Mitraglia” dopo le stragi di lavoratori a Milano, in Sicilia e in Lunigiana, mettendo a segno quello che i contemporanei definirono “il delitto del secolo”.
Furono tre colpi di pistola che cambiarono la storia del paese: mentre la sacralità del potere reale ne uscì a pezzi e scattarono arresti in tutte le città d’Italia, la questione sociale inondò di inchiostro non solo i giornali militanti, ma anche le pagine dei quotidiani borghesi e conservatori.
Il libro ricostruisce il periodo dell’esilio americano, in cui il nostro lavorò a Paterson, la città della seta in cui si incrociarono i destini di molti libertari provenienti dalle filande di Biella, Como e Prato, rendendo questo polo industriale a 30 km da New York un centro di intensa attività sindacale e politica.
Fino all’isolamento, alle percosse, alla deprivazione sensoria che Bresci dovette subire dopo il regicidio e al suo improbabile suicidio nel carcere di Santo Stefano.
Un libro avvincente, che integra anche lettere e documenti fino a qualche anno fa inediti, che è arricchito dalle belle illustrazioni di Fabio Santin.

Qui c’è il booktrailer: https://www.youtube.com/watch?v=c7oP8rc8u5s

Potete acquistarlo qui: http://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=354#

Tiziano Bonini, “Hispter”, Doppiozero

Se pensate che l’hipster non sia altro che un (odioso) giovane bianco barbuto, dotato di baffi alla Cecco Beppe e montature di occhiali spesse che si aggira nel mondo odierno su bici a scatto fisso mentre ascolta musica tramite cuffie giganti, questo libro potrebbe svelarvi qualcosa di nuovo.
Tiziano Bonini compie un breve ma esaustivo viaggio a ritroso nel tempo per capire da dove arriva l’hipsteria contemporanea che, volenti o nolenti, ci colpisce tutti.
Si scopre allora che il termine hipster affonda le sue radici negli anni ‘30 e ’40 degli Stati Uniti, quando era associato prima di tutto agli afroamericani che si vestivano in maniera eccentrica e costosa (i white negro) e poi agli appassionati bianchi di bebop.
Neri che volevano sembrare bianchi e bianchi che volevano essere neri, insomma.
Perché l’hipster, ieri come oggi, è un wannabe, è aspirazionale di natura.
E, oggi più di ieri, è qualcuno che non ce la fa, un fake, un’emulazione dell’originale venuta male.
Figlio della civiltà occidentale, così inconsistente, distaccata e disconnessa, dove i brand trasformano ogni ribellione in bene di consumo, è tristemente impotente. È chi guarda con nostalgia al passato, senza essere più in grado di creare qualcosa di nuovo, chi non accetta il proprio status di partenza ma non ha gli strumenti per diventare qualcosa di diverso, chi cerca l’autenticità e vorrebbe essere anticonformista ma non ci riesce. Ma prima di guardarlo con disprezzo, Bonini suggerisce di darci un’occhiata allo specchio. Tra l’altro, l’hipster è chi considera un vero affronto essere bollato come hipster.

Si scarica qui: http://www.doppiozero.com/libro/hipster

Recensioni a cura di Pablito el drito e Marta A.

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Pablito c/o Agenzia x
via Ripamonti 13
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