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Cultur(A)

Cultur(A) Nel nido delle gazze ladre / Seele Brennt. L’ anima brucia

pablo | lunedì 5 febbraio 2018

Maurizio Dianese “Nel nido delle gazze ladre”, Milieu

Maurizio Dianese, brillante giornalista di nera del “Gazzettino di Venezia”, in quest’ultimo romanzo appena uscito per Milieu racconta la sua terra e l’evoluzione della criminalità veneta dagli anni settanta ad oggi.

Attraverso gli occhi di Antonio Datteri, capo della mobile veneziana e del suo amico e confidente Guido Bonatti, instancabile cronista d’assalto, ripercorre la storia dalla Banda del Brenta all’arrivo delle mafie dal meridione.

Uno scontro tra la“vecchia guardia” locale che cerca di difendere le proprie posizioni e la “nuova ondata” di organizzazioni criminali provenienti dal meridione, con solidi agganci nella politica e ingenti quantità di liquidi da investire nel business del turismo.

Ma anche transizione dalla malavita romantica, che ruba sì, ma rispettando il luogo e le sue leggi non scritte, alle organizzazioni che “lavorano” su scala globale, vere e proprie multinazionali del crimine, che si fanno largo non solo col piombo, ma anche con la prepotenza del denaro e appoggi nel mondo delle istituzioni.

Un libro intrigante, ricchissimo di dettagli tratti dalla cronaca, che trasuda romanticismo e nostalgia per un’epoca in cui i criminali avevano consapevolezza del proprio ruolo e non “se la facevano” con la politica, inquinando e distruggendo come invece accade ora (lo scandalo Mose insegna).

Molto consigliato, soprattutto a quelli che credono che la mafia al nord non esiste.

Paola Verde, “Seele Brennt. L’anima brucia”, autoproduzione

A Berlino nel secondo dopoguerra non voleva viverci proprio nessuno. Era una città distruttta, occupata dalle quattro potenze vincitrici, militarizzata oltre misura. Una specie di monumento al crollo del delirio hitleriano. Con la costruzione del muro, poi, nessuno sano di mente avrebbe investito un marco in una città minacciata da vicino dalle forze dell”Impero del male”.

Negli anni sessanta tuttavia la città diventa meta di bohemien, gente che fugge dal servizio militare, turchi che costruiscono mattone su mattone ampie porzioni della parte “libera” della città. Negli anni settanta è una delle capitali della controcultura mondiale, con interi quartieri occupati e autogestiti, meta di artisti geniali e sregolati come David Bowie, Lou Reed e Iggy Pop. Con la riunificazione Berlino si candida a capitale d’Europa e l’utopia della Berlino undeground inizia a sgretolarsi.

Il lavoro fotografico di Paola Verde, che raccoglie scatti di palazzi, squat, wagenplatz, arte urbana, scorci di città non ancora sputtanati dalla gentrification, ci mostra le sacche di resistenza al destino (inesorabile?) di trasformazione della città in “divertimentificio”, in cui a farla da padrona pare siano Easyjet, Airbnb e i pendolari del techno weekend al Bergheim.

Il libro è autoprodotto, numerato, distribuito per ora solo in canali informali.

Potete richiederne una copia scrivendo a: info@paolaverde.it